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martedì 27 dicembre 2016

L'inattesa vittoria di Trump era così... inattesa? [1/2]










Come accennato un post fa, ecco il ritorno del peggior blogger della blogsfera in momentanea licenza dalla "vita reale" pronto a disquisire di politica con la stessa faccia tosta e annessa supponenza di un avventore di bar sport, ma niente fatti di casa nostra, non si parlerà del referendum nostrano ma delle ormai passate elezioni americane e dell'inattesa vittoria di Trump, insomma non male tornare dopo mesi e riprendere un tema sul quale si è tanto parlato, ma cosa aggiungere alle tante parole dette?

Per cominciare che mi sono sembrate le tante facce di un'unica storia abbellita qua e là con qualche fatto di quelli “giusti”, ed è ironico che sia successo proprio mentre la grande informazione scopriva termini come post verità (le emozioni battono i fatti), e narrazione (i fatti “giusti” utilizzati nella creazione di una storia), ironico perché proprio i grandi media americani [e nostrani] schierati come mai prima era accaduto contro un candidato alla presidenza, sono troppe volte caduti in “piccole” omissioni o aggiustamenti delle notizie, narrando una loro storia più che mostrando dei fatti.
Un collettivo “dire cosa, fare altro”, ma del resto la posta in gioco per molti anzi troppi è sembrata grande e nientemeno che l'avvento di un nuovo Hitler dai capelli arancioni, sennonché non credo che queste elezioni le abbia vinte il “male assoluto”, piuttosto temo che i media abbiano finito per credere ad una narrazione che hanno contribuito a creare, perdendo credibilità e creando un pericoloso precedente gridando “al lupo al lupo”, un precedente che un giorno potrebbe costare caro ma che al momento ha prodotto una “buona storia”, una di quelle che interessano appassionano polarizzano il pubblico creando grossi ascolti, ma che ha poco a che fare con un risultato elettorale che invece dice ben altro.

Fatto caso allo stupore del dopo?

Se nella base della fazione perdente c'è la sensazione d'aver perso “la grande battaglia tra bene e male”, per i media tanta era la cura da parte loro nel mostrare/spiegare intrecci motivazioni personaggi trame di una storia ovvia dal finale stra-scontato, che il risultato elettorale è stato un risveglio troppo difficile da accettare & ammettere.
Come diavolo è stato possibile che Trump abbia battuto la Clinton se i sondaggi il buon senso le buone maniere & il comune sentire suggerivano il contrario?
E via con ipotesi supposizioni ed elenchi di dieci venti trenta e più motivi per spiegare l'inspiegabile.
Perché?
Da parte mia questa volta ammetto di non essere rimasto sorpreso come per la Brexit, diciamo che il peggior blogger di sempre questa volta ha seguito con una certa curiosità queste elezioni, una curiosità iniziata con le primarie e che lo ha portato a lurkare qua e là e, quello che trovavo mi faceva dubitare sull'inevitabilità del risultato, certo poi la maggior parte dei media prediceva una scontata vittoria ma, fuori dai confini dei siti ufficiali incappavo in forum e blog che raccontavano qualcosa di potenzialmente diverso, capitavo tra comunità di sostenitori troppo numerosi per far pensare a piccole minoranze di predestinati perdenti, troppa aspettativa per un candidato definito ufficialmente come scorretto e impresentabile, e allo stesso tempo una compattezza e una voglia di partecipazione che pareva strana per gente che doveva sentire su di se il peso dell'inevitabile sconfitta, dall'altra parte invece nel campo dei sicuri vincenti aleggiava una strana sensazione di stanchezza e, paura, quanto ai comizi dei due candidati anche lì si notava come il vento tirasse forte nella direzione “sbagliata” per partecipazione ed entusiasmo, e non mancavano giornalisti o opinionisti che avanzassero dubbi che però stranamente a livello generale, venivano ignorati.
E la profezia di Michael Moore sul grande "vaffanculo" che anche qui fece notizia? Eppure alla fine nulla ha spezzato le certezze dei media sull'esito finale, così ché dopo tutti gli addetti sono finiti a chiedersi come diavolo abbia fatto a vincere Trump, come abbia potuto raggiungere quella soglia di 270 voti, si che la Clinton partiva in vantaggio e... ma conoscete il sistema elettorale americano, vero?

