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venerdì 1 aprile 2016

Samuel T Acherman: Forgotten Words.











Questo post doveva uscire molto tempo fa, agli inizi di questo blog, ed è molto diverso da come sarebbe stato scritto in passato, da parte mia ho la pretesa o l'illusione che questo derivi da una mia maggiore abilità, ma quale ne sia la ragione c'è anche da aggiungere che molti riferimenti e link sono andati persi, e tra le cose perse il link agli archivi del "San Francisco Times Express/Good Times " da cui ho tratto molte informazioni qui presenti.
Come si dice c'è un tempo per ogni cosa, ma come dice il proverbio, meglio tardi che mai...


Credo che questo sia il giorno migliore per parlare del romanzo di un autore tra i meno noti della fantascienza/fantastico, non fosse altro per il fatto che Samuel T Acherman è anche l'autore della raccolta "El dia de los innocentes", e tra questo giorno e il giorno degli innocenti (28 Dicembre) c'è un legame più forte della loro distanza temporale.
Passata la doverosa introduzione non si può fare a meno di farne un'altra, non a tutti gli autori, a prescindere dal loro genere, è dato di diventare noti di lasciare un segno o essere ricordati, lo stesso Gentiluomo di Provvidence diventò noto ai più solo anni dopo la sua scomparsa e, molti, dei suoi scritti originali annotazioni testi riflessioni rischiarono di finire bruciati appena dopo la sua morte, e solo grazie all'intervento di August Derleth questo non accadde.
Ma non solo, con un Derleth più remissivo meno testardo, senza la sua ostinazione nel proporre un autore in anticipo sui propri tempi, di sicuro in pochi avrebbe sentito parlare di cose come “influenze lovecraftiane” , al di fuori di qualche studioso o qualche appassionato.
Lovecraft era geniale, ma come ben spiegò Sprague De Camp era un pessimo organizzatore/imprenditore del proprio talento, la sua vita da quel punto di vista fu un horror sulle cose che un aspirante scrittore non dovrebbe mai fare.
Non il suo solo difetto, si può aggiungere per dirla come Valerio Evangelisti, che a volte sparava colossali balle in tema di politica e società per il suo vezzo di rifarsi ai tempi e ai pregiudizi del suo punto di vista “aristocratico”, in concreto il fervente conservatore non esitò a schierarsi con Roosevelt e il New Deal, e non esitò a cambiare molte delle sue idee anche di quelle più criticate.
Il vero Lovecraft è stato molto migliore di come è stato dipinto ma qui non si parla di lui, ma del fatto che anche lui sarebbe potuto essere uno dei tanti che vengono dimenticati, anche lui poteva svanire nei ricordi, se così non è stato è perché parte di una cerchia di nomi alcuni dei quali sono Robert Bloch, Fritz Leiber, Clark Aston Smith, CL Moore, Henry Kuttner, Frank Belknap Long, Robert Ervin Howard, ma anche, e sopratutto, grazie alla tenacia di August Derleth.[1]

August Derleth Wikipedia

Poi c'è la fortuna, o meglio la sua assenza, e a volte anche quella ha il suo peso come il non avere un Derleth dalla propria parte.

Samuel T Ackerman, nasce nello Utah [1931], e a soli 17 anni si allontana da casa per cercare fortuna.
Come disse in seguito la sua fu una fuga da un ambiente che sentiva stretto tra religione e tradizione, e solo molti anni dopo questo strappo familiare fu ricucito, ma prima di allora per una buona parte della sua vita visse, o meglio sopravvisse a Los Angeles o nei suoi margini mantenendosi con i lavori occasionali più disparati, in seguito si trasferì a San Francisco dove finalmente trovò un lavoro come autotrasportatore e con esso, se non la ricchezza, una relativa tranquillità economica, ed è allora che libero da problemi immediati da appassionato lettore ebbe inizio la sua carriera di scrittore.

Più vicino al fantastico, della fantascienza più che le sue possibili scoperte e invenzioni future era il modo con cui queste potevano influire sulla vita di tutti i giorni, ad interessarlo, nel frattempo iniziò ad inviare i suoi racconti a varie riviste, e ricordando gli innumerevoli rifiuti che ebbe, ricordò anche come solo quando ai rifiuti iniziarono a venire aggiunte note e consigli che senti che in fondo stava percorrendo la strada giusta.

