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giovedì 5 marzo 2015

L'uomo dei sogni, ovvero lost in translation.








Una fattoria isolata tra i campi dell'Iowa, un uomo la sua famiglia e una vita tranquilla fino ad una sera in cui mentre cammina in un campo, sente una voce dal nulla.

If you build it, he will come
Quella voce tornerà e spingerà il protagonista [Kevin Costner] a usare parte della sua terra per costruire tra lo stupore generale un campo da baseball, e quando il campo sarà ultimato in ogni dettaglio, luci comprese, sempre di sera arriverà un giocatore del passato a chiedergli se lui ed altri possono giocare lì, e da quel momento comincerà un viaggio alla ricerca di persone ricordi, ma sopratutto di un passato rimasto in sospeso.

L'uomo dei sogni o Field of dreams [1989] non pare un film complicato, ci sono voci visioni fantasmi, eppure non è uno dei soliti film sul tema, l'elemento soprannaturale appare molto sfumato, e alla fine del film quando il significato di quel "costruiscilo, e lui verrà" si chiarisce, resta la sensazione d'aver seguito un storia con qualche spunto fantastico tanti buoni sentimenti e, poco altro.

Ed è così, almeno in parte.
Eppure questo film è molto amato, addirittura in una lista di film Fantasy di tutti i tempi è al sesto posto ma, come è possibile?
Com'è possibile che questo film così semplice abbia un tale impatto almeno per gli americani?





Quello che sfugge è l'essenza di questo film in cui il baseball non è un semplice sfondo, e ci sfugge perché per noi mazze e guantoni sono un qualcosa di estraneo, non ne capiamo i termini, i giochi di parole, i riferimenti diretti o indiretti, ma sopratutto non ci dice nulla, invece basta nominare un "Italia Brasile" per pensare che si parli di calcio, per avere associazioni d'idee ricordi emozioni date storie aneddoti, e anche il gergo del calcio ci è familiare, si sia tifosi oppure no, così p
arlare di gara di ritorno di zona Cesarini di salvarsi in calcio d'angolo riporta a qualcosa di conosciuto, come familiari sono i colori e simboli delle principali squadre di calcio, ma sopratutto può diventare il modo per mostrare un tempo, per caratterizzare dei personaggi, così ecco Fantozzi con la sua frittatona e rutto libero, oppure il film Italia Germania 4-3 che è il titolo di un film del 1990, ma col baseball questa vicinanza questa familiarità non c'è, al massimo si conoscono le regole di base, magari la differenza tra strike ball valida e foul, che il campo di gioco viene detto diamante, il significato di termini come inning ricevitori basi piene battitori... ma oltre non si arriva, è una conoscenza superficiale che finisce lì, non c'è un equivalente Baggio o Paolo Rossi in qualche parte nella memoria, non c'è un senso un ricordo una data.
Così si resta indifferenti in questo film, anche quando quando un giocatore del passato arriva in quel campo, quello che notiamo è che non è il classico fantasma né una visione ma che ha tutto l'aspetto di essere reale, e in fondo questo non è un film di fantasmi classico, e che lui sia proprio Shoeless Joe Jackson non ha alcun significato, non da nessuna rivelazione, potrebbe anche essere un Mike o un John qualsiasi tanto sarebbe lo stesso, e qui dopo il Baseball c'è la seconda grande scollatura tra uno spettatore americano e noi.

Ma chi era Shoeless Joe Jackson?


Prima di continuare si deve premettere una cosa, come questo sport definito come il passatempo degli americani sia molto presente nella stessa letteratura americana, a differenza ad esempio del calcio da noi.
L'Italia appare come un paese di tifosi ma il calcio, quando lo si cerca sui libri alla voce letteratura, sembra assente, certo non si manca mai di ricordare un "Ad un vincitore nel pallone" di Leopardi che in fondo non c'entra nulla, ma se si va a vedere oltre i casi isolati si nota come tra letteratura e calcio sembra esserci una grande distanza, non che manchino libri sull'argomento, ma sono cose "del settore": c'è la biografia del ex calciatore, c'è quello che analizza il fenomeno da un punto di vista sociologico, ma mancano romanzi in cui letteratura e calcio si fondino per raccontare un tempo della gente e un mondo, mentre ad esempio mi basta pensare ad uno scrittore straniero per ricordare Hornoby e febbre a 90.
Manca il libro in cui il calcio sia stato usato per raccontare l'Italia e gli italiani, o se c'è è passato del tutto inosservato, mentre sembra che l'argomento sia buono solo per creare categorie, marcare differenze oppure ostentare superiorità: Panem et circenses, tizi in mutande che corrono dietro una palla, i gusti della gggente... ben diversa è la situazione americana, forse perché è una nazione più grande, forse statisticamente è più facile che si possa finir per scrivere anche di baseball, oppure viene da pensare che lì non ci si tenga a distanza dalla famigerata gente e il suo mondo, comunque qualunque sia la risposta non mancano romanzi o storie sul baseball che però, spesso usano quello sport come un pretesto per raccontare altro, e lo si trova un po ovunque che si parli dello stranoto King come di Philip Roth o DeLillo, e lo stesso Field of dreams è la trasposizione di un romanzo di WP Kinsella il cui titolo è proprio Shoeless Joe, e già il titolo indica che è importante chi sia quel giocatore, che per gli americani è quello che per noi potrebbe essere un Maradona o un Pelè, ma non solo.


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Giocatore professionista dei primi anni del novecento, campione di quel periodo, è anche uno di quelli implicato nello scandalo ricordato dei Black Sox, in pratica una storia di partite truccate, e per questo radiato.
Non è quindi solo la figura monocolore del grande campione del passato, ma è anche l'eroe sportivo caduto nella polvere, è il vincitore e allo stesso tempo il vinto, è quello a cui leggenda vuole che un giovane tifoso chiedesse disperato

Say it ain't so, Joe,
una figura su cui adesso non mancano dubbi sulla reale colpevolezza in una voglia di riabilitazione postuma, ma sopratutto è stato nel baseball uno dei migliori.