Fonte: www.270towin.com


Ogni stato tot grandi elettori e vince chi ne prende 270, perché "conta il collegio elettorale non il voto popolare", come dicevano allegri i democratici prima del voto quando gli si prospettava un'ipotesi simile per Trump, una corsa elettorale nella quale entrambi i candidati partivano già da un certo numero di stati certi, così nessun dubbio per la California 55 voti sicuri per la Clinton, nessun dubbio per il Texas 38 voti sicuri per Trump, ma poi c'erano gli stati in bilico, e per come erano messe le cose il candidato “repubblicano” avrebbe dovuto vincerne diversi più la Florida per diventare presidente, e forse vincere la Florida poteva non bastare.
Un percorso che appariva molto ma molto difficile si diceva nei vari talk e nelle analisi politiche, sopratutto perché alcuni di questi stati si potevano definire “feudi democratici” con forti componenti di “classe operaia”, i famosi colletti blu, stati in bilico nei quali alla fine però avrebbe prevalso il “buon senso”, quindi come potevano esserci dubbi sul come finiva visti i presupposti, senza contare quanto pessimi fossero i sostenitori di Trump?
Ma sarebbe andata così, e poi possibile che ci fossero così tanti deplorabili in circolazione?
Si la sapete credo quella storia di cui anche da noi si è tanto parlato, quella su alt destra suprematisti bianchi kkk il meme Pepe e “deplorabili in generale”, quella cosa che rendeva più gustosa la “buona storia” ma... lasciate perdere tutto, meme Pepe incluso.

Il famigerato meme Pepe.

E' stato contorno, colore ma nient'altro.
Non è vero che i sostenitori trumpiani siano un branco di deplorabili, se non vi convinco ricordate che lo disse anche Michael Moore in tempi non sospetti, poi ora si sarà anche lui inquadrato nello spiegone ufficiale degli sconfitti, ma allora ricordo ben altre parole, e se anche tra loro di sicuro ci sarà qualche pessimo elemento è anche pur vero che nessun gruppo ne è privo, invece al netto di tanto troll-ismo scorretto quello che animava e anima i cosiddetti trumpiani non ha niente a che fare con la grande “guerra tra bene e male”, quanto piuttosto riguarda “banali” interessi tipo, lavoro sicurezza economica/sociale prospettive per il futuro e anche orgoglio nazionale, una delusione come “cattivi”.
Tattica elettorale, uno screditare il “nemico” da parte della fazione opposta questo è stato fatto, ma al tempo stesso anche una “cattiva evocazione”, perché dare notorietà a certe cose rischia sempre di renderle, in seguito, reali e forti grazie ad un effetto “reclutamento per notorietà”, e non aiuta che i media ancora adesso bollino come suprematista/alt destra, ogni palese trollata della rete oppure ogni idea dissenziente che vada contro la loro narrazione di “buona storia”, e se mai prenderà piede un vero grosso movimento alt destra o simile, i dem e i media dovranno essere considerati i primi colpevoli di ciò. 

Ma immagino le reazioni dei miei quattro fedeli lettori:
ma Coriolano, ci hanno parlato di queste oscure legioni del male e tu, le ridimensioni, ci dici di ignorarle?!

Si e ve lo dico da vecchio liberal. Quello che vi ho detto d'ignorare è stata solo una pessima propaganda negativa, funzionale a compattare la base democratica e rafforzare l'immagine negativa del candidato avversario e dei suoi supporters, ma oltre a ciò è stata del tutto ininfluente visti i risultati finali, quindi lasciate perdere queste cose e lasciate perdere il tentativo fallito alla grande del kkk di salire sul carro di Trump, e ignorate la stupida & controproducente scelta d'aver trasformato un meme “trollesco” come quello di Pepe in simbolo d'odio (si è dato da mangiare ai troll per anni, complimenti!), piuttosto questa continua accusa di essere “deplorables” nei confronti degli elettori di Trump è stato un colossale errore, a partire dalla famosa dichiarazione della Clinton.

