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giovedì 2 giugno 2016

Prima dell'esercito delle dodici scimmie: La Jetée Chris Marker.




Wikipedia


“Chris Marker alias Christian François Bouche-Villeneuve nato in francia nel 1921, segue i corsi di filosofia di Jean-Paul Sartre[...] è stato un regista, sceneggiatore, montatore, direttore della fotografia, produttore cinematografico e fotografo francese.”

Nonché colui che ha realizzato La Jetée [1962] film che ogni appassionato di fantascienza prima o poi ha sentito nominare ma, che non ha mai visto.
Di solito tutto comincia col film di Terry Gilliam “L'Esercito delle dodici scimmie”[1995], o la citazione in un video di David Bowie[1], poi si viene a sapere che si sta realizzando una serie TV, 12 Monkeys, e si finisce per curiosare su Wikipedia e alla fine ci s'imbatte nel film che ha ispirato il tutto, questo “La Jetée” accorgendosi così che tutto quello venuto dopo è solo “l'ennesimo remake”, e spesso la cosa finisce lì anche perché in fondo, si parla di un vecchio film, forse impegnato, una cosa da intellettuali di sicuro noioso, quindi se proprio si deve una citazione basta e avanza.
"Jump they say" David Bowie
Si credo di averlo citato a mia volta, una cosa veloce quando bastava per far sapere che esisteva, ma ora credo che sia il caso di parlarne, anche perché a dispetto di quello che si potrebbe pensare non si ha a che fare con mattone di 10 ore sottotitolato in cecoslovacco, ma con un cortometraggio di soli 28 minuti che per quanto inusuale, è fantascienza, e non serve neanche raccontare chissà quale astrusa trama surreale/metafisica, se si conosce la trama del film “L'esercito delle 12 scimmie” allora si conosce in gran parte anche quella de La Jetée, poi no, i film sono simili ma non uguali e le differenze presenti sono grandi, perché ci sono anni di distanza tra loro con relativi riferimenti e contesti diversi, comunque in breve:

Un bambino assiste ad una confusa scena in un aeroporto->ma lui nota il volto di una donna->quel volto e quel momento gli resta impresso nella mente-> dopo qualche anno scoppia la III guerra mondiale->rovine radiazioni e sopravvissuti divisi in vincitori e vinti rifugiati nei sotterranei di Parigi ->non c'è speranza l'umanità è condannata ma forse...-> si sperimentano viaggi nel tempo e quel bambino ora è un uomo, un prigioniero, uno di quelli che può sopravvivere allo shock del salto temporale->c'è quel ricordo che lo rende perfetto impedendogli d'impazzire->viene fatto viaggiare nel tempo un test nel passato ma lui vuole rincontrare quella donna.

A differenza del film di Gilliam la distruzione viene da una guerra atomica e non da un'epidemia, ma bisogna tener conto che l'immaginario non era più quello degli 80's, inoltre è assente la parte relativa alle “scimmie” che invece ha un peso nel “remake” e un significato ancor più marcato nella serie televisiva, resta però il senso di circolarità, in entrambi i film la fine del film si salda col suo inizio creando un loop temporale.
Ma se le differenze in fondo sono scontate, la realizzazione de la Jetée lo è un po meno, inizia per caso senza un'idea precisa e non solo, l'idea arriva durante le riprese del documentario “Le Joli Mai”.

From Youtube
 
Parlare di “Le Joli Mai” significa accennare al cinema verità ad un documentario più simile ad un collage d'immagini facce parole speranze paure, ad una Francia una Parigi sospesa tra eventi e personaggi allora attuali ed ora lontani come la guerra in Algeria, De Gaulle, OAS, quinta repubblica... più che un documentario è “l'istantanea” di un tempo ed è in quel momento che Marker di punto in bianco inizia a fare anche altro, raccoglie immagini suggestioni ma non ha un'idea chiara di quel che sta facendo, solo in fase di montaggio si ritroverà con una storia con la quale passare da un racconto diretto del presente, ad una storia di fantascienza post-apocalittica e viaggi nel tempo.

