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lunedì 17 novembre 2014

Welcome to the N.H.K.




A volte sembra che ci siano libri impossibili da trovare, “Welcome to the N.H.K.” pare appartenere a questa categoria, forse perché dicono sia uscito anni fa, in quel lontano 2001, forse perché tratta di un argomento, gli hikikomori [1], sentito come marginale qui da noi, oppure perché quel romanzo è stato trasposto in anime e manga col risultato che ogni ricerca finisca con tanti sorrisi da parte del commesso di turno, il quale abituato a cercare ben altro si trova di fronte quello che pare il solito fissato di roba giapponese.
E' un problema di percezione, altrove trasporre in anime o manga un romanzo non gli fa perdere valore, è solo un altro modo per raccontare, ma da noi le cose sono diverse e come le “autorevoli voci sentenziano”, i manga & gli anime sono quelle cose sulle immagini strane e oscene, così alla fine ogni tentativo di trovare il libro fallisce in modo misero, con larghi sorrisi di compatimento e categoriche spiegazioni al malcapitato richiedente che no, quel romanzo non esiste, che quello che il gentile cliente sta chiedendo sono solo fumetti o cartoni animati giapponesi.
O è questo che il gentile cliente vuole?


Ecchi-llà il giudizio definitivo.

In questi casi il gentile cliente potrebbe far notare che ci si sbaglia, che lui sa è informato, che il romanzo che cerca è reale, poi potrebbe accennare su alcuni tratti della cultura nipponica, citare come lì ci sia una differente percezione sull'animazione, potrebbe parlare del fenomeno degli hikikomori di cui parla il libro, delle diverse tipologie di manga e perfino nominare i Doujinshi ma, per fortuna subito il buon senso ha la meglio.
Sarebbe inutile.
Sarebbe controproducente.
Ragionare di certe cose futili da fissato davanti un pubblico di clienti in attesa aumenterebbe ancor di più l'imbarazzo anzi, potrebbe farlo diventare così grande da far venir voglia di rinchiudersi dentro casa per non uscirne mai più.
E la cosa sarebbe in tema, da vero hikikomori.

Così si fa un falso sorriso, molto falso, e si prova altrove finché dopo l'ennesimo tentativo, si inizia a pensare che chissà, forse quel romanzo e il suo autore davvero non esistano, che forse sono un'altra bufala della rete.
Beh certo come ebook sarebbe subito disponibile ma, capita a volte che le questioni di principio (ostinazione & ottusa testardagginefacciano sentire il proprio peso, così s'insiste col cartaceo fin quando non capita che in un'oscura libreria salti fuori che si, forse è possibile farlo venire.

Ma non ci conti, è solo un tentativo.

Gli Dei sanno essere benevoli a volte, certo occorrono copiosi sacrifici fatti nelle notti cupe e tempestose e, la cosa è fastidiosa e sporcante per via di tutto quel sangue che viene sparso, ma con un Cthulhu o un Azathoth dalla propria niente è impossibile.

Così arriva il giorno in cui si può leggere Welcome to the N.H.K. di Tutsuhiko Takimoto, e toccare con mano come il romanzo sia reale nonostante i dinieghi e le convinte certezze di tanti gentili commessi/e sulla sua accertata, non esistenza.

Per cominciare va detto che pur essendo un libro del 2001 in Italia è uscito solo nel 2011 in quasi contemporanea con l'anime, quindi non proprio un retaggio di un lontanissimo passato, poi che è un interessante spiraglio su un mondo lontano dal nostro e per certi versi difficile da capire per noi, non tanto europei quanto piuttosto italiani, così per capire meglio il romanzo conoscere almeno di sfuggita quel mondo in cui è ambientato potrebbe aiutare, e si parla di una società in cui la forma ha una grande importanza, dove la sufficienza gia dalle elementari è il punto minimo di partenza non l'arrivo e dove il termine “avere un pezzo di carta” non è dissimile, come significato, dall'avere un rotolo di carta igienica, un mondo in cui le pressioni sociali a cui si è sottoposti sono tante e potenti, un mondo nel quale il fallimento può portare ad un senso d'inadeguatezza e vergogna impensabile per noi.
Siamo abituati ad altre facili etichette, così l'auto-reclusione causa fallimento senso d'inadeguatezza paura dell'esterno ci appare qualcosa di lontano, estraneo.
Esagerato.
Allora se non si tiene conto di com'è quel mondo lontano, l'unica cosa che si rischia di percepire in quella storia è l'incontro tra il tipo strano con la tipa che a sua volta ha i suoi grandi problemi.
Una banale storia, se non fosse che questa non è la storia su "ragazzo incontra ragazza" e varianti successive.

