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mercoledì 16 marzo 2016

Dai nemici mi guardo io mentre dagli amici... The guardian, L'amico silenzioso [1984]






Ci sono film che sembrano introvabili, si ricorda solo che sono usciti nei cinema in un certo tempo, e poi si resta sorpresi quando la ricerca porta ad una produzione per la TV del decennio "sbagliato", e così è per “The Guardian” o anche “L'amico silenzioso”, un film che nei ricordi sembra più appartenere ai 70's per storia ambientazione ed estetica, si perché anche l'estetica ha il suo peso nello stabilire un legame reale o ideale con un determinato periodo, e in molte serie degli anni 70's[1] le immagini lo sfondo lo scenario tutto ha un alone d'imperfezione di non curato, siano le strade sporche con l'asfalto rovinato, i palazzi con i vetri rotti e crepe qua e là, o i vestiti le facce stesse delle persone, una sensazione di rotto sciatto grezzo



come confronto si possono usare le serie degli anni ottanta[2], e già un Automan o un Manimal [3] mostrano differenze, si percepisce ordine precisione e, anche nel caso di una discarica, ci sarebbe una sensazione di “miglioramento della realtà”.

Estetica e ironia, il suo eccesso, il suo essere fastidiosamente esagerata, la leggerezza di molti soggetti caratterizzati dal non prendersi/prendere sul serio, quelle caratteristiche degli 80's[4] che in The guardian sono del tutto assenti, poi i due protagonisti, Martin Sheen aka Charlie Hyatt, Sheen o l'antagonista nella zona morta, il protagonista di Apocalypse now, e Louis Grosset Jr aka Mack, che non è il duro sottufficiale carogna però di gran cuore, che non è la spalla compagnona di Chuck Norris, che non è l'aviatore esperto e guida saggia di aquila d'acciaio, ma che invece in The Guardian da la sensazione di essere un sosia solo somigliante a quel Grosset, con una sfumatura che rimanda sia pure alla lontana a Shaft, che è primi 70's, e di quelli duri e puri.

E allora è comprensibile che ci si sbagli nel ricordarlo.

Si comincia dalla grande città, da un condominio per gente benestante, un posto tranquillo per gente tranquilla, il punto di rottura, un grave episodio di violenza che è il culmine di una situazione latente, la paura l'inquietudine la voglia di sicurezza, poi la decisione proposta da Charlie, se anche la polizia sembra impotente si prenderà qualcuno, non un semplice portiere quanto un custode, un vigilante. La ricerca non è lunga, in un altro condominio c'è la persona adatta, andrà benissimo, c'è la sensazione accennata che sia un modo garbato per liberarsene ma si parla bene di lui, quindi viene ascoltato valutato, e lui Mack da parte sua è formalmente cortese, forse troppo freddo, comunque appare sicuro, deciso, inoltre le referenze sono buone quindi il lavoro è assicurato.

Il condominio ha il suo guardiano e può tornare a sentirsi tranquillo, e se i titoli italianizzati sono a volte ridicoli e del tutto fuori tema, in questo caso "L'amico silenzioso" può stare alla pari insieme a quello originale, perché si c'è il guardiano ma c'è anche l'amico premuroso, una presenza che pur senza mai alzare la voce sa convincere e guidare gli altri verso le decisioni che ritiene più giuste, che sia piazzare sistemi di videosorveglianza o impostare precise regole di comportamento, certo la sua presenza inizia a diventare "ingombrante" ma almeno da sicurezza, certo coloro che ruotavano intorno al condominio pur non facendone parte se prima tollerati, ora vengono allontanati uno dopo l'altro con metodi duri, e se poi un tentativo di furto si conclude con l'uccisione del ladro, beh, tutto è stato fatto secondo legge.

Niente viene evidenziato sullo schermo, tutto pare giusto legale privo di possibili dubbi,quello che si vede è sempre un cortese distaccato Mack, è Charlie ad intuire un possibile lato oscuro del guardiano, è lui a raccogliere tanti particolari fino a farsi l'idea che Mack non sia una soluzione ma un problema che va risolto allontanandolo, forse si sente responsabile, o forse si sente in competizione perché suo figlio è affascinato dalla figura del "guardiano", o forse perché gli spetta l'etichetta che si potrebbe definire dell'intellettuale, ma anche fosse non è una caricatura non è la rappresentazione del "maledetto liberal", anzi si potrebbe dire che ha quel ruolo solo perché a differenza degli altri si pone delle domande e cerca delle risposte agendo in base a quello che crede giusto, ed è lui che inizia a contrapporsi sia pure a distanza con Mack, e infine a cercare di provocarne l'allontanamento, ma il mezzo per farlo una riunione condominiale nella quale avanzare la proposta viene bloccata dallo stesso Mack.
A Charlie non resta altro che andare a cercare nel dopolavoro il suo antagonista, lì nel suo quartiere, a casa sua, per un confronto faccia a faccia.



