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lunedì 8 dicembre 2014

Airport series, la bandiera catastrofista.





Quando si accenna al filone catastrofico non si può ignorare la serie Airport, che comincia nel 1970 e segue con i vari sequel: Airport 1975 (1974), Airport '77 (1977) e Airport '79 (1979), una serie longeva che dura tutto un decennio, e che ha il via con quello che dei quattro meno appartiene al filone, e il primo Airport sembra più il racconto resoconto di un giorno movimentato in un aeroporto, con la solita routine di sempre e problemi da gestire come tempeste di neve o aerei bloccati sulle piste, un giorno come tanti nel quale però irrompe il grosso imprevisto, un attentatore con una bomba in un aereo in volo, ma non è terrorismo, solo il disperato tentativo di risolvere problemi familiari incassando i soldi dell'assicurazione sulla vita, da qui inizia la situazione di pericolo che nel suo svolgersi però si discosta dagli schemi classici dei film catastrofici, non concentrando tutta l'attenzione sui passeggeri e sull'aereo in difficoltà, ma spargendola su più livelli, su più intrecci tutti connessi tra loro e che legano gli addetti dell'aeroporto a quelli della torre di controllo, ai piloti ai manutentori delle piste, ai familiari dei protagonisti quasi a creare il racconto “corale” di un giorno storto, il tutto senza allontanarsi troppo da un certo realismo e, il film tratto da un romanzo omonimo di Arthur Hailey, si rivelò un grande successo fornendo anche lo spunto per film simili come Skyjacked (1972), e non poteva essere diversamente, un aereo con i suoi passeggeri sui quali incombeva la tragedia, era un'idea che si prestava al tipo di cinema che in quel momento piaceva.
Con tali premesse un seguito appariva scontato, cosa che avvenne seguendo i gusti del pubblico.
Così in Airport 1975 (1974) si rispettano i canoni classici del genere catastrofico, quindi l'attenzione viene spostata quasi del tutto sull'aereo sul suo “carico umano", la tragedia viene resa incombente e allo stesso tempo, tutto diventa più "spettacolare", c'è lo scontro tra l'aereo passeggeri e un piccolo aereo da turismo, l'equipaggio resta ucciso o gravemente ferito, e si finisce con l'aereo tenuto in volo da una hostess che cerca di seguire i suggerimenti che le vengono dalla torre di controllo, da qui il tentativo tra “l'eroico il disperato e il folle” di far arrivare un pilota dentro l'aereo tramite un elicottero, il primo tentativo che fallisce tragicamente, e seguente ed ultimo che invece ha successo così che si possa far atterrare l'aereo.
La differenza col primo film è netta, più azione, spettacolarità, poi dramma, eroismo tensione e, non mancano le vittime predestinate, e la scelta viene premiata con dei buoni incassi, del resto è il tempo dell”Inferno di cristallo” (1974) di Earthquake (1974), di un genere che interessa ma sopratutto, incassa.



E qui una riflessione.
Sono fantascienza i film catastrofici?
Alcuni si, molti post apocalittici lo sono, ma per molti altri la definizione di fantascienza va stretta, o è del tutto fuori luogo mentre più precisa sarebbe quella di film drammatici, d'azione, e guardando a quel periodo si nota la grande differenza d'incassi tra film catastrofici, ma pur sempre “reali”, e ad esempio film di fantascienza. 
Non c'è confronto, quindi l'unica strada per chi produce film è quella di seguire l'idea vincente, e non di tentare altri poco renumerativi generi, c'è solo un problema, se il primo sequel poteva anche essere “facile” da immaginare, come si poteva fare nel terzo a riproporre di nuovo l'accoppiata: “aereo+tragedia imminente”?
A giudicare dal risultato, la risposta è stata quella di dare “ancora di più”.
Ancora più spettacolarità, più situazioni ai limiti, azione, così questa volta c'è un dirottamento, c'è il triangolo delle Bermude (ma solo come solo sfondo, privo delle sue connotazioni misteriose), poi c'è il precipitare degli eventi, un ammaraggio,  una situazione che si trasforma in un simil Poseidon (di nuovo lui, quello del 1972), e le domande:
riusciranno i soccorsi a capire che l'aereo ancora intatto e con molti sopravvissuti al suo interno, è adagiato sotto il fondale del mare?
Qualcuno dei passeggeri riuscirà a raggiungere la superficie per dare l'allarme, e guidare i soccorsi?