Di solito in USA si colpiva il candidato avversario non il suo elettorato, quello si cercava di portarlo dalla propria parte, in fondo pur sempre voti che potevano decidere il risultato, invece questa volta è stato come se la Clinton, o meglio e più probabilmente, come se tutti i dem in generale avessero detto ai sostenitori dell'altro candidato:


Non vi vogliamo, possiamo fare a meno del vostro voto anzi, ci fate schifo.”

Un pensiero condiviso dai vertici ma sopratutto dalla base, una chiusura scontata per elezioni nelle quali dal loro punto di vista, quella NON era una semplice elezione ma, e lo ripeterò infinite volte, una guerra tra il bene [se stessi] e il male [gli altri], ed era anche una strategia che poteva funzionare se il candidato avversario fosse stato diverso, e fino ad allora ogni candidato ci teneva ad essere il più politicamente corretto possibile, così in quel caso mi sarei aspettato una corsa a chiarire che i propri elettori erano buoni giusti anzi dei santi, invece questa volta la risposta è stata diversa.
Forse tenendo conto che si aveva di fronte Trump, ci si poteva aspettare un qualcosa di diverso.
Per cominciare niente balbettanti scuse giustificazioni spiegazioni o inchini alla religione del Politicamente Corretto, poi una risposta non verso i media o il candidato/schieramento avversario, ma solo ai propri con quella che era di fatto una chiamata a raccolta e che all'incirca diceva:

Loro i poteri forti le elites sulle loro alte torri d'avorio vi disprezzano, vi chiamano deplorabili e sapete una cosa?
E' vero ma NON per le false scuse che vi lanciano, ma perché voi siete quello che loro più disprezzano: il popolo la gente comune la vera anima dell'America!
Sapete una cosa?
Io sono ORGOGLIOSO di essere uno di voi!
Sono ORGOGLIOSO DI VOI e di essere alla vostra testa in questa rivoluzione per rendere questo paese di nuovo grande.
Ecco il risultato della "furba" strategia dem


Mai rendere gli avversari orgogliosi di se, un leader forte a capo di una falange compatta è sempre un avversario rognoso da battere, e quei voti te li puoi scordare per sempre, certo dal punto di vista dem è stato un modo perfetto per compattare la propria base, perfetto per rafforzare il clima di bene vs male ma al tempo stesso è stata una strategia meno efficace rispetto a quella di Trump, perché se tale tattica ha rafforzato la base dem di fatto ha compattato lo schieramento opposto molto di più per giunta rendendolo libero di ignorare le mancanze del proprio leader, dei deplorables se la ridono di video pieni di discorsi da “spogliatoio”, invece la strategia di Trump con l'accusa alla Clinton di essere inaffidabile bugiarda e presente nei più disparati scandali, è stata efficace nel demotivare molti elettori dem.

Ma non c'era solo una questione di reciproche strategie a confronto.

Nel mentre si parlava di deplorabili, di diritti, di soffitto di vetro, di buoni e cattivi, c'era un'altra cosa che faceva la differenza.
L'aver da parte dei dem essersi dimenticati dell'esistenza della cosiddetta classe operaia, la stessa che era presente in molti stati in bilico, stati che in casi & tempi diversi, vincere sarebbe stata una pura formalità per la Clinton, ma “rust belt” è sembrato non dire più nulla ai dem, così mentre i media rincorrevano le dichiarazioni su muri e deportazioni, dichiarazioni a volte "virgolettate" quindi addomesticate al fine di renderle il più provocatorie possibile, mentre si elencavano tutti gli insulti di Trump, mentre si facevano vedere vecchi video pieni di scandalose parole, mentre si parlava di future camice brune disquisendo sul fatto che una ranocchia verde fosse un simbolo di suprematisti bianchi, rasentando il ridicolo e dando l'impressione di essere a digiuno in fatto di troll & memi, il candidato “repubblicano” raccoglieva tanta pubblicità negativa e la trasformava in una strategia mirata a vincere quanti più stati in bilico possibile.