E' la parte finale, l'arrivo in Taxi, strade buie deserte marciapiedi sporchi mal illuminati pozzanghere fango freddo case distanti macchine ammaccate, l'essere soli in uno dei quartieri peggiori eppure, non ci sono dubbi sul cosa si deve fare, si va avanti fino ad una casa normale ma che da l'impressione d'essere un presidio isolato solo che, non c'è nessuno, è inutile bussare alla porta o alla finestra, il confronto dovrà essere rimandato, è il caso di tornare indietro, meglio provare a chiamare un taxi sempre che la cabina telefonica funzioni in quel tempo pre-telefonini, ed è allora che ci si accorge di essere in un altro territorio, che quello non è il proprio mondo, a ricordarglielo è una gang, e che i ragazzi siano neri o latinos e lui il bianco benestante non deve trarre in inganno, sarebbero potuti essere dei redneck poco amichevoli senza cambiare nulla, qui l'unica cosa importante è che lui ha sconfinato, che è lo straniero l'altro il capro espiatorio la facile preda da derubare o il rappresentante di quelli che si vedono di sfuggita nel loro mondo agiato nel quale loro sono gli stranieri.



Come se ne esce? Forse provando a parlare, sempre che si sia ascoltati, sempre che dall'altra parte si voglia ascoltare.

In altri film sarebbe il momento giusto, quello della “lezione educativa”, e volendoci mettere una morale sarebbe stato facile, si poteva chiudere sulle immagini di Charlie circondato e aggiungerci una voce fuoricampo, no troppo ai confini della realtà meglio passare alla scena successiva, in ospedale o al cimitero, per l'eventuale dopo nel quale altri, possano suggerire cosa si deve pensare, oppure ancora il protagonista poteva fare l'eroe o aspirante tale, diventare come Mack o, anche poteva provare a fuggire e anche quello sarebbe stata una risposta, invece si finisce con Charlie emotivamente spezzato, giù a terra senza la forza la voglia la capacità di lottare, capace solo d'implorare piagnucolando che non gli si faccia del male.

Perché lui era lì cosa doveva fare cosa doveva dimostrare?
Non importa, niente ha più importanza, c'è solo il desiderio di andar via lontani, d'essere e sentirsi al sicuro.

E' in quel momento che arriva Mack, che non è più l'antagonista ma l'unico amico su cui poter contare.

Se uscito per fare la spesa o buttare la spazzatura non importa, quello è il suo mondo, ne conosce le regole ed è pronto a seguirle senza farsi troppe domande o scrupoli, ma cosa può fare una persona sola contro tante?
Quando uno dei ragazzi si ritrova a terra col braccio spezzato arriva a tutti l'idea che forse è meglio lasciar perdere.
Risolto il problema Mack si avvicina a Charlie e...


il signore sta bene, ha bisogno d'aiuto, forse un caffè l'aiuterebbe, questo è un quartiere pericoloso, vuole che la riaccompagni a casa?

Il giorno dopo tutto è come sempre, Mack è al suo posto, saluta i condomini di passaggio, da parte sua Charlie sta uscendo, il tempo di un breve saluto tra i due e poi fuori sulla strada, tranne poi voltarsi e guardare in silenzio l'altro.
Di nuovo niente parole in sovra-impressione o voci fuori campo, solo il rumore della strada delle auto una sirena che passa, le due immagini sovrapposte dei due protagonisti che si guardano in silenzio.



Non ci sono spiegoni non ci sono bignami sul cosa (sia giusto) pensare, se uno vedesse solo il finale forse si chiederebbe cosa diavolo significhi, di sicuro qualcuno anche vedendo tutto il film se lo sarà chiesto, ma in questo caso non è la risposta che è importante quanto le domande, e all'uscita sulla TV di questo film ci furono riserve perché le sole risposte erano troppo poco.

NY Times 1984
Il mio inglese è pessimo ma ho il "lieve" sospetto che il finale non sia stato gradito, qualcosa del tipo

“ok bene le domande ma le risposte? E gli autori non potevano schierarsi?””

