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lunedì 27 giugno 2016

The day(s) after.






Quando nel 1983 usci "The day after" nessuno avrebbe immaginato che quel titolo sarebbe diventato un modo di dire[1], ma i tempi passano e "day after" è diventato un modo di dire slegato dal suo significato iniziale buono per ogni occasione come, commentare il risultato di una partita di calcio o parlare di elezioni comunali, ma in certi casi riprende il suo valore post-apocalittico come in questo caso con la Brexit, e ora a distanza di qualche giorno personalmente mi viene da pensare ad un altro modo di dire, "tutti i nodi vengono al pettine", o nella sua forma più nerd "tiid bo amativ" [Time flows onward] il tempo scorre in avanti.
E' stato un buon affare la Brexit per gli inglesi?
Ho i miei dubbi, e credo che ora in molti si accorgeranno che nulla è più importante e prezioso di quel che si aveva, e non si ha più.
No questa Europa è imperfetta, e per noi "vecchi" e anche "giovani” non sarà mai la nostra Europa, forse lo sarà per coloro che leggeranno di questi eventi nei libri di storia o nella wikipedia del futuro, comunque è un punto di partenza e ho grossi dubbi che gli inglesi ci abbiano guadagnato più del tanto che hanno perso, certo potrei sbagliarmi ma in ogni caso si vedrà quante promesse possono essere mantenute e quante no, saranno i fatti e non le parole a dare ragione agli uni o agli altri, ma oltre a tutti gli eventi che si verificheranno quello che ora resta è anche il modo di "analizzare" l'accaduto, in troppi casi molto deprimente.
Giovani vecchi populisti... si prende atto che i media nella loro maggioranza sono al pari dei social sempre più incapaci di analizzare o capire un evento, si ragiona per per slogan per bandiera per tifo sulla spinta dell'emozione del momento cercando etichette fazioni gruppi facili da capire spiegare e sopratutto colpevolizzare, così si dice che i giovani erano pro remain, vero, ma si omette che in tutte le altre fasce a partire dai 24 anni [Ma poi rivedendo altri dati devo ammettere anche di no. Quindi fino ai 44 anni Pro remain.] in su nessuna era favorevole, così si parla di populismo nelle sue varie forme senza però farsi la più piccola domanda su un perché che vada oltre i facili giudizi, si lascia intendere come la gggente meno voti meglio sia, tranne esaltarla quando lo fa nel modo "giusto".
Molte parole e poca voglia di cercare un perché che non sia racchiuso in una frase fatta ad effetto, del resto si segue il pubblico, si segue quella stessa gggente che è poi la prima a mettere il suo like quando viene messo in dubbio il suo diritto ad esprimere la propria opinione col voto, ma si sa il problema sono sempre gli altri.
E gli altri non siamo mai noi.
 
No, non è un modo per capire e usarlo a livello politico, come troppo spesso ormai accade, risolverà ancor meno, anzi continuando in questo modo non ci si meravigli se poi altri nodi verranno al pettine facendoci risvegliare, di nuovo un'altra mattina, sorpresi per quello che è accaduto.
No, non ci sono buoni o cattivi, non ci sono soluzioni facili o efficaci al 100%, né le belle frasi retoriche hanno alcun potere sulla realtà.
Prima lo si capirà meglio sarà, in caso contrario arriveranno tempi ancor più "interessanti" per quanto si possa cercare di rimandarli nel futuro, perché alla fine il tempo scorre in avanti.
Sempre.

[1] Nessuno poteva immaginare che in quelle prime settimane di Novembre del 1983 a causa dell'esercitazione Able Acher 83 si fosse ad un passo dalla guerra atomica, o come essa fosse stata sfiorata nel Settembre di quell'anno, salvo poi evitarla grazie ad un uomo che decise di usare la sua testa.
E Stanislav Petrov meriterebbe miglior considerazione da parte di tutti, specialmente ora che è ancora vivo.




6 commenti:

Glò ha detto...

