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martedì 10 giugno 2014

Paura e delirio a Las Vegas.




Da Wikipedia

Eravamo dalle parti di Barstow, ai confini del deserto, quando le droghe cominciarono a fare effetto.
Ricordo che dissi qualcosa tipo "Sento la testa leggera... vorresti guidare tu?" D'un tratto ci fu un terrificante ruggito intorno a noi, e il cielo si riempì di cose che sembravano enormi pipistrelli stridenti in picchiata sulla nostra macchina... e un voce urlava "Santo iddio cosa sono questi maledetti animali?!" (Raoul Duke)

I 90s potrebbero essere descritti come la sera che arriva dopo un giorno di caldo infernale, uno di quelli che i meteorologi si divertono a definire "bel tempo", un decennio di nascita di nuovi miti illusioni e buoni propositi, i cui salati interessi si stanno ora pagando, ma oltre ciò è stato anche il momento in cui l'afa degli ottanta veniva sostituita da un vento quasi autunnale pieno di nuove idee su cosa raccontare, del resto era il momento in cui ci si avvicinava alla cifra doppio zero del duemila con la sottile sensazione di star camminando verso l'apocalisse, verso la fine dei tempi, cosa che avrebbe spezzato il vecchio e portato un nuovo mondo, e l'apocalisse è tempo di paura ma anche di speranza e sopratutto, grandi prodigi.
Ed è allora che esce uno dei film che appartiene a quella categoria che si ama o si odia, uno di quelli che già alla prima visione sorprende, e poi si lascia rivedere più e più volte fino a che ogni battuta ogni linea di dialogo non diventa un mantra magico, ma non per tutti, solo per quelli che hanno gli occhi giusti per vederlo.




Paura e delirio a las vegas. 
Ma di che parla il film?
Cosa stavo facendo lì? Che significato aveva quel viaggio? Stavo solo vagando sotto l'effetto di qualche droga, o ero davvero venuto a Las Vegas per scrivere un pezzo? Chi sono queste persone? Queste facce? Da dove vengono? Sembrano caricature di rivenditori di auto usate di Dallas. E, Gesù Benedetto, ce ne sono tantissimi alle 4 e mezza di domenica mattina, ancora ingroppando il sogno americano, quella visione del grande vincitore che emerge dall'ultimo caos peraurorale di un trito casinò di Las Vegas. (Raoul Duke)

Del viaggio, come tanta altra fiction.
Il viaggio una delle cose più importanti, quella che porta cambiamenti scoperte nuovi orizzonti, nuove paure nuovi orrori incubi, ma per avere paura si deve essere ancora vivi e il viaggio è vita e si contrappone alla morte del non voler cambiare mai, all'adeguarsi al pensiero unico, ma viaggiare non è solo spostarsi da un posto all'altro, anche leggere è viaggiare e magari capire che il piccolo paese non è/ha la verità assoluta, e viaggiare è possibile farlo anche col solo pensiero dentro se stessi, ed è alla portata di tutti siano eremiti o hikikomori.
Così Paura e delirio è un viaggio, nel bene e nel male, tra ricordi luce follia squallore e allucinazioni, si viaggia sullo squalo rosso tra le sabbie del Nevada, si viaggia nella memoria nel momento del monologo interiore, poi attraverso le luci e le ombre di Las Vegas, come pure si viaggia attraverso i pensieri dell'addetto alla reception.
Viaggio da fare con la giusta colonna sonora.



