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giovedì 31 luglio 2014

La rivincita di capitan ovvio?




"Edge of Tomorrow" e subito mi chiedo come mai si sia scelto ancora una volta Tom Cruise, non una cattiva scelta ma par quasi sia il solo possibile protagonista per film di fantascienza, quasi che per portare al cinema un racconto di PK Dick o per rifare la guerra dei mondi lui sia l'unico, poi magari chissà forse è così, forse occorre davvero la sua presenza forse in quei ruoli è il migliore ma, un altro dubbio, "Edge of Tomorrow" è fantascienza?
Va bene questo sembra un lavoro per Capitan ovvio, del resto c'è l'inarrestabile invasione aliena, ci sono le tecnologie (militari) gli esoscheletri e, beh i salti indietro nel tempo il continuo riavviarsi che fa tanto "ombra della marmotta Phil", comunque il tutto pare proprio fantascienza, e di provenienza nipponica la patria di un certo immaginario fantascientifico, e nello specifico da un racconto di Hiroshi Sakurazaka, con idea utilizzata tra l'altro anche per un manga, insomma pare proprio che chiedersi se questa sia fantascienza sia davvero una domanda buona per Capitan ovvio, e non credo che qualcuno si sia posto il dubbio parlando di “Edge of Tomorrow”, questo è l'ennesimo film post "Dorking" a tema invasioni e si ok la fantascienza c'è, più presente che mai ma, nella sostanza?
Basta qualche esoscheletro qualche alieno e qualche salto temporale, che fa più mistery fantasy che SF?
E se si pensa ad un altro film, ad esempio il pianeta delle scimmie?
Sempre fantascienza?
Va bene è un remake, l'ennesimo, e altri ancora ce ne saranno in futuro, ma è ancora fantascienza o piuttosto è, più altro, più azione colpi di scena e ancora azione?

Forse è solo un'impressione ma sembra che la fantascienza pur presente sul grande schermo, a volte sia più pretesto scenario sfondo che sostanza, che se anche alla fine gli ingredienti ci sono tutti la loro presenza sia solo decorativa, mentre l'azione gli effetti speciali e di nuovo l'azione siano la parte principale, il tutto in un continuo girare intorno a idee “sicure” senza il minimo tentativo di provare ad immaginare un futuro possibile, anzi non provandoci per niente.
Certo si parla “solo” di film, né è il caso di creare nuove etichette, non si sente il bisogno del nuovo bollino di "vera fantascienza" da attaccare al “vero film fantascientifico” in base ai giudizi dei selezionati esperti, pure nella maggior parte dei casi sembra di avere a che fare con qualcosa che di fantascienza ha poco, con più punti in comune con un film di pura azione o gli stessi videogiochi, e se ci si pensa bene Edge sembra il racconto di un videogiocatore che tentativo dopo tentativo, si avvia a finire un Halo o un altro titolo simile.

Parti muori game over e poi ricominci, restart e si ricomincia dall'ultimo savegame più esperto e abile di prima, imparando ogni volta dagli errori passati.




Edge-Halo. Si notano somiglianze?
Così questo ed altri sembrano sopratutto dei film d'azione, dove il genere "poliziesco" "western" o come in questo caso "fantascientifico" , appaiono più come etichette intercambiabili, neanche tanto necessarie.
Non è una critica negativa, come non lo è il parlare di influenze videoludiche, è il solo accorgersi di avere a che fare con azione azione azione ed effetti speciali, poi dopo quasi non necessario uno sfondo uno scenario buono per mettere una X nella casella del genere di turno.

Eppure basterebbe guardarsi attorno, si vive un momento di transizione, solo oggi ho letto di previsioni in cui si afferma che la metà dei lavori, occupazioni mestieri di adesso scompariranno, questo in vent'anni o forse prima e non tra 100/200/300 anni, come altrove in più parti in modo accennato o scritto a caratteri cubitali leggo di tendenze che potrebbero rendere il futuro (a breve termine), molto diverso da come lo si conosce, da come lo immaginavamo lasciando intravvedere scenari possibili che oscillano tra la meraviglia e il preoccupante, eppure nulla di tutto questo appare nel cinema.



Operai del futuro[1]
Contadini del futuro[1]

Almeno sul grande schermo sembra di essere in un loop, poco temporale e molto più legato alla scelta di idee “rassicuranti”, dove l'immaginario tende a restare nell'orticello di casa del nostro amato sistema solare, salvo rari casi in cui si viaggia nello spazio ma perché "costretti", perché "diavolo è rimasto solo il granturco" mica come una volta per il desiderio di voler “arrivare là dove nessuno è mai giunto prima", quasi che perfino un viaggio tra le stelle di celluloide necessiti di una valida, più che valida ragione per realizzarsi, quasi fosse il riflesso di come poco economico importante necessario sia percepito l'esplorazione spaziale, e poi perché desiderare d'andare lontani anche con la fiction quando si è invasi un giorno si e uno no, quando è più gratificante respingere tutti quei cattivi invasori che vogliono arrivare qui da noi in questo che è il migliore dei posti possibili?


E alla fine si vince gli invasori vengono respinti ma anche si perdesse lo stesso sarebbe tutto così rassicurante, privo di riflessioni laterali di dubbi lontano dal “Make room! Make room!” di certa fantascienza di anni lontani.

Questo almeno sul grande schermo per molti film "blockbuster" e non, ma forse non è più al cinema che si deve pensare per cercare squarci di futuro, "b
uono o cattivo" che sia.



[1]Da qualche parte ci si chiedeva "di cosa campano gli scrittori in tempo di crisi?". Beh ecco, non mi preoccuperei solo per loro...
[2]Soylent Green, 

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