Quanto alla scrittura in generale aveva idee alquanto nette

non ti chiedi come, lo fai e basta

aggiungendo

scrivere è magia, metti la mano nel cilindro e tiri fuori il coniglio, ma è una magia che richiede impegno non un trucco che puoi imparare in dieci minuti, inoltre la magia non è il trascinare a forza fuori il coniglio, ma il farlo apparire dal nulla come se fosse la cosa più facile del mondo, come se fosse inevitabile [Good Times -Talking with mr Ackerman about himself- [1972]]



Comunque nel Marzo del 1971 pare arrivare la svolta, la sua raccolta di racconti “El dia de los innocentes” raccoglie l'interesse dello stesso John Campbell in quel momento direttore della rivista di fantascienza “Analog Science Fact & Fiction”[uno dei nomi per dire Astounding Stories], che non esita ad inviare una lettera ad Acherman.
La raccolta interessa ma c'è un grosso problema, il genere non è in linea con l'orientamento della rivista (analog), la fantascienza è troppo soft, alcuni racconti poi oscillano tra il fantasy e il fantastico, stando così le cose non è possibile neanche una sua parziale pubblicazione però, al tempo stesso, rispetterebbe in pieno gli standard per un potenziale magazine che si rifaccia ad “Unknown” e a cui Campbell sta in quel momento pensando, anzi in quel caso tutti i racconti potrebbero essere di volta in volta pubblicati, e potrebbe essere l'inizio di una futura collaborazione.

E' la svolta, o meglio lo sarebbe stata ma ogni cosa non va oltre l'idea iniziale, nello stesso anno del 1971 Campbell muore improvvisamente e tutto finisce in un nulla di fatto, il successore di Campbell, Ben Bova alle prese con la successione ha altri problemi e una potenziale riproposizione di Unknown cade.

Wikipedia
Nonostante tutto la raccolta verrà in seguito pubblicata sulla rivista underground “Re/Search ” ottenendo un certo riscontro.
A quel punto altri avrebbero lasciato perdere, invece Acherman inizia a scrivere altre raccolte di racconti e un romanzo, che viene ultimato nel 1975, quel romanzo è “Forgotten Words”.

In esso c'è racchiusa la San Francisco degli anni 60's, le sue utopie, il risveglio dei primi anni 70's, sullo sfondo un'America che non si riconosce nel proprio passato, con un presente incerto fatto di scontro e sfiducia.

La Beat generation, i vari movimenti utopistici, i mkovimenti psichedelici, le varie ricerche dell'illuminazione, poi il crepuscolo delle illusioni, le contrapposizioni, gli scontri, il Vietnam, il Watergate, c'è tutto questo ma a differenza di un “Quatermass la terra esplode” di Nigel Kneale, non ci sono giudizi negativi tra le righe, non c'è voglia di giudicare, né prova a fare è un resoconto storico accurato.

La storia è ambientata nel 1971, un gigantesco generatore atomico costruito nello spazio e parte di un progetto non meglio specificato, esce dall'orbita e precipita sulla terra esplodendo prima dell'impatto sopra la costa ovest degli stati uniti, ne segue un forte impulso elettromagnetico e una forte contaminazione radioattiva a macchia di leopardo di vaste aree, tra cui la più colpita è la città di San Francisco.
Da quel momento una vasta zona viene messa in quarantena mentre nella nazione iniziano a circolare le voci più disparate, nel frattempo in molti cercano di passare il confine ed entrare nella zona interdetta, ci sono idealisti in cerca di nuovi luoghi in cui realizzare le proprie utopie, banditi in fuga, curiosi, avventurieri in cerca di fortuna, ma tra loro ci sono anche persone a cui è concesso andare, sono coloro che avevano casa famiglie interessi nelle zone soggette a quarantena, i soli che muniti di un particolare tatuaggio di riconoscimento sul palmo della mano e sulla fronte, possono aggirarsi senza il timore di essere arrestati o giustiziati dalle squadre di sicurezza che si aggirano per le vie principali e gli avamposti della zona interdetta.
Il loro è una specie di pellegrinaggio e l'unico modo per arrivare a San Francisco è via terra, la forte contaminazione delle acque della baia tiene lontane le navi, quanto agli aerei e gli elicotteri sembrano accusare problemi di vario tipo e non vengono fatti volare oltre i confini.
Un pellegrinaggio fatto a piedi o con mezzi di fortuna da cui però solo pochi “marchiati” fanno ritorno.