Trump molte polemiche se l'è cercate, certo da ingenui ci si potrebbe chiedere come mai a volte dicesse cose stupide, palesemente provocatorie o inesatte, da meno ingenui invece si potrebbe pensare che molte sue “sparate”, che molta della sua post verità sia stata voluta, che molto sia stato anche strategia del tipo:

che se ne parli anche male, purché se ne parli”

e non mi stupirei se il tutto fosse stato pianificato in ogni dettaglio, se ci fosse molta “persuasione” pianificata, né che tanti suoi elettori si fossero avvicinati a lui la prima volta solo per sentire le “folli pazze cavolate”, che i media assicuravano dicesse.
In questo l'ostilità palese dei media ha aiutato non poco ritorcendosi contro di loro, e mi viene da pensare che un maggiore equilibrio sarebbe stato paradossalmente un problema per Trump, perché l'essere privato di tanta avversione ed essere mostrato in modo imparziale l'avrebbe reso solo, “uno che le spara grosse”, invece così la gente della "rust belt", colletti blu, classe operaia una volta componente forte del partito democratico, veniva in parte incuriosita da questo tizio e poi finiva per accorgersi che diceva anche e sopratutto altro, ed era interessante notare come tutto fosse così in apparenza banale ma efficace per attrarli a partire dallo slogan che a sentirlo la prima volta non pareva nulla di speciale, ma che di fatto si dimostrava molto potente nell'evocare tempi diversi, più spensierati, quelli del vecchio sogno americano, con la promessa di nuova prosperità e sopratutto, speranza.
E il 2016 era ed è stato il momento migliore per evocare la speranza.

C'è da dire che in altri momenti Trump non avrebbe avuto possibilità, ma le elezioni del 2016 sono venute nel momento perfetto per lui, perché a guardare l'America di adesso andando oltre le apparenze c'è da rimanere sorpresi.
Le cose non vanno per niente bene nonostante le apparenze, c'è una classe media impoverita, le tensioni sociali/razziali paiono essersi ampliate all'inverosimile, la tanto declamata ripresa sembra perdersi da qualche parte a Wall Street, mentre in nome della globalizzazione i posti di lavoro vengono delocalizzati, quelli che restano sono sempre più di basso livello, la silicon valley intanto pensa ad automatizzare e cancellarne altri, e come se non bastasse i confini paiono diventati inutili e la sicurezza tra competizione sociale criminalità e terrorismo sembra mancare.

Situazione non delle migliori con buona pace del sapersi reinventare e dell'accettare le sfide, con una parte degli americani che si sente schiacciata dai problemi e al tempo stesso ignorata perché nessuno pare interessato, un tempo nel quale i vari candidati al potere sembrano tutti uguali, troppo attenti a non urtare la suscettibilità di qualcuno, uguali nei toni nelle linee guida nelle promesse al punto che, democratici e repubblicani appaiono come le facce della stessa medaglia.
Questo è, è stato, il tempo pre primarie/elezioni, ma poi si comincia e da una parte c'è un Sanders che però viene messo da parte per favorire la Clinton, la predestinata, dall'altra parte spicca un ricco tycoon con i suoi improbabili capelli arancioni che è difficile prendere sul serio.
Trump non è uno sconosciuto ma un volto molto noto, eppure è difficile immaginarselo in quel momento come potenziale presidente, e agli inizi si pensava sarebbe durato poco, giusto il tempo di fare scena prima di tornare a fare notizia sui settimanali di gossip, ma questo non succede, anzi arriva al confronto per la presidenza ma, da subito si capisce che non è il solito candidato.

In un altro tempo Trump non avrebbe avuto nessuna possibilità, il suo essere scorretto scomodo il suo essere impresentabile l'avrebbe escluso dalla corsa fin dalle primarie, ma quando arriva la sua debolezza è forza, perché lo rende molto diverso da ogni possibile candidato repubblicano o democratico, non solo ciò lo rende credibile, vero.

