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martedì 8 luglio 2014

Prigionieri delle pietre.






Tra le serie di genere fantascientifico/fantastico che sono arrivate dall'Inghilterra ce ne è una che è stata quasi dimenticata, forse perché era una miniserie di sette episodi di trenta minuti l'una, o forse perché pensata e ideata come programma per ragazzi, oppure perché arrivata un attimo prima della grande invasione delle serie TV americane, in ogni caso quella che altrove è diventata una serie di culto da noi si è persa quasi fosse mai esistita.
Prigionieri delle pietre, "The children of the stones", prodotta nella metà degli anni 70s e proposta come programma per ragazzi nella primavera del 1980 sulle reti Rai, e che aveva la sua forza non per la presenza di particolari effetti speciali azione o personaggi famosi, ma per le atmosfere che riusciva a creare, e l'ambientazione in cui si svolgeva la storia oltre ad essere funzionale aiutava molto.



Avebury e il suo cerchio di pietre più antico del più famoso sito di Stonehenge, simile ad esso ma allo stesso tempo quasi più piccolo e meno appariscente, a prima vista meno etichettatile come “lo strano posto” col suo piccolo villaggio che dà normalità al tutto, e allora tutta la serie appariva molto semplice, c'erano i due protagonisti principali padre, un famoso astronomo, e suo figlio, c'era una ricerca da compiere che si legava ad un antico resoconto su di una supernova nella costellazione dell'orsa maggiore[1], poi “il posto strano” ma non troppo con le sue pietre la sua storia e i suoi abitanti, alcuni dei quali fin troppo amichevoli, proseguendo ci si ritrovava a parteggiare per i due protagonisti che si ritrovavano intrappolati nel villaggio come fosse una trappola, mentre uno dopo l'altro gli abitanti del villaggio sembravano subire un misterioso lavaggio del cervello che li rendeva felici ma allo stesso tempo vuoti come se tutto quello che restasse di loro fosse solo quell'ostentata maschera di felicità, poi c'era anche altro, il desiderio di sapere come finiva la storia, cosa significassero alcuni avvenimenti del passato che sembravano influire nel presente, pure la molla principale era quella classica:
riusciranno i nostri eroi a salvarsi?



A prima vista un qualcosa di simile al film "l'invasione degli ultracorpi", che però sapeva trasmettere un senso di oppressione e mistero ben miscelato a richiami sospesi tra astronomia e archeologia, e che riservava una sorpresa, bastava ragionarci un attimo per accorgersi che quella che sembrava a prima vista una storia semplice, era più complessa.