Quando arriva a quella fantastica nota, dove il coniglio si stacca la testa con un morso.. voglio che tu getti quello schifo di radio nella vasca, con me, dentro! (Avv. Gonzo, rivolto a Duke)

Gli esperti di etichette possono sbizzarrirsi.
Road movie? Un film contestatario o conservatore? Bizzarro, folle?
Un salto agli anni 70s con fugace apparizione dei 60s?
Oppure solo una sequenza di vuote squallide buffonate?
Etichette, utili, indispensabili, una scatola di latta senza etichette cosa potrebbe contenere?
Utili e dannose, la via migliore per creare chiese santoni ed esperti del settore, e per questo film è difficile, forse è anche sbagliato dare una definizione, forse l'unica cosa che importa è sapere che deriva dal libro omonimo di H.S. Thompson, uno di quei rari casi in cui tra libro e film non si è in grado di dire quale sia il migliore, per il resto un film definito di culto, che si ama o si odia, e non sono né il primo né l'ultimo a dirlo, perché questo è uno di quei film che non lascia indifferenti, e che non a caso è del 1998. 
Prima non sarebbe stato possibile farlo.
Non nei "meravigliosi" anni 80s, non avrebbe funzionato, non sarebbe stato distinguibile da altri, raccontare di Raul Duke e del dottor Gonzo per Las Vegas sarebbe stato solo un altro bizzarro racconto pieno d'ironia a basso costo.
E non follia.
Ogni cosa ha il suo tempo, che sia decennio o secolo, ogni cosa per realizzarsi deve avere il suo momento e il suo pubblico, e quel film allora non era minimamente possibile farlo perché non c'era chi avrebbe potuto apprezzarlo.
Troppo vicini i settanta, poco lontani i sessanta, invece il passato diventa epico solo quando è morto e sepolto, altrimenti è solo quello schifoso giorno di ieri e non interessa chi l'ha vissuto, mentre solo chi ne ha sentito parlare può vederlo e illudersi di poterlo capire.
E apprezzare.
Così non c'erano gli spettatori né era il momento giusto, poi la follia di Paura e delirio si sarebbe persa nel decennio degli 80s, un giorno di caldo non si nota in estate mentre si sente subito in Autunno e i 90s, da quel punto di vista, è stato il decennio perfetto.

Remake... in realtà quello del 1998 si potrebbe definire quasi un rifacimento, il suo riflesso bizzarro ma non folle, e sopratutto politicamente corretto e sgrossato era già uscito nel lontano 1980, anche se non del tutto simile. C'è un [grande] Bill Murray come Duke alias H.S. Thomposn e c'è molto di paura e delirio oltre il Dottor Gonzo lo squalo rosso ma, ma, è tutto così schifosamente anni ottanta...

Da Wikipedia


Where the Buffalo Roam, Qualcuno ne ha mai sentito parlare?
Come film non è brutto, si lascia vedere come tanti altri, e si lascia dimenticare come tanti altri, intanto di li a qualche anno sarebbe uscito Brazil.
Se si vuole una distopia ed illudersi di vedere un film leggero Brazil è perfetto, solo dopo ci si accorge che c'è poco o niente da ridere.
Brazil e il regista è Terry Gilliam, Monty Python, l'Esercito delle dodici scimmie, I banditi del tempo... Paura e delirio a Las Vegas.

E allora un film che sembrava non doversi mai fare, copione e idea che gira per un decennio ma, le condizioni non sembrano quelle giuste, il precedente non è buono, il tempo non è giusto, poi si parte, un regista che lascia ed un altro, Terry Gilliam, che lo sostituisce e riscrive tutto da capo.
Regista e sceneggiatore.
E tanti nomi noti a partire dai due protagonisti principali Johnny Deep e Benicio del Toro, H.S. Tompson alias Raul Duke e Oscar Z Acosata alias il dottor Gonzo nelle situazioni in cui si richiede un dottore e le sue medicine, e il risultato è perfetto, sembra destinato a diventare un un grande film.

E' un grande insuccesso.
Come spendere 18 milioni e incassarne 10, quanto ai giudizi critici, spaccati.
Ma non è una novità.
Eppure col passare del tempo diventa un film di culto, uno di quelli da citare le cui battute vengono ripetute come fossero grandi verità.
E non lo sono, o forse si, oppure è una questione di punti di vista.

