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giovedì 24 marzo 2016

Dilettanti.com, e riflessioni di un blogger sui blog.





Mettere a posto o meglio provare ad ordinare pile di libri a volte riserva delle interessanti considerazioni e riflessioni, una potrebbe essere che la componente cartacea dei libri perde gran parte del suo fascino quando si ragiona in termini concreti di, spazio ingombro e polvere, un'altra è che per quanto ci si sforzi nel creare un ordine è l'entropia che alla fine vince, sempre, poi non si può non notare come talune leggi universali siano valide anche per i libri, ad esempio non si trova mai quello che si cerca, tranne trovarselo sempre davanti quando si cerca altro.
Però capita anche d'imbattersi in libri che si pensava d'aver perso in qualche angolo sperduto del tempo e dello spazio.

Come il saggio di Andrew Keen Dilettanti.com.

Un libro che consiglio di leggere, insieme alla sua prefazione, che consiglio di non saltare, un saggio che racconta della rete dal punto di vista disilluso di chi ci credeva, 

e non c'è critico peggiore di un ex credente

certo con una forte sensazione di “già sentito”, del resto sono passati anni dalla sua prima uscita, e certi temi cambiano velocemente, e con una sensazione di negatività che se pur giustificata è forse un po troppo accentuata, tranne nella prefazione nella quale c'è margine per qualche riflessione positiva, che forse si poteva sviluppare in modo più ampio in qualche capitolo.

Ora potrà sembrare strano che proprio io ne parli, e qui per giunta, insomma un blogger da un blog, ma in fondo è un ottimo modo per riflettere su quel che si è.
Come ho già scritto una volta, questo non è un blog "serio"[1], può essere un punto di partenza, ma di sicuro NON è un punto d'arrivo, qui si è nello speakers' corner virtuale, si è "solo" in un blog, e cosa diavolo è un blog, come iniziano?

Wikipedia


Negli anni 90's come pagine personali per parlare dei propri interessi.

Ci possono essere blog più meno importanti, più o meno seguiti, ma in molti casi sono solo persone presenti sulla rete che parlano dei loro interessi, e non a caso nel disclaimer è immancabile l'affermazione "questa non è una testata giornalistica".

Per gentile concessione del blog ed wood l'avrebbe....

Ed è la verità.
Noi non siamo giornalisti, come nella maggior parte dei casi non siamo scienziati intellettuali tecnici, noi siamo "solo" blogger.
Abbiamo degli interessi, delle idee legate ad esse, ne parliamo, ogni tanto qualcuno ci risponde, c'è chi è d'accordo e chi no ma, a meno di non chiamarmi Homer Simpson non cercherei informazioni sul come riparare centrali atomiche su di un blog, forse una ricetta ma di sicuro non una cura per qualche problema fisico.

Ma anche così si possono dire cose interessanti anche in un blog, ci sono molti blog e blogger che lo fanno, ad esempio quelli che seguo lo sono tutti (chi mi sta dando dell'amyketto?!), come accadrà per molti altri che non seguo, ma aspettarsi l'assoluta perfezione & conoscenza, se non la "professionalità"...[2]

Noi parliamo di cose che c'interessano, che ci piacciono, c'è chi lo sa fare meglio e chi meno, ma non si pretende di avere/mostrare una professionalità che non si ha.

Al limite possiamo fare i giochi di prestigio usando le parole, in questo qualunque blogger della blogsfera ci riesce, un esempio?
Don Rodrigo, l'incidente a Chernobyl, patate lesse, Goldrake.
Riuscireste a scrivere qualcosa mettendo tutto insieme, facendo in modo che sembri parte di un post molto più grande?

L'incidente fu di per se inevitabile dal momento in cui chi aveva posizioni di comando si comportò come un moderno Don Rodrigo, facendo valere e pesare il suo potere per vincere paure dubbi timori e perfino buon senso nell'effettuare un test in cui, le più importanti misure di sicurezza venivano violate
Un disastro.
Una tragedia.
Quando i problemi iniziarono ad essere palesi anche dall'esterno, su un ponte stradale di Pripyat da cui si aveva una buona visuale della centrale si radunarono diverse persone incuriosite da quello che stava accadendo. Se prima il loro pensiero poteva essere andato ad eventi sportivi politici familiari o solo sul se avrebbero avuto patate lesse per pranzo o cena, ora il tutto veniva spazzato via da quello che stava accadendo in lontananza, quello che non potevano sapere era che proprio in quella direzione veniva sospinta dal vento un'altissima concentrazione di contaminanti radioattivi, quello che non potevano sapere ma che avrebbero scoperto sulla loro pelle era che da testimoni erano destinati a loro volta a diventare parte di quell'evento, su di un ponte che sarebbe stato poi ricordato come “il ponte della morte”.
Chernobyl appartiene a quel genere di eventi che decima i suoi testimoni, e che a meno di non essere un Superman un Goldrake o un molto fortunato predestinato, lascia ben poco tempo da vivere ai testimoni oculari più vicini, quasi portasse con se una maledizione che spinge all'oblio e al silenzio.[3]