Non solo una comunità che qualcuno aveva deciso di trasformare e rendere a suo modo perfetta ma cicli temporali destinati a ripetersi all'infinito a partire dal primo, si perché la storia dei due stranieri, dell'adulto e del ragazzo che arrivavano ad Averbury e si ritrovavano ad affrontare e sfuggire con l'inganno al loro “miglioramento” era un qualcosa già accaduto e che sarebbe successo ancora e sempre con lo stesso risultato, con i due estranei che avrebbero spezzato il cerchio di perfezione resettando tutti gli avvenimenti in un ciclo continuo e senza fine. Un qualcosa che ricorda l'episodio "Cause and effect" di Star Trek The Next Generation, anche in questo caso ogni ciclo di avvenimenti lascia delle tracce piccole o grandi e ricordi che lasciano il segno sul flusso temporale, ma a differenza di Star Trek il ciclo di avvenimenti non può essere spezzato ma solo resettato, anzi è previsto che questo accada che tutto venga cancellato e torni alla “normalità” in attesa che altri protagonisti diano il via ad un nuovo ciclo sempre diverso ed uguale nel suo svolgersi e concludersi.
E non è un caso che siano degli estranei a spezzare il cerchio già a partire dal primo sacerdote Druidico, colui che aveva usato un misto di energia dell'antica supernova ed energia mentale per portare la perfezione alla sua gente, e non è un caso che sia un cerchio ad essere spezzato, nella magia si traccia un cerchio come protezione, è un simbolo che di per se rappresenta la perfezione, poi il cerchio come girotondo che lega chi è stato migliorato, girotondo anche come catena che lega le persone ma, nessuna catena è più forte del suo anello più debole, gli altri i non integrati, e non è un caso che la rottura del legame trasformi i "perfezionati" in pietra, cosa c'è di più immutabile e restio al cambiamento della pietra? Ma che questa perfezione venga raggiunta al prezzo di perdere la propria identità, l'accorgersi del pericolo è una cosa che solo qualcuno di fuori può capire, non a caso nelle distopie spesso c'è la figura dello “straniero/i”, il cui compito a prima vista sembra solo quello di far percepire l'esistenza della distopia, di mostrala/tradurla agli spettatori esterni, ma al tempo stesso sono gli unici che all'interno della storia in quanto portatori di idee punti di vista diversi, possono ribellarsi o confrontarsi col sistema di valori idee dominanti, come è lo straniero che nelle favole arriva e libera la principessa destinata ad essere sacrificata al drago di turno, o che libera il villaggio paese dal demone di turno, e per essere degli estranei non è necessario venire da luoghi lontani, ma basta non conformarsi non limitarsi a seguire le idee della maggioranza.
Ma non solo, fato come destino immutabile, nulla verrà cambiato ogni cosa è stata già scritta, il cerchio verrà spezzato di volta in volta di ciclo in ciclo come era stato in principio e tutto sarà come se nulla fosse accaduto, solo per attendere un nuovo tempo nuovi protagonisti e ricominciare tutto da capo, e allora dov'è la libertà?



Insomma una serie che offriva più di uno spunto interessante anche se era solo "per ragazzi", e che nonostante tutto non sembra essere invecchiata male, di sicuro pochi effetti speciali, poca azione, niente combattimenti mortali, eppure tutto molto efficace e che alla fine pur rivelando ogni cosa ha il pregio di lasciare ancora zone d'ombra.
Il che non è male per una serie che forse non è mai andata in onda...



[1]Nei tempi oscuri pre-internet, uno dei possibili interessi per gli, allora, giovanissimi era quello dell'astronomia, quindi una certa conoscenza delle costellazioni [e annessa mitologia] oggetti del catalogo Messier e conoscenza di base su cose come supernove e cose simili, così trovarsi questi richiami, oltre che una buona dose di archeologia misteriosa, in una serie tv, faceva salire l'interesse alle stelle. 

5 commenti:

Obsidian M ha detto...

E questo da dove l'hai pescato? E' meraviglioso! Ma si trova ancora in giro?

Coriolano ha detto...

Mah diciamo che essendo "millenario", questo l'ho visto a suo tempo qualche secolo fa.
A ripensarci mi sembra che siano passati eoni e non sto scherzando...
Si c'è, si trova del resto altrove è di culto, da noi (e quindi in italiano)credo sia difficile, o impossibile, comunque sul tubo c'è e se vuoi farti un idea puoi dargli un'occhiata. Beh ecco è in lingua originale e un po datato rispetto a quello che esce adesso, in ogni caso è presente come episodi singoli, almeno di sicuro il primo, oppure tutti raggruppati in un unico episodio extra-large.
Purtroppo non posso darti link diretti, ma se digiti il titolo in inglese "children of the stones" esce facilmente.
Ma non ne avevi mai sentito parlare?

Coriolano ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Obsidian M ha detto...

Davvero non avevo idea dell'esistenza di questa serie.
Tra l'altro è vero quello che dici circa Avebury: è un sito che davvero in pochi conoscono. Il che è un peccato perché vale davvero la pena di visitarlo, se si passa da quelle parti. Oggi Stonehenge è al contrario una totale delusione: l'incauto turista si trova a spendere dei soldi solo per poter vedere le pietre da 50 metri di distanza oltre un recinzione invalicabile (per non parlare della folla).

Coriolano ha detto...

Hai visitato quei posti?
Ah invidia colossale...