Un modo inusuale di procedere rispetto al “pianificare cosa potrebbe attirare gli spettatori”, ma non è da meno il modo con cui si realizza il tutto, come una sequenza di foto in b/n con audio ambientale e narratore fuoricampo e, neanche per quei tempi sembra la scelta migliore per fare un film di fantascienza, anche se in fondo si potrebbe dire che c'è di mezzo Chris Marker, e basandosi su qualche accenno o risicata informazione trovata sulla rete, senza approfondire, ci vuole poco ad immaginarselo come colto, impegnato distante dalla gente comune oltre che perso in astrusi pensieri, del resto che “la sua fantascienza” sembri a prima vista più uno strano esperimento cinematografico rafforza quest'idea, sembra arte sperimentale, un qualcosa che allora (come ora) avrebbero capito in quattro gatti, e questo alone di astrusità è una delle ragioni per cui questo film viene citato ma non visto.

Ma è davvero così, è un film sperimentale, elitario, incomprensibile?
 

Fotoromanzi
La Jetée
Se si prova a pensare a quegli anni, ai 60's, ci si accorge che per quanto riguarda il cinema ancora erano presenti quelli in bianco e nero, si aveva memoria di quelli muti e che inoltre molto diffusi erano i fotoromanzi, e la Jetée appare come un incrocio tra un film in b/n muto e un fotoromanzo, anzi a ben vedere sembra più un fotoromanzo cinematografico, un qualcosa che in quel momento non era diverso da quello che la gente normale comune qualunque, quella che oggi verrebbe chiamata gggente, seguiva con passione, quindi non si ha a che fare con un qualcosa di elitario, ma allo stesso tempo non si ha neanche a che fare con un normale prodotto del tempo, basta confrontare le immagini de La Jetée con un fotoromanzo a scelta per accorgersi della differenza.



Con Marker pur con sole immagini fisse si ha la percezione della dinamicità del movimento, si hanno immagini che lasciano intuire uno scenario più grande di quello mostrato, e questa è una delle caratteristiche di questo film, il suo essere facile da capire ora e ancor più allora, presentandosi come un fotoromanzo che non necessita neanche del bisogno di cambiare pagina ma, non solo, la sua comprensibilità è anche aumentata dalla presenza di un narratore fuoricampo, o meglio, un Benshi.
Sembra di citare un qualcosa di complicato/misterioso, e invece il Benshi è “solo” un narratore ma sopratutto una guida.
Il tutto inizia con un problema di “Lost in traslation”[2] proprio in Giappone.
Una volta quando agli inizi del cinema un film americano muto, seppur munito di didascalie, arrivava in Giappone subito si poneva un grosso problema, il suo essere in parte o del tutto incomprensibile, le scene le immagini da sole non riuscivano a far capire cosa venisse mostrato, molto dal contesto alle motivazioni alle varie sfumature veniva perso, e le didascalie in inglese erano incomprensibili e inutili per la maggioranza, e allora che fare?
La soluzione era un narratore esterno al film, una guida che aiutasse gli spettatori alla comprensione del film nei passi più difficili, ne spiegasse alcuni contesti o sfumature, un Benshi, e Marker conosceva molto bene il significato di Benshi, lo stesso fratello di Kurosawa che Marker definisce maestro fu un Benshi, e nello stesso La Jetée il narratore fuoricampo ha il ruolo principale di guida nell'aiutare lo spettatore nella visione del film, proprio come un Benshi.

Si era partiti da uno strano film sperimentale, incomprensibile da capire, e si finisce per trovare un qualcosa di diverso, alla portata di tutti ma che però potrebbe lasciare una domanda in sospeso: perché non l'ha realizzato “normalmente”?

Si potrebbe rispondere in due modi diversi.


Nel primo tenendo conto degli scarsi mezzi a disposizione di Marker.
Il classico “The Time machine”[1960] e il molto meno noto “Beyond the time barrier”[1960], per essere realizzati hanno richiesto soldi e mezzi, lo stesso film di Gilliam è costato 29,6milioni di dollari, Marker da parte sua con i mezzi a disposizione non aveva altro modo che quello di fare un cine-romanzo, oppure, come seconda risposta, si potrebbe dire che per quello che voleva realizzare, i mezzi a sua disposizione erano più che sufficienti.