Ma di che parla concretamente questo film?
Di pipistrelli, scarpe da tennis, ghiandole pineali, moto da corsa, sostanze illegali e tante altre cose, e se piace lo “stile giornalistico gonzo”, questo film lo si apprezzerà, se invece si resta alla facciata si vedrà solo squallore oltre che una sottile propaganda verso le sostanze illecite.
Nel qual caso liberi di detestarlo.
Duke: Era il quartier generale, vogliono... vogliono che vada a Las Vegas subito e che contatti un fotografo portoghese di nome Lacerda. Lui mi darà tutti i dettagli. Devo solo stare... nella mia suite insonorizzata... e lui mi cercherà, che ne dici?
Avv. Gonzo: Dico che puzza di guai. Avrai bisogno di una marea di consigli legali prima che questa storia si concluda.
Duke: Ah, certo.
Avv. Gonzo: Come tuo avvocato ti consiglio di noleggiare una decapottabile velocissima...
Duke: Si...
Avv. Gonzo: ...e ti servirà della cocaina, un registratore per musica speciale... camicie di Acapulco... andartene da Los Angeles per almeno quarantott'ore. Addio mio week-end...
Duke: Perchè?
Avv. Gonzo: Perchè naturalmente dovrò venire con te. E in più dovremo andarci armati anche... fino ai denti.
Duke: Beh... perchè no. Se una cosa vale farla... vale farla bene. Questo è il sogno americano in azione!

Per certe cose ci vogliono gli "occhi" giusti. 






4 commenti:

Nella Crosiglia ha detto...

Coriolano , un post che ho riletto parecchie volte e lo trovo magicamente stralunato nella sua perfezione..
L'unico neo, è che non ricordo bene il film , che sicuramente ho visto e cercavo disperatamente di ricordare di più, leggendo le tue righe.
Lo rivedrò , mi hai incuriosito a tal punto che mi sono molto volentieri iscritta, felice in un tuo ricambio, se lo desideri!
Una "fresca " serata...
http://rockmusicspace.blogspot.it/

Coriolano ha detto...

>Nella
Ciao benvenuta.
Beh sì, forse potevo scrivere qualcosa di più sulla trama o spiegare in modo più chiaro di cosa si parla, ma ho preferito non farlo, ho preferito scrivere quello che mi aveva lasciato, e che forse si può trovare, il tutto mescolando qualche fatto a ricordi impressioni e sensazioni di allora e di adesso, cose soggettive che poi si possono condividere o meno, il resto lo lascio alla visione del film, e se dirà qualcosa bene, altrimenti pazienza.
Contraccambio volentieri.

Anonimo ha detto...

Aspettavo da tempo questo Post. Leggere finalmente cosa pensa Coriolano di un Romanzo e un Film che in qualche modo hanno segnato un tempo.. Hanno davvero saputo girarlo in maniera perfetta compresi gl'effetti speciali ed i personaggi (vedi Benicio DelToro ingrassato 10 kili)
Capita pochissime volte di vedere un film, restarne colpiti, ma non aver capito granchè (credo che la prima volta è capitato a chiunque l'abbia visto) e pensare: Accidenti è davvero forte devo rivederlo!! Ed è qui che nasce l'amore o l'odio verso questo film è una continua sorpresa, ad iniziare dalla voce fuoricampo (Raoul Duke) che cerca di spiegare cosa hanno fatto o stanno facendo i protagonisti spesso sotto gl'effetti delle droghe... come: L'Etere è diabolico ti fa comportare come l'ubriacone di un villaggio di un romanzo irlandese (Duke).
Certo alcune scene possono sembrare "violente" o "disgustose" ma son quelle che danno l'anima al film. Ricordi la scena dell'adrenocromo?!
Bravo Coriolano Complimenti!!!
-Pasquale

Nella Crosiglia ha detto...

Sei stato perfetto Coriolano mio..
Il film lo possiamo pure vedere tutti, ma le impressioni e le varie divagazioni sono quelle che interessano!
Vado subito a salvare il tuo blog, ringraziandoti per la graditissima iscrizione al mio!
Baci!