E questo non è il “Deserto dei tartari”.[2]

Il protagonista vive per quattro anni nella sua condizione di ritirato dal mondo ma la storia comincia alla fine di questi quattro anni, questo non è il diario di una situazione immutabile con un lontano evento nel futuro che non è dato al protagonista vivere, non si chiude la narrazione “alle prime cannonate”, ma si comincia quando “i tempi iniziano a cambiare”, né questo è un saggio su usi e costumi degli hikikomori con annessa "easy" tabella e schema riassuntivo, così come piace alle “autorevoli voci dell'informazione”, non c'è il resoconto di lunghe settimane mesi anni d'isolamento, non si raccontano le giornate di sedici ore di sonno né le lunghe ore di solitudine, per quei momenti bastano poche riflessioni qua e la per mostrare tutto quello che c'è da sapere, anzi tutti i temi che si trovano nel romanzo per quanto forti sembrano appena accennati, quasi fosse un acquarello, essenziale nel mostrare quel che serve, o al più nel farlo intuire senza troppe aggiunte.
Così si accenna sul fenomeno del bullismo sui suicidi sulle aspirazioni sociali, si accenna molto di più su certe manie ma senza “effetti speciali”.

Se poi non ci si è limitati al solo romanzo, si nota che c'è differenza tra le varie trasposizioni.
Se nel romanzo ci sono solo tre personaggi principali, e altri appaiono quasi di sfuggita, nell'anime ad esempio sono più numerosi oltre alle situazioni o riferimenti assenti nel romanzo, come l'emblema dell'anime quel Puru Puru Pururin assente nel romanzo che nell'anime va a saldarsi al tema del cospirazionismo. Se nell'anime questa componente è più netta nel romanzo invece è più sfumata, molto più simile ad una “regola per sopravvivere” che a vera certezza reale, ma anche così è fondamentale per la storia e lo è fin dal suo inizio.

Noi esseri umani andiamo matti per i "complotti".Complotto.Una parola affascinante, dal suono dolce e malinconico.Ora proviamo ad analizzare, per esempio, il processo che ha portato alla formulazione della "teoria della congiura ebraica".Chi teorizza una cosa del genere cova in sé orribili complessi e risentimenti: "perché sono povero?", "perché la mia vita non può essere più agiata?", "perché non riesco a trovarmi una ragazza?". La sua psiche ed il suo corpo sono esposti continuamente alle pressioni provenienti sia dal mondo esterno che dal suo Io.Senza dimenticare il profondo rancore represso, l'inesauribile odio nei confronti della società, la rabbia.All'origine di tutto questo risentimento, però, c'è solo un carattere debole. Se uno è povero è perché non ha la capacità di guadagnare; se non ha una ragazza, è perché non ha alcun tipo di attrattiva.Purtroppo, accettare questa verità e prendere coscienza da soli delle proprie incapacità presuppone una consistente dose di coraggio, e nessun essere umano vuole confrontarsi con i propri difetti.
Pur restando un caso estremamente raro, esiste un uomo che si è accorto di un vero "complotto". Uno che è stato testimone con i propri occhi di ciò che si sta subdolamente attuando in questo stesso istante.E chi è quell'uomo?Sono io.
E a capo del complotto c'è una fittizia N.H.K. il riflesso parodiato della reale emittente TV giapponese, l'artefice di un complotto che a seconda di come vengono interpretate le tre lettere di volta in volta ha uno scopo diverso, dal rendere deboli le persone o di creare otaku o hikikomori.
Ecco la ragione del fallimento, ecco un motivo per andare avanti, per sopravvivere.
Una cosa curiosa: la N.H.K. non ha mai trasmesso l'anime.
Complotto?