Molti opinionisti si sono chiesti come sia stato possibile avere candidati simili, intendendo pessimi e scarsi, eppure sia la Clinton che Trump erano gli unici candidati possibili in questo particolare momento storico pure se per due ragioni diverse, e Trump da parte sua non appare come il solito che dice di voler cambiare le cose e poi si adegua al partito e alla corrente, quel suo modo ruvido scorretto ma al tempo stesso pragmatico è quasi un marchio di garanzia, inoltre a rafforzarne la figura come outsider estraneo ai giochi di palazzo è il suo stesso partito che cerca di fermarlo perfino arrivando ad ipotizzare una convention contestata, ma non solo egli non appare legato alla capitale o all'odiata wall street pur se da parte sua ostenta ricchezza, e se a contare sono anche quali “nemici” si ha, il fatto che la parte più ideologizzata della religione del PC lo odi, che lo star system dei volti noti lo detesti, che i grandi media da principio lo sottovalutino lo ridicolizzino salvo poi schierarsi in maggioranza contro di lui, fa pensare a molta gente che:

se loro lo odiano così tanto, deve essere quello giusto”

e il suo slogan “Make america great again”, le sue parole sulla crisi sul come uscirne il suo parlare di protezionismo di dure risposte alle aziende che portano fuori dal paese il lavoro, di sicurezza di confini certi e “America”, senza il bisogno di doversi scusare per averla nominata con la lettera maiuscola, è quello che in molti vogliono sentire in America, e sopratutto proprio negli stati in bilico.

Stati in cui è bene ricordarlo, tutti sapevano che lì la crisi aveva colpito duro, tutti sapevano che là si dava la colpa di ogni cosa al globalismo e alla mancanza di confini certi.
Stati nei quali la gente si sentiva ignorata.
Stati nei quali la "classe operaia" era ed è ancora presente anche se di loro pare non importare più nulla a nessuno, o almeno fin quando non arriva il candidato scomodo.

Ricordate che si parla di collegio elettorale?
Ogni stato tot voti, e la strategia di Trump era indirizzata a vincere grandi elettori e non voti popolari, quindi mirata su quegli stati in particolare, a quel punto sarebbe stato logico aspettarsi una contro-strategia, quindi che risposta veniva data dall'altra parte?

Da osservatore estraneo e neutrale alla contesa, molto ideologica, ma poco concreta.
Diritti, grandi principi, eguaglianza, grandi accuse di scorrettezza al candidato avversario, e grande carenza nel dare risposte all'inquietudine di tanti sul futuro economico sociale.
Insomma avrei capito il messaggio della Clinton e dei dem se fosse stato fatto negli anni 50's 60's del secolo passato, ma sottolineare scenari che rimandavano a film come "Mississippi burning" nel 2016 lasciava perplessi, almeno tutti coloro che non apparteneva alla religione del PC, lasciava perplessi quando nello stesso momento professori ultrabianchi-accecanti cianciavano senza problemi di “auspicabile genocidio bianco” senza nessuna conseguenza, così restavo perplesso nel sentire dire dalla Clinton che i [loro] padri fondatori avevano lasciato indietro troppe classi minoranze gruppi, mi veniva da dire che quelli erano "altri tempi", e che piuttosto si mancava di dire a tanta gente preoccupata per il futuro cosa si sarebbe fatto per loro.

Ma potevano, volevano dirlo?

Prima delle elezioni ho trovato molte riflessioni sul come gli intellettuali dem abbiano finito per pensare ai problemi di tutti, salvo poi dimenticarsi di una parte del loro elettorato di riferimento, ma durante le elezioni mi veniva da pensare che la componente dei colletti blu e affini non fosse stata dimenticata quanto piuttosto proprio cancellata.

Si è accusato Trump di essere un demagogo portatore di false promesse, il futuro dirà quanto di vero c'è in ciò, resta il fatto che da parte sua a differenza di tutto il partito dem, un interesse forte verso i colletti blu è stato manifestato, ma se anche i dem avessero provato a seguire le orme di Trump, sarebbero stati altrettanto efficaci e creduti?

Al riguardo c'era un bel problema di fiducia.

Ci si poteva fidare di quella candidata e partito e delle sue promesse, se il suo/loro passato era pieno di idee/discorsi/affermazioni pro globalizzazione, pro confini aperti, proprio i due colpevoli indicati da molti come causa dei problemi?
C'era da fidarsi vedendo i suoi compagni "di viaggio" che apparivano agli occhi di molti come affaristi, lobbisti, silicon valley più automazione e meno posti di lavoro?
E della sua base elettorale piena di guerrieri sociali della religione del Politicamente Corretto a braccetto con la Wall Street di squali e lupi?
E che pensare intravvedendo tra i suoi sostenitori indiretti, perfino la dinastia dei Bush e diversi Repubblicani con i loro #nevertrump?
E per finire non era anche lei a sua volta la manifestazione di una dinastia politica come quella dei Clinton?