Questo è Airport '77 (1977), film che riesce ad ottenere un discreto successo, tale da far pensare che possano esserci i margini per un altro capitolo, eppure... è difficile quando si fa un film indovinare sempre i gusti degli spettatori, un film si può rivelare in modo imprevedibile un grande successo o un grosso flop per le ragioni più diverse, eppure a volte basta guardarsi intorno per avere qualche indizio, e nel caso di Airport '77 tutto lasciava intravvedere che si era arrivati a “raschiare il fondo del barile”, che i gusti stavano cambiando in modo radicale, che il genere stava saturando l'interesse degli spettatori, che forse non c'era posto per un altro sequel.
La data: 1977.



Airport '77 esce ai primi di quell'anno e pur ottenendo un certo riscontro, da subito viene eclissato da altri film. Quello è l'anno della svolta per la fantascienza con l'enorme successo di Guerre Stellari (1977)[1], quello di Incontri ravvicinati del terzo tipo, ma anche altri generi è modi di raccontare diversi attraggono l'interesse degli spettatori, e quello è l'anno del primo Rocky e di tanti altri film che mostrano come il pubblico inizi a cercare qualcosa di diverso, "dalla solita catastrofe". Una tendenza che avrebbe dovuto far riflettere e che si sommava ad un'altra:
ogni sequel di Airport incassava meno del precedente.
Insomma c'erano tutti i segni per avere più di un dubbio sulla validità di continuare, ma nonostante tutto nel 1979 esce l'ennesimo capitolo, e immagino che tutti nell'idearlo si siano chiesti come renderlo ancora "più" interessante, emozionante, entusiasmante, arrivando alla semplice soluzione di dare di più di più di più...

Ma si poteva fare in altro modo?

Il genere catastrofico ha un difetto, è come il detersivo che sbianca più bianco del bianco, ad ogni sua nuova uscita deve sempre promettere di pulire ancor più di prima, oltre che essere migliore dei suoi concorrenti, ma non solo, che la sua efficacia è stata tanto migliorata che, basta il 50% di prodotto in meno, per ottenere lo stesso risultato.
E Airport '79 è più spettacolarizzazione, più problemi, più pericoli, e un aereo più grande più nuovo, anzi, niente di meno che un Concorde, e il “più” è una storia con qualche “piccolo buco” nella sceneggiatura, e disastri potenziali a ripetizione il tutto “on steroids”, una trama in cui tutto ruota sui tentativi di uccidere una passeggera, una giornalista autrice di una scomoda inchiesta, e non in modi discreti, ma facendo il tutto in grande stile dapprima cercando di abbattere il Concorde con un missile di ultima generazione, poi con un caccia, e solo alla fine con un più discreto (ed efficace) sabotaggio, al che segue un atterraggio di fortuna, e visto che già c'era stato un ammaraggio nel precedente sequel, questo avviene niente di meno che sulle Alpi, tra montagne piste di sci e tanta neve.

Un flop.