Meglio essere sicuri, meglio pensare come Mack oppure Charlie ha ragione, e poi i metodi del guardiano non sono quasi uguali a quelli dei potenziali pericoli, ed è giusto ciò o ci dovrebbero essere dei limiti, e cosa si è disposti a fare subire per essere sicuri?
Mi verrebbe da aggiungere che una risposta "imparziale" assoluta buona per tutti non c'era allora e, non c'è adesso.

In caso contrario, se gli autori si fossero “schierati” il risultato sarebbe stato simile ad un episodio di Law and order...

...un ladro viene ucciso in un condominio da un vigilante, in base alle prime risultanze pare che l'azione sia stata corretta, ma rompendo il muro di silenzio un inquilino Charlie parla e getta pesanti sospetti sull'accaduto accusando il vigilante Mack di omicidio volontario, segue indagine da parte degli investigatori, saltano fuori situazioni sospette, indizi, alla fine la procura ha tutte le prove necessarie per imbastire un processo indiziario.
Il procuratore McCoy si scontrerà con la difesa di Mack e con l'aiuto del testimone Charlie cercherà un'incriminazione, ma come finirà?
Vincerà la testa, McCoy- e i freddi codici giuridici, oppure la pancia, una giuria resa favorevole ai metodi spicci e con tanta voglia di porre un freno alla criminalità?

Un caso difficile per il duro McCoy
"Testa contro pancia" il motore di molti episodi di Law and order, e lì un verdetto, una risposta seppur dubbiosa ci sarebbe.
Ma sarebbe un finale migliore?
Ma in questo caso è solo un problema di testa vs pancia? 
Sicuro?

Se si cercano risposte questo è il film sbagliato da vedere, pone domande ma nessuna risposta, e forse è questo che lo rende attuale, ma credo di essere in minoranza in questo tempo del citarsi addosso della ridondanza e dei mega super spiegoni che tutto chiariscono[5].
Prima di chiudere giusto il notare come questo film sia poco conosciuto ma al tempo stesso così positivamente ricordato da quei pochi/pochissimi che lo ricordano, e questo un qualcosa vorrà dire, comunque non speriate di vederlo in TV, mi pare d'averlo visto una sola volta, le repliche forse le ho perse o forse per strane ragioni non ci sono state, e se così fosse, anche per questo una ragione ci sarà.



[1] Ok non sempre, ok ci sono le eccezioni...
[2] Ok non sempre, ok ci sono le eccezioni...
[3] Non le migliori anzi, credo che all'inferno usino queste due serie come orrenda punizione trasmettendole su tele-Hell 24h su 24.
[4] Ok non sempre, ok ci sono le eccezioni... mi sto ripetendo?

[5] Non è che questa voglia di voler sapere TUTTO, questo accendere i riflettori su ogni piccolo angolo buio, non sia una voglia di sicurezza?  

3 commenti:

Nick Parisi. ha detto...

Bentornato davvero!

Glò ha detto...

La questione di apprezzare o meno un'opera in base al finale credo sia sempre attuale. Le storie che non hanno una soluzione ben definita, quelle che portano a pensare e a farsi domande, sono poco tollerate. Faccio un esempio in campo letterario, perché troppo spesso mi imbatto nella medesima lagnanza: nei romanzi di Murakami raramente il finale è risolutivo, il lettore ne deve fare di strada da sé, dopo, se vuole si capisce :D Il problema è che spesso non vuole, così lo scrittore diventa opportunista (per dirla sobria, s'è capito no?) o incapace a livello tecnico di proporre la soluzione. Ecco appunto, la soluzione chiara e netta, sia mai che si debba pensare o scavare un poco dentro di sé, sia mai.
Non ho mai visto questo film, vedrò di tentare il recupero ;) E ancora bentornato! ^_^

Coriolano ha detto...

>Nick
:)
>Glò
In questo caso non è tanto come finisce, in fondo The Guardian un finale netto e comprensibile lo l'ha.
Charlie alla fine si arrende, ma i suoi dubbi con ripensamenti restano, Mack resta con le sue certezze, quello che manca ad una parte degli spettatori, almeno secondo me, è che non ci sia nessuna freccia lampeggiante ad uso e consumo di chi vuole essere guidato.
Si guarda e si pensa -Ok ma noi dove ci si mette se nessuno ce lo dice?-.
Poi sull'apprezzare qualcosa in base ai finali, sul "come finisce" ci sarebbe molto da aggiungere.