Ci si poteva fidare, magari convinti dagli appelli dei volti noti e delle celebrità, oppure anch'essi si dimostravano controproducenti apparendo di parte, la solita parte dei soliti potenti?

Dal mio punto di vista di osservatore estraneo, avevo qualche dubbio che il messaggio dem avrebbe funzionato, eppure in apparenza i sondaggi dicevano di si, secondo i grandi media la fiducia c'era, ma allora perché sulla rete m'imbattevo in così tanti deplorabili, per giunta perfino motivati e fiduciosi di vincere?

Che raccontavano i sondaggi?

Ricordo che sul Corriere passò un "esperimento sociale", uno del tipo metti i segni di Trump su una macchina e vedi che succede, e a quanto pare in certi luoghi era sconveniente farlo se si voleva evitare un'auto a pezzi o bruciata, un risultato riportato con sottile ironia da parte del Corriere, né impensieriva che ci fossero stati diversi precedenti su "sfortunati incidenti" legati a segni pro Trump.
Se poi si cercava sulla rete si iniziava a notare come dichiarare pubblicamente il proprio voto per Trump fosse sconsigliato, il che era anche un problema quando si cercava di capire quanti elettori del candidato "repubblicano" "timidi" o a seconda dei punti di vista "prudenti", ci fossero e di quanto la loro ritrosia falsasse i sondaggi, e questo credo sia alla base anche della sorpresa relativa alla brexit.
Perché correre il rischio di essere pubblicamente svergognati come esempio del male, se basta aspettare il giorno delle elezioni e poi mettere la X nel posto giusto in silenzio?
Insomma quanti erano questi potenziali elettori, ed erano vere le accuse ai media di falsare i sondaggi per demotivare gli elettori?
Il dubbio c'era.
In certe occasioni pareva che fosse perfino inutile andare a votare tanto grande era il vantaggio della Clinton, e anche i sondaggi relativi al collegio elettorale lasciavano pochi dubbi, gli stati in bilico parevano non pendere poi troppo e tutto sembrava ovvio e scontato, eppure bastava guardare le immagini di qualche comizio del predestinato perdente per avere più di un dubbio e chiedersi:

"Ma da dove diavolo arriva tutta questa gente entusiasta?"

La risposta sarebbe arrivata il giorno delle elezioni, con lo spoglio dei voti e primi risultati. Uno stato e i suoi punti qui, chiamata per l'altro candidato per tal altro stato, le iniziali statistiche di vittoria pro Clinton, ma poi la Florida che comincia a pendere dall'altra parte, poi ad un certo punto la Pennsylvania...

Contava il collegio elettorale non i voti popolari, quindi in California possono anche essere milioni e milioni di voti ma sempre e solo 55 grandi elettori danno, invece pensate agli stati in bilico più colpiti dalla crisi, arrabbiati col globalismo sfrenato le elite quelli ricchi/potenti della capitale, immaginatevi una classe sociale operaia non più considerata dal proprio partito di riferimento, immaginatela quando non viene ascoltata per quanto riguarda le sue necessità, che viene irrisa perché non è andata al college o perché considerata “privilegiata” dalla base sacerdotale dei PC-isti, immaginatela mentre scorge chi sono i compagni di viaggio della candidata, poi i consigli a votare “bene” per non dimostrarsi deplorabili, e poi immaginatela mentre va a votare e può decidere dove mettere la X...

Moore l'aveva in parte predetto, niente "turarsi il naso" ma un grande "vaffanculo", ed è stato così ma non solo e mi sorprende che Moore non l'abbia sottolineato.
O capito.
E lo dico da suo estimatore.
Era tanto difficile capirlo?