Airport '79 fu oscurato da film come Superman, Alien, Rocky II, I Guerrieri della notte, insomma il tempo era proprio cambiato, e altre storie altri generi come la fantascienza avevano mostrato di interessare gli spettatori e, cosa più importante, fare molti incassi mentre allo stesso tempo, altri film appartenenti allo stesso filone di Airport fallivano uno dopo l'altro.
Così colava a picco il sequel del Poseidon “Beyond the Poseidon Adventure” (1979), falliva Meteor (1979) che pure più si avvicinava ai nuovi gusti, ma non solo, l'anno successivo l'uscita di "Airplane" (L'aereo più pazzo del mondo), parodia di tutta la serie "Airport", e del genere catastrofico, col suo successo mostrava che di disastri, gli spettatori ne avevano avuto abbastanza.



Negli anni successivi un altro filone in apparenza appartenente allo stesso genere avrebbe monopolizzato l'interesse, ma a differenza dei precedessori non come paura lontana, ma come timore concreto e fin troppo vicino, un genere che si può definire “Nukeporn”.
Da parte sua la serie Airport è invecchiata male, troppo legata come "struttura immagine costruzione" al decennio dei 70's, di essa si può dire che è stata l'esempio di come si possa sfruttare un filone, anche quando ormai è passato di moda, è stata la bandiera di un genere che ha avuto il suo culmine nella metà dei 70's, un genere non etichettatile come fantascienza quanto piuttosto come racconto di eventi negativi, spesso enfatizzati al limite dell'eccesso, e che è un altro esempio di come l'idea di sequel, come quella di remake, non sia un'invenzione di questi tempi, ma una cosa che si è sempre fatta, non legata a date o decenni ma solo alle speranze di grandi incassi.




4 commenti:

Nick Parisi. ha detto...

Senti, ricordo male o l' unico attore che compare in tutti e quattro i film é Arthur Kennedy?

Coriolano ha detto...

Complimenti per il centro. ;)
Si è così, interpreta sempre lo stesso personaggio ( Joe Patroni) anche se di volta in volta con mansioni diverse, con buona pace della coerenza narrativa.
Ma allora e per quei film, a chi importava?

Obsidian M ha detto...

Di questa serie credo di aver visto solo quello del 1975. Si direbbe che non mi sono perso molto tralasciando la visioni di tutti gli altri. Un film che secondo me ha fallito là dove proprio non doveva fallire, cioè amplificare al massimo la paura di volare per chi, e non sono pochi, preferiscono stare a casa piuttosto che prendere l'aereo. E' vero che erano altri tempi e che, senza effetti speciali, la finzione del tutto era sin troppo palese, ma credo che il primo quarto d'ora del primo "Final Destination", da questo punto di vista, valga 100 volte di più di tutti questi film messi assieme.

Coriolano ha detto...

>Obsidian
Ammetto di aver visto tutta la serie, e devo dire che il primo mi è piaciuto come film, sia pure datato, i secondi sono dimenticabili mentre l'ultimo, come film "piacevolmente brutto" ha dei buoni spunti. La scena del missile sviato con una pistola lanciarazzi è da antologia, e credo che con un po di trash e follia in più, quello sarebbe diventato un film di culto da non perdere, purtroppo per lui è un film che pretende di essere "serio", e questo lè un grosso limite.
Comunque non so se la serie abbia fallito, a giudicare dai risultati almeno per i primi due sequel (il primo lo considero a parte) il risultato "allora" è stato raggiunto, solo che se rivisti adesso non reggono il confronto sanno troppo di anni 70's, il peso di tutti gli anni trascorsi si sente, si sente nelle troppe convenzioni e canoni datati, nel modo d'inquadrare nei tempi delle scene e perfino nei colori e nelle colonne sonore, senza contare un particolare non indifferente, ad esempio "Final Destination" arriva anni dopo, ed è ovvio che nella sua parte iniziale in cui si riprende l'idea di quei film, sia superiore, si parla di un film che viene prodotto con alle spalle tutta l'esperienza dei film precedenti, e avere già in partenza un'idea di cosa fare e cosa evitare, da un vantaggio enorme, fa evitare gli errori del passato, da indicazioni su cosa è più o meno efficace e spazza via un bel po di cliché.