Ed è tre anni dopo “il Giorno”, che in un centro di smistamento al confine della zona interdetta, ha inizio la vera e propria storia, lì il protagonista, Nathan, che sta aspettando il suo permesso per passare il confine incontra quello che era un suo amico, oltre che vicino di casa, Stone.
Lui ha giù avuto il permesso, sa che sarà un viaggio senza ritorno del resto i marchiati vengono chiamati anche "i morti che camminano", quindi quello sarà il loro ultimo incontro, e nessuno dei due s'illude di poter tornare né forse lo desidera, ma prima di partire passano un'intera giornata a parlare dei vecchi tempi, e in quell'occasione da una vecchia scatola di biscotti Stone tira fuori vecchie foto e altri ricordi del passato.
E' un momento duro per Nathan, come il momento in cui il giorno dopo Stone passa il confine, e si allontana in lontananza.
Vale la pena di tornare in una casa e da una famiglia che non esiste più?
Da una parte il desiderio di andare è forte, dall'altra una parte di se non vuole iniziare un viaggio senza ritorno.

Il tempo passa e il permesso arriva a Nathan qualche mese dopo, ma lui è ancora indeciso finché un corriere gli recapita un pacco.
Dentro solo una piccola scatola di biscotti usurata dal tempo, piena di foto e ricordi.
Stone...
Ma c'è anche qualcosa che prima non c'era, un foglietto con poche parole scarabocchiate.
Ci rincontreremo a San Francisco.

Tutto quello che ho accennato è di fatto nel prologo del romanzo, che in pratica inizia con quelle parole, dal primo capitolo in poi si ha come il racconto di un viaggio in cui ricordi flash back del passato si fondono col presente, lungo la strada avamposti militari, piccole enclave isolate di utopisti, gente che si è nascosta e pericoli di vario genere, finché man mano ogni recente presenza umana diventerà sempre più rara fino ad una totale completa assenza, intervallata solo dall'incontro con altri marchiati, alcuni morti, alcuni impazziti e alcuni rassegnati a non finire il proprio viaggio.
C'è un riflesso di "on the road" in questo romanzo, ma non solo, niente viene spiegato direttamente, mancano le persone/i resoconti che tutto sanno/spiegano, solo indizi molti, e spesso contraddittori su quello che è realmente successo e sta accadendo.
Solo l'arrivo a San Francisco porterà la rivelazione finale, che quello che sta accadendo ruota tutto intorno a colui che porta la parola, con scelte difficili da compiere che avranno un alto prezzo, qualunque sia la decisione presa.


Ogni persona ha con se una segno, un ideogramma, una parola che ha dimenticato d'avere.
Di cui ha dimenticato il significato.
Le parole non hanno tempo, erano qui prima di ogni cosa, saranno qui dopo ogni cosa.
In ogni religione c'è l'essenza delle parole.
La parola è potere, e c'è chi vuole questo potere, ma questo potere è nascosto, ma a volte particolari eventi possono squarciare il velo che le cela, e allora ci sono entità che vengono a reclamarle.
Si lotta per esse, si lotterà per esse.
Ma su tutte solo una parola ha il potere di chiudere uno squarcio e nasconderle di nuovo.

Anche se non ci sono ombre che si celano oltre lo sguardo, o geometrie non euclidee, anche senza il buio che agisce come una luce nera, anche senza nominare antichi tomi apportatori di oscure verità, anche e sopratutto nel suo cercare di essere il più realistico possibile, anche se le scoperte non vengono da fuori ma sembrano la somma di più indizi che si trasformano in reminiscenze del protagonista che in questo caso è come uno smemorato che lentamente inizia a ricordare in modo confuso la propria vita, anche così, questo romanzo rientra in pieno nel filone lovecraftiano.

Uno dei migliori romanzi Lovecraftiani in cui nulla fa pensare ad un'imitazione.

Così capita che vecchi episodi del passato tornino alla mente e che si leghino al presente facendo avanzare il protagonista lentamente di un altro passo verso la consapevolezza, ma non tutto viene spiegato, e se un pregio del libro è il risultare imprevedibile, se un altro pregio è il suo usare il massimo del realismo per piegarlo fino a creare ombre grottesche, un altro suo pregio è il non voler spiegare tutto ma proprio tutto ad ogni costo, lasciando molte zone buie alla fine.