Si potrebbe aggiungere altro, forse la più importante che in fondo questa non una storia sugli hikikomori quanto invece sulle ragioni che si possono cercare per continuare a vivere nonostante tutto, è un tornare sulle aspettative e le illusioni del passato riviste con la lente del presente, è anche in poche righe un mini-saggio su quanto sia difficile scrivere sceneggiature erotiche decenti, è un prendere atto che si era pronti a grandi lotte ma non soltanto a "vivere", ma sopratutto, del bisogno della necessità di credere in qualcosa, qualunque cosa fosse pure un nemico o un complotto.







[1] Ma a pensarci bene, qualcuno si ricorda di Oblamov?
[2] Non è un giudizio negativo. Sembra che dire semplici cose come “il verde non è arancione” sottintenda un giudizio negativo quasi che non essere arancione sia un male, un difetto e non solo l'indicazione di una diversità.

5 commenti:

Nick Parisi. ha detto...

Tra parentesi, segnalo che la "vera"N.H.K in Giappone è conosciuta per essere una delle reti che si distingue maggiormente nella produzione e nella messa in onda di anime.
In Italia l'abbiamo cominciata a conoscere grazie agli anime di "Berserk".

Coriolano ha detto...

Anche tu ti interessi di "immagini stravaganti"? Non l'avrei mai immaginato ;)

Comunque il legame alla reale emittente è molto forte, tanto è vero che ad esempio il protagonista cita "Il mistero della pietra azzurra", trasmesso poprio dalla NHK. Comunque è tutto funzionale alla storia (più dell'anime però), "perché le immagini stravaganti" sono un mezzo del complotto per creare disadattati.
Insomma il protagonista avrebbe un futuro da giornalista da noi.

Glò ha detto...

Dunque :D La prendo decisamente alla larga e confermo tutto quel che hai suggerito nel bel post, a proposito del Giappone.
La difficoltà di comprendere quella cultura e quella società genera fraintendimenti non da poco, tu accennavi a magna e anime, nello specifico, io principalmente mi riferisco alla letteratura, visto che leggo volentieri Murakami, Banana Yoshimoto, Mishima, Kenzanuro Oe, e via così!
Ti segnalo una bella conferenza tenuta alla Normale di Pisa da Amitrano nel maggio scorso, la trovi facilmente su Youtube o sul sito della Normale: Murakami e gli altri
La costruzione di un nuovo spazio narrativo in Giappone.
Davvero illuminante sulle questioni di alto-basso nella letteratura (in Giappone non si avverte assolutamente più) e sulla contaminazione tra generi. Si accenna ovviamente a manga e anime.

Alla prossima, ciao ^^

Ah no! Dimenticavo! Anche io mi interesso di immagini stravaganti ^_^

Coriolano ha detto...

>Glò
Per cominciare benvenuta e grazie del giudizio, però devo ammettere che quanto a letteratura giapponese ne ho letta ben poca, ricordo che mi ha colpito il romanzo storico Musahi poi qualcosa di Zen e in ordine sparso saggistica, poi film telefilm e infine le "immagini stravaganti", piuttosto mi meraviglia sempre come i media tradizionali parlino di quello che arriva dal Giappone attraverso stereotipi, e per giunta come se cadessero dalle nuvole di fronte ad un qualcosa di nuovo di mai(!) visto, come se nessun giornalista opinionista o redattore abbia mai visto, neanche per sbaglio, un Doraemon un Keroro un Lupen III un One Piece un Naruto o perfino un Dragon ball (e cito anime stra-stranoti programmati su reti nazionali), che non si siano mai incuriositi su chi li ha fatti, sulla loro storia, sui significati possibili di quello che vedevano, su niente.
Ti ringrazio per la segnalazione, non mancherò di dare un'occhiata

Glò ha detto...

Be'... Doraemon & Co. son "cartoni" per bambini, il manga è stravagante, i giapponesi sono strani... Penso sia sufficiente per farsi un'opinione, non pensi? XD