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Il migliore, e quello è anche il titolo di un altro film sul baseball del 1984, quello con Robert Redford per chi l'avesse visto di sfuggita, film che anch'esso è a sua volta trasposizione di un altro romanzo che nell'originale ha lo stesso titolo, The Natural di Bernard Malamud.
The natural, il fenomeno naturale, colui il cui talento è tanto forte da non necessitare di costante duro lavoro e impegno per migliorarsi, perché lui è già il migliore, e questo atteggiamento costerà caro al protagonista, e “natural” come naturale semplice ingenuo nel non capire che il talento da solo, se non allenato affilato curato, alla fine si spegne.[1]

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Se si tiene conto del solo film si può restare perplessi nel leggere quello che ho scritto, anzi basterebbe aver visto il solo finale de "Il Migliore" con quella corsa vittoriosa sotto una pioggia di scintille per chiedersi se non abbia scritto idiozie, ma quella è una corsa che nel romanzo non c'è, perché la storia raccontata da Bernard Malamud è molto diversa da quella del film e non solo nel suo finale, anche se entrambi hanno molto in comune a partire dal personaggio principale, Roy Hobbs, che a sua volta è ispirato proprio da Shoeless Joe, e tanto basta per poter dire che entrambe le versioni, romanzo e film, sono giuste seppur diverse perché alla fine non si parla di un vincente o perdente, ma di un eroe sportivo nella sua versione tragica e non.

Così tornando a Field of Dreams, abbiamo un film che già dagli inizi ci sfugge in quanto lontano da noi è il baseball che non è sfondo ma messaggio, e che ancor più si allontana dalla nostra comprensione quando arriva un personaggio che ha un forte valore simbolico, che però è per noi anonimo, e col proseguo del film le cose non migliorano, col risultato che di quel film capiamo ben poco rispetto al suo pubblico di riferimento.

Basta prendere un film a caso, Signs [2002] ad esempio per accorgersi come sia molto più semplice da capire.



A caso ma, non tanto...


Anche lì una famiglia e una fattoria isolata, vasti spazi campi e piante alte dove perdersi, anche in quel caso non manca un piccolo riferimento al baseball, anche lì una voce che in questo caso sono delle delle ultime parole
"Tell Merrill to swing away"
ma questa volta c'è un senso di minaccia di pericolo che inizierà a manifestarsi in modo sempre più evidente, fino alla scoperta dei segni, c'è la perdita della fede, c'è il suo ritrovarla, Signs possiamo capirlo, il linguaggio è comune non richiede molto oltre la conoscenza base del "genere invasioni", possiamo capire i timori le crisi di coscienza di Mel Gibson, mentre molto ci sfugge delle scelte e delle motivazioni di Costner a partire da quel "costruiscilo e lui verrà", questo perché da noi padri e figli non vanno a fare qualche lancio o qualche battuta insieme, perché ci è ignoto il valore nostalgico del baseball, il suo illudere che le cose non cambino mai, il suo vivere di statistiche di medie battute, il suo "unire" cosi differente dalla visione del tifo calcistico che divide, così ci restano i buoni sentimenti, qualche fantasma e visione fuori della norma in un film che però non è un film di fantasmi, ma di riconciliazione col proprio passato.

Come dire che basta poco per perdersi qualcosa "nella traduzione", lasciandoci l'illusione di poter capire ogni cosa, ogni messaggio, trama o sotto-trama, per poi meravigliarci dei gusti degli altri.






[1] Nota criptica, o almeno credo che si dica così....
Ma questo romanzo ad esempio è figo perché parla di un "perdente", oppure reazionario per via della sua "ideologia sbagliata", col suo "se non ti dai da fare per essere il n°1 cadrai nella polvere"? Oppure questo modo di ragionare su perdenti vincenti e ideologie varie è, stupido? Non è come salire dall'alto del proprio credo e fare la morale e decidere per gli altri cosa è giusto e cosa sbagliato?
E come si fa a mettere Chinaski come cantore dei perdenti? Ma chi lo nomina a sproposito ha mai letto ad esempio la poesia "The weak"?






5 commenti:

Nick Parisi. ha detto...

A me di "Field of Dreams" piacque molto a parte l'interpretazione di Costner, stranamente abbastanza asciutta rispetto al suo solito anche il finale, che non sto lì a svelare ma che dà un senso diverso a tutto il film.

Obsidian M ha detto...

Aspetta... aspetta... quella copertina di Urania è ovviamente un fake, vero?

Coriolano ha detto...

>Nick
Ad essere sincero la cosa che più notai era che tutto mi pareva strano, e non poco.
Credo sia uno di quei film che per essere apprezzati, debbano essere visti più di una volta.
Costner l'ho trovato un po eccessivo in JFK, anche se ho molto apprezzato quel film, pur nei suoi eccessi.

>Obsidian
Purtroppo è un fake, il "Creatore di profezie" scritto da Chinaski mi fa pensare che sarebbe stato, un romanzo grandioso. ;)

Glò ha detto...

A me Field of dreams è piaciuto, non dico di averlo "compreso" nel senso che tu intendi nel post.
Però... forse ho imparato a conoscere almeno un poco la cultura americana leggendo DeLillo, Roth, ecc. E certamente, la distanza c'è, è palpabile.

Coriolano ha detto...

>Glò

La distanza c'è ovunque, solo che leggere aiuta ad ampliare gli orizzonti e capire le differenze, o almeno così mi sembra se ripenso al mio passato da ex lettore forte.