Giusto come annotazione finale c'è d'aggiungere che Ackerman mori in seguito ad un incidente stradale nel 1980 all'età di quarantanove anni, che il romanzo come gli altri suoi lavori non ebbe molta fortuna, anche se bisogna ammettere che almeno in Italia esso fu pubblicato dalla casa editrice armenia nel 1979, non molto tempo dopo la sua pubblicazione americana.

E con questo si può chiudere, beh poi si potrebbe parlare del suo primo incontro/scontro con Fritz Leiber, iniziato a male parole continuato con una scazzottata e finito a parlare del più e del meno in compagnia di un a birra, oppure delle riserve e dei commenti velenosi mascherati da “amabili ironici commenti” di Asimov, e altro ancora, ma lascio queste cose ad un eventuale futuro post o ad altri se vorranno.


[1] Un conto è essere ricordati da più persone, un conto è per un Ramsey Campbell o un S.T.Joshi trovare materiale originale.
Chiunque apprezzi Lovecraft dia il giusto riconoscimento a Derleth.





5 commenti:

Nick Parisi. ha detto...

Allora Derleth, assieme a Wandrei ebbe l'indubbio merito di salvare le opere di H.P.L dall'oblio, dall'altro bisogna ricordare anche le varie cosiddette "collaborazioni postume" nelle quali molti disastri vennero compiuti.
Però è vero: lode a Derleth, che si dimostrò un grande imprenditore ed un buon amico per Lovecraft.

Coriolano ha detto...

>Nick
Hai fatto più che bene a ricordare Donald Wandrei, a sua volta scrittore corrispondente di Lovecraft e cocreatore della A.H. ma tra i due senza se o ma è Derleth il vero “campione” della causa, poi nessuno nega la faccenda dei suoi racconti cosiddetti “collaborazioni postume”, e se vogliamo essere buoni si può dire che non sono all'altezza degli “originali”, e sul perché ci possiamo fare un intero post che però alla fine, è riassumibile in una sola motivazione: sono racconti DI Derleth, e degli imitatori in pochi si salvano, se ne dovessi citare qualcuno quasi all'altezza dell'originale, citerei solo “Crouch End” di King, ma disastri forse è eccessivo.
Al suo posto con Lovecraft morto che avremmo fatto?
Ora è diverso, abbiamo il taccuino di HPL, le lettere di HPL, racconti e romanzi brevi con biografie analisi e in più raccolte dei suoi lavori da ghost writer, saggi sulle collaborazioni (da vivo) più o meno accentuate, libri bufala “omaggio scherzoso” del necronomicon, saggi contro-saggi etc etc, ci manca solo l'album delle figurine o forse l'hanno fatto e non me ne sono accorto, ma in quel momento dopo l'avvenuta morte di Lovecraft si doveva andare oltre la ripubblicazione dei lavori originali, si doveva pubblicare qualcosa, e la “collaborazione” postuma era l'unica strada possibile.
La cosa importante è che non si è tirato dietro, e se un Colin Wilson arrivava a dare del povero pazzo a Lovecraft aggiungendo che quello sano di mente, e furbo perché no, era Derleth, lui non ringraziava ma gli rispondeva duro “ma chi sei tu”, ”cosa sai fare tu invece di sparlare”?
E si finisce con un racconto di Colin Wilson proprio sulla Arkam House, anzi si potrebbe dire irretito a sua volta dai miti lovecraftiani.
Lasciamo perdere i Nodens e co. che da accenni sono diventati mito aggiuntivo, ma nei fatti i meriti sono troppo grandi per essere offuscati da non riuscite imitazioni.

Glò ha detto...

Sembrerebbe un romanzo pieno di possibilità *__* Non avevo mai sentito nominare l'autore :P Anche secondo me è un pregio che non tutto sia spiegato (ovviamente non in assoluto, si capisce). Intanto prendo nota ^^

Coriolano ha detto...

>Glò
Però se non l'avessi fatto, prendi anche nota della data del post... ;)

Glò ha detto...

Ma dai... -_- Il bello è che ho pure cercato in rete e non trovavo nulla...