La scelta è caduta su l'unico candidato che ha offerto speranze per il futuro.
Fonte: www.270towin.com RISULTATO ELETTORALE


Dall'altra parte queste elezioni per il partito democratico sono state un colossale fallimento epocale che comprende la perdita di camera e senato, il tutto dopo aver consumato molte ma molte più risorse di Trump, una sconfitta che solo la vittoria in California ha mascherato permettendo di parlare di voto popolare vinto e risultato "ingiusto", eppure basta guardare la mappa del 2012
fonte: www.270towin.com 2012 Vittoria Obama

e quella del 2016 alternativa con due soli stati in bilico vinti, per accorgersi di quanto sono arretrati e di quanto poco bastava per vincere.

fonte: www.270towin.com 2016 due stati pro Clinton

Bastava poco, sarebbe bastato ricordarsi di una parte storica del proprio elettorato.

allora era tanto difficile immaginare che poteva accadere, ed è tanto difficile da capire dopo? A quanto pare si perché...

Ma qui per il momento si chiude, post troppo lunghi sono indigesti quindi si rimanda la fine al prossimo per chi avrà interesse a seguirmi, un post nel quale racconterò del dopo, di narrazione & post-verità, della fazione dei buoni e della loro religione del PC, del perché sembrava che Titor potesse aver ragione, di impero repubblica e altre cose che, il peggior blogger di sempre ha scovato qua e la.


4 commenti:

massimiliano riccardi ha detto...

Ora capisco meglio il significato del tuo intervento sul mio post. A proposito, ancora ti ringrazio per essere intervenuto con il giusto e sacrosanto spirito critico, senza piaggeria. Piccola nota a margine, ti ho letto e devo dirti che il tuo stile mi piace molto.
Per quel che serve... mi faceva piacere dirtelo.

Coriolano ha detto...

>Massimiliano Riccardi
Grazie, da parte mia contraccambio il giudizio "stilistico", e sottolineo di nuovo che ho molto apprezzato il tuo post sul Trump, perché è stata una delle poche eccezioni nelle quali non ci si è adagiati come tanti (troppi) altri sul carro degli anti-trumpiani al grido di: "anfami gnurant stupidi elettori!!!!".

Glò ha detto...

Sì, era proprio impossibile da capire che poteva accadere, perché i potenti non ascoltano e non sono sintonizzati con la vita reale e quotidiana, non comprendono che generare frustrazioni e malcontento serve ed è strumentale se si ha poi la capacità (al limite di scorrettezza, razzismo ecc.) di condurre dalla propria parte. E chi sbeffeggia Trump, non ha ben chiaro il disegno che sta alla base di tutto.
Trump non è Hitler, sinceramente non amo i confronti, ma secondo me, non per ciò che è stato durante la campagna bensì per ciò che sta avvenendo ora coi fatti, c'è molto molto vicino.

Coriolano ha detto...

>Glò
No, lascia perdere l'imbianchino tedesco.
Non lo dico da trumpiano ma da vecchio liberal che ha letto un "po" di storia, ha rosicato per Gore e si è alzato in piedi ad applaudire al cinema fahrenheit 911 di Micheel Moore.
Puoi credermi o meno ma non vedo in Trump un nuovo Hitler.
Ma potrebbe diventarlo se il desiderio dei perdenti, dei democratici, sarà di avere un nuovo imbianchino arancione.
Sembrano parole strane ma è in atto una guerra mediatica come mai prima c'era stata, ma che non viene percepita dai media, non può esserlo.
Quello che sta facendo Trump al netto della totale malafede mediatica può essere condivisibile o meno il tempo la storia lo giudicherà, ma non ha niente a che fare col nazismo e con hitler, ma i nuovi aspiranti-nazisti è vero ci sono, ma se li cerchi è altrove che devi guardare, non tra i trumpiani, guarda altrove e li vedrai, li riconoscerai per il loro odio, la loro intolleranza, il loro essere divisivi, ma non aspettarti facili categorie in stile repubblica.
In questa guerra mediatica ci sono tante fazioni ognuna delle quali ha propri interessi, fazioni che sanno e altre che s'illudono di sapere, poi una nebbia di bugie clickbait toni-apocalittici e narrazioni, così l'unico consiglio che posso darti è di non fidarti dei media, siano essi di destra centro o di sinistra nessuno di loro sta dicendo la verità ma solo la "loro" versione.