Blog blogger e tutta la rete in generale, c'è del male ma c'è anche qualcosa di buono, quello che non c'è più almeno da noi è l'illusione di una grande svolta utopistica ma, parlo da italiano[4] con tutto il rischio di un potenziale "lost in translation", magari altrove questa grande illusione è ancora forte.

Ovviamente il saggio di Keen parla anche, e molto, di altro, se mi sono fermato ai blog è perché alla fine ognuno finisce per parlare del proprio orticello.

Comunque se vi capita leggetelo, ne vale la pena.

E ora posso mettere via questo libro con la certezza che appena l'avrò fatto scomparirà nel nulla, o mi starà sempre tra i piedi.
In fondo gli ebook non sono male...



[1]Il blog che Ed Wood avrebbe fatto meglio. No dico, più chiaro di così!
[2] Ma poi non si era detto che noi blogger lo si faceva (SI DOVEVA!!!) solo per l'onore la gloria gli alti principi e sopratutto, gratis? Ho una notizia, l'eccellenza richiede tempo ed impegno, molto tempo ed impegno, più di quanto ha a disposizione un blogger.
[3]Sia chiaro, pieno rispetto per le vittime di quel disastro. Anche se sembra un gioco, ma non lo è, ho scritto quel frammento scrivendo quello che avrei scritto se fosse stato un post "vero".
E in minuscolo lo è.
[4]Noti pessimisti cosmici.

2 commenti:

Glò ha detto...

Interessante il libro, potrei anche cercare di procurarmelo!
Le riflessioni a seguire sono tutte condivisibili e talvolta sarebbe buona cosa ricordare che un blogger dovrebbe: divertirsi. Penso che l'idea di base, condividere una o più passioni, dovrebbe sempre ricordare a tutti che ciò che è interessante è l'interazione (attiva, passiva... non apro lunghe disquisizioni su commentatori e presenza), avere la possibilità di confrontarsi con i pensieri altrui.
Sono da troppo poco tempo nel mondo virtuale, non c'ero agli inizi di internet e il blog è un'idea per altro collettiva nata non da troppo tempo. (Ti aggiorno: adesso siamo in tre, anche se per motivi di vita - come diciamo sempre - i ragazzi, Michele e Paolo sono poco presenti). Pensare e costruire insieme è possibile perché siamo tre amici (di web) e abbiamo idee forti, ciascuno, uno stile personale... Perché dico tutto ciò? Perché penso che un blog sia efficace non per i numeri che fa. Intendiamoci: non fa schifo a nessuno avere utenti e commenti, personalmente sulle visite faccio poco caso, ma so che in qualche modo mi espongo e ne sono responsabile: il mio rispetto verso chi legge è continuare a fare "bene" (per quello che è nelle mie possibilità e capacità) senza vendere in "nulla", ma onestamente proporre idee (anche stupide, sì).
Chi non si diverte... oh se lo dimostra!
Il buono e ciò che non lo è, sono nella rete così come nella vita reale: ma c'è davvero differenza? Non parlo ovviamente della costrizione del mezzo, parlo di atteggiamenti delle persone, che, sì, sono amplificati nel virtuale ma si incontrano anche per strada. Per cui, fare bene, provarci, è il "buono" dei bloggers, con le mille differenze e sfumature che caratterizzano ciascuno in positivo o negativo.
Buone giornate festive e a presto ^^

Coriolano ha detto...

>Glò
Blog collettivo allora.
Ci si diverte e si prova a dire cose interessanti, al meglio che si può, non ci si può chiedere altro, poi c'è il rischio di prendersi troppo sul serio, ma quello c'è in ogni campo, quanto al parlare anche di cose "stupide", diciamo che la rete ci permette per ora questa libertà.
Ho potuto parlare di My Little Pony e Adventure Time, e allo stesso tempo di proposte di legge che mi sembravano (loro) "stupide" come di eventi politici e non, ed è piacevole la sensazione di libertà nel poterlo fare, senza dover seguire un copione prestabilito nel quale si è solo "seri" o "leggeri".
Almeno per ora.
Chissà un giorno per essere blogger o youtubber si dovrà passare un esame prendere una patente e pagare le relative tasse, questo come freno al "far west" della rete, scordandosi che la gente di fuori è la stessa che è dentro.
Auguri anche a te.