Il solito tifo da stadio, cercare di capire fa troppa fatica.
Quando si parla di tendenza, normalmente non significa che X è vs Y: un analista utilizza un dato per capire (dovrebbe, almeno).
La strumentalizzazione dei dati è invece populista.
Le conseguenze non saranno trascurabili per l'UK, sia per questioni interne sia per quello che significa uscire dal mercato comune.
Ma poi stupisce veramente che i più giovani fossero per il Remain? Non è anche un fatto "normale"? E non è forse vero, lasciando perdere l'essere pro o contro, che quando si è chiamati ad esprimersi su un referendum (ma anche in caso di elezioni) lo si fa simpatizzando per un'ideologia o una corrente politica? Quanti sono informati e consapevoli e scelgono con cognizione di causa?
Io son convinta che la UE abbia bisogno di ripensare e recuperare lo spirito dei suoi padri fondatori, ma non credo che la distruzione possa essere una soluzione.

Coriolano ha detto...

>Glò
L'idea di unione viene da lontano, dalla fine della seconda guerra mondiale, i prossimi giorni mesi anni diranno se questo è stato un tentativo fallimentare, oppure se questo risultato aiuterà a rivedere la struttura di questa unione in meglio.
Quanto ai media si sarebbe molto da dire.

Nick Parisi. ha detto...

Sinceramente io credo che le conseguenze si vedranno nel medio periodo. Ora vedo politici come la Merkel e Kerry stanno cercando di "salvare l'Inghilterra" da conseguenze peggiori, invitando la commissione europea da vendette. Penso che questa forma di realpolitik abbia già prodotto fin troppi disastri; adesso è il momento di pensare a ricostruire le macerie di anni di errori: la commissione europea adesso dovrebbe cominciare a pensare a tornare ai valori delle origini, ai valori di Spinelli e non alle regole di austerity degli ultimi anni.
In quanto a Cameron, Johnson e Farage io credo che l'eredità che lasceranno sia la dissoluzione di due unioni: quella EU e quella della Gran Bretagna con la Scozia di Nicola Sturgeon pronta alla secessione.

Coriolano ha detto...

>Nick
Il problema della Germania è il suo legame economico con l'Inghilterra, quanto all'America perde la nazione ponte con la quale meglio influire nella UE, così non sorprende la voglia di “salvare” o di non correre, ma c'è stato un voto e nel bene o nel male adesso va rispettato, un “abbiamo scherzato” non è ammissibile, significherebbe che ogni trattato legge che tutto ai massimi livelli europei è potenzialmente carta straccia, inoltre altri stati potrebbero chiedersi come mai per taluni ci sia tanto riguardo.
Non so a quali valori ci si dovrà appellare, ma di sicuro dovranno essere più robusti di quelli “solo economici”, e sentiti come propri in ogni stato dell'unione, quanto ai Cameron Johnson e Farage, ma anche Corbyn, ognuno dovrà rendere conto di qualcosa.
Di Johnson e Farage verranno messe alla prova le promesse, e si vedrà quanto erano fondate e quanto no.
A Corbyn la sua tiepidezza.
Ma Cameron per aver avallato per ragioni di politica interna questo referendum, è quello che già da ora comunque vada a finire ha una responsabilità che non verrà mai dimenticata.
Quello che resta è una gran Bretagna che si trova a sua volta spaccata e, se la UE fosse al capolinea come mai la Scozia, e la stessa Irlanda del Nord, ha tanta voglia di restarci?
Paradossalmente la Brexit potrebbe rafforzare di molto la UE, sempre che non si facciano immani cavolate.

Bruno ha detto...

Corbyn forse ha agito controvoglia perché non ama la UE (e ne ha tutti i motivi) ma alla fine l'elettorato laburista ha, pare, votato per i due terzi a favore del remain.
Mi sembra che le critiche post-referendum siano un pretesto per una notte dei lunghi coltelli che volevano scatenare comunque. Un leader veramente di sinistra per un partito di sinistra, una cosa scandalosa. Bisogna subito metterci una pezza...

Coriolano ha detto...

>Bruno
Tiepido lo è stato, e mi pare di ricordare alcune sue affermazioni del tipo "remain anche se non so per quale ragione", che poi si usi la cosa come pretesto non mi stupisce, anche per i "vincitori" ci sono problemi e pugnalate tipo quella di Gove a Boris.
Sul quale tipo di sinistra rappresenti Corbyn non so, anche se a dire il vero non so più cosa significhi "sinistra".