Il film di Marker è vecchio e strano per gli standard attuali, questo non lo rende da subito interessante, “The time machine” ad esempio è da subito molto più attraente, eppure La Jetée ha una sua potenza visiva che non è passata inosservata, ma che ha ispirato seguiti e citazioni, come nel video musicale “Jump They say”[1993] di David Bowie, né è passato inosservato ad autori come William Gibson

I can’t remember another single work of art ever having had that immediate and powerful an impact, which of course makes the experience quite impossible to describe. As I experienced it, I think, it drove me, as RD Laing had it, out of my wretched mind. I left the lecture hall where it had been screened in an altered state, profoundly alone. I do know that I knew immediately that my sense of what science fiction could be had been permanently altered.[...]
[william Gibson]

O JG Ballard che ne fece anche una recezione (non un post da blogger[3], ma una vera e propria recezione)

[...]This familiar theme is treated with remarkable finesse and imagination, its symbols and perspectives continually reinforcing the subject matter. Not once does it make use of the time-honoured conventions of traditional science fiction. Creating its own conventions from scratch, it triumphantly succeeds where science fiction invariably fails.
[JG Ballard New Worlds, luglio 1966][4]

quindi l'essere stato realizzato in modo simile alla fine non è stato un problema.

E qui si potrebbe chiudere se non fosse che se è vero che La Jetée è semplice da capire, è anche vero che al tempo stesso è più complesso di quel che sembra, a partire da una curiosità a cui non si è ancora risposto:
perché durante la realizzazione de “Le Joli Mai” fare un qualcosa di così diverso in cui c'è la fantascienza e i viaggi nel tempo?

Una domanda la cui risposta potrebbe portare ad una conclusione tale da far immaginare che La Jetée, sia qualcosa di molto diverso da quello che sembra...

Wikipedia
Al prossimo post allora, ma solo per chi avrà la voglia e la pazienza di seguire il bianconiglio.




[1]E' il giudizio di Marker sul film e sul video di Bowie è positivo.
[2]Citazione quanto mai azzeccata anche per quel film.
[3]Se è per questo io NON faccio recensioni. Parlo di qualcosa ma NON recensioni.
[4]Ballard commette un “errore” nel riportare il finale, cosa comprensibile in quel tempo in cui la visione era spesso unica e non c'era né ripetizione né internet per ricontrollare, e allora capitava spesso di effettuare una “rilettura personale” di un libro di un film o di altro, così in questo caso si ha un personale finale alternativo nel quale il protagonista preferisce il suicidio della ribellione alla resa e il tornare prigioniero nel suo tempo.
Poiché NON appartengo alla schiera dei precisi, trovo interessante questa rilettura ballardiana.
Poi dare lezioni a Ballard... ma dico scherziamo?!

5 commenti:

Nick Parisi. ha detto...

Eccolo là!Anche io ne avevo sempre sentito parlare ma non l'avevo mai visto.

Bruno ha detto...

La jetée in effetti mi incuriosisce... bisognerebbe trovarlo senza pagarlo un botto, però.

Coriolano ha detto...

>Nick
Diciamo che ho fatto come nel post, mi ci sono imbattuto ma ero un po prevenuto, però ero anche incuriosito, e da parte mia sono curioso come una scimmia, anzi 12, quindi mi sono messo sulle sue tracce, e su quelle del suo autore.
Ammetto di essere rimasto sorpreso da quello che ho trovato e intuito (o forse ho preso un mega-abbaglio chi lo sa...), ma questo è nel secondo post.


>Bruno.
Per cominciare benvenuto.
Riguardo a La Jetée l'ho trovato integralmente spulciando sulla rete, la cosa strana è la durata di 23minuti circa, forse tagliato o forse è la sua reale lunghezza, il potenziale grosso problema è la versione (narratore) inglese.
Da parte mia ho risolto con un testo della narrazione ripescato e tradotto alla meno peggio, oltre che aggiungendoci l'aiuto del mio pessimo inglese da principiante, comunque se vuoi vederlo e farti un'idea cerca “La Jetée”, non dovresti avere problemi a trovarlo.

Glò ha detto...

Attendo il bianconiglio... *__*
Se riesco, provo a recuperare la visione prima del secondo post!

Coriolano ha detto...

>Glò
Se lo trovi attenzione alle troppe aspettative, è pur sempre un film di mezzo secolo fa.