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martedì 22 marzo 2016

Vita reale.



Francia Parigi prima ed ora Belgio Bruxelles, qualcuno potrebbe dire che la realtà bussa alle nostre porte, ci tira giù dai nostri sogni e dai nostri incubi di cartapesta, o almeno così mi ha detto un conoscente aggiungendo:
-Come fai a interessarti a certe cose in questi tempi?-
quasi che i miei i vostri interessi fossero una fuga dalla realtà verso mondi fittizi per non vedere non sentire, dimenticandosi o meglio forse non sapendo che nei tanti squarci del possibile, del futuro, della fantascienza, c'era anche posto per visioni simili alla realtà di adesso.

Da giovane volevo essere Ballard, o meglio scrivere come lui, lo trovavo inquietante spiazzante affascinante, avrei voluto saper creare qualcosa tipo un finto reportage da un'Inghilterra in piena guerra civile stile Vietnam, poi lessi altro, sarebbero seguiti altri racconti/romanzi di fantascienza, altri possibili futuri pieni d'insicurezza e violenza che irrompevano nel tranquillo "mondo normale".

Tanti.

Niente fuga, non ci siamo mai allontanati dalla realtà, né l'abbiamo mai esorcizzata, ma ne abbiamo visto le possibili sfaccettature del possibile, tra cui tra le righe c'era anche questa, mondi in cui la cosa peggiore alla fine era la rassegnata normalità degli eventi, degli scontri, degli attentati.

Questo di oggi non è il primo non sarà l'ultimo, casi non più isolati che si ripeteranno si rincorreranno tra scoop rimandi mediatici in cerca d'ascolto tante parole e, facili sicure ricette per soluzioni efficaci, in attesa dell'evento più rumoroso eclatante, affinché i drogati di media di notizie di parole possano avere la loro dose di "eventi live".

C'era anche questo in quelle visioni del possibile.

Il futuro getta pesanti ombre sul passato, e l'averle intraviste non ci da sollievo o rassicurazione, solo un pizzico di consapevolezza. 

Non dirò che non si deve aver paura, non dirò che la vita deve continuare come se nulla fosse, affermo solo che il nostro rispetto per le vittime sta anche nel nostro non tacere, nel nostro non rassegnarsi a quella normalità che consiglierebbe alla lunga un rispettoso definitivo silenzio.

4 commenti:

Nick Parisi. ha detto...

"affermo solo che il nostro rispetto per le vittime sta anche nel nostro non tacere, nel nostro non rassegnarsi a quella normalità che consiglierebbe alla lunga un rispettoso definitivo silenzio"
Concordo al 1000 per 1000!

Glò ha detto...

Il mondo è cambiato, la globalizzazione non è avere ciliegie tutto l'anno. Significa comunicazioni immediate, contatti immediati, masse di persone che cercano di collocarsi. Sarà bene risvegliarsi, il prima possibile.
Altrimenti diremo - tutti - addio ai diritti e alle libertà, contrariamente a quello che si pensa oggi generalmente. Perché serviranno controlli e stati di sospensione dei diritti: ci si pensa?

Obsidian M ha detto...

Bisognerebbe aver paura invece. Brussels è l'ennesima prova che stiamo sottovalutando quanto ci sta succedendo tutt'attorno. La capitale belga era blindata da mesi? E meno male che era blindata!

Coriolano ha detto...

>Nick
Credo sia l'unico vero tributo che si possa dare.

>Glò
Il risveglio dalle proprie illusioni non è mai stato un evento tranquillo, anzi è molto duro, e temo che anche questo lo sarà.

>Obsidian
Infatti, ho sentito troppe volte il "non si deve aver paura facciamo finta di nulla", ma non è stata e non è una soluzione.
Così abbiamo tutto il diritto di chiedere fatti, tutto il diritto di chiedersi se sia possibile continuare così, e tutto il diritto d'aver paura.
Ma paura non terrore o panico, ed è una differenza enorme.
Bruxelles sarà anche stata blindata, ma è anche vero che nessuna fortezza è mai inespugnabile per quanto ben protetta.
Sarò sincero, temo e ne sono sicuro che il peggio debba ancora venire.