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giovedì 10 aprile 2014

Remake moda del momento? E se ci fossimo sbagliati?




Ma davvero i remake sono solo la moda del momento? Non è che ci siamo sbagliati?

Nel cinema per i generi "non realistici" pare ci sia una tendenza, quella di affidarsi a storie già viste siano essi prequel sequel reboot, insomma una sensazione di "usato sicuro" a cui si è cercato di trovare una risposta con le spiegazioni più disparate -il modo più facile per fare cinema, mancano le idee, forse non si vuole rischiare, oppure forse...- e immancabile tra le righe o accennata o anche evidenziata l'affermazione che:
"una volta non era così".
Sicuro?
E se ci fossimo sbagliati tutti, se anziché guardare l'insieme ci fossimo fermati a guardare il presente?
Se per un attimo si tralascia “l'adesso” e si guarda al passato ci si accorge che quella di rifarsi a storie "sicure", non è una moda attuale, che non "solo da ora" si prende il "noto" per riproporlo più e più volte, ma che anzi, è una cosa che si faceva come ora.
Un piccolo esempio?
Quanti film su Dracula o su Frankestein ci sono stati già a partire dai tempi del cinema muto?
Quante variazioni quanti di quelli che ora vengono chiamati reboot remake o sequel?




Insomma se si guarda indietro ci si accorge che storie protagonisti situazioni scenari, che tutto, tutto quello che è stato cinema, è stato e viene ri-usato più e più volte, allora come ora, e che quello che adesso viene chiamato, remake o reboot, una volta veniva chiamato "rifacimento", "adattamento", insomma ci si accorge che nulla di nuovo, nulla è cambiato rispetto al passato, tranne la percezione che si ha adesso, percezione che è cambiata con l'evoluzione del modo di fare cinema, con l'avanzamento della tecnologia e col cambiamento del contesto sociale.
Riprendendo l'esempio di Dracula, si è passati dal muto al sonoro, e poi alla versione a colori, e durante queste evoluzioni lo stesso stile delle riprese è cambiato passando da uno che seguiva una rappresentazione"teatrale" ad uno "nuovo" cinematografico, e la stessa l'ambientazione è cambiata, senza contare le contaminazioni di genere o l'influso del contesto storico del momento, fino ad arrivare, rimanendo ai film di vampiri, allo stravolgimento che inizia molto prima della serie di "Twilight", prima di "Intervista col vampiro" del 1994, ma che già c'è nei film degli anni ottanta, se non già ai tempi di "Per favore non mordermi sul collo" [1967], e il risultato di tutte queste variazioni hanno fatto si che ogni "rifacimento" non sia stato mai sentito come il rifare/rivedere la solita cosa.
A cambiare è stata la percezione del remake, qualunque esso sia, questo perché se l'avanzamento delle tecniche cinematografiche, della tecnologia, poi del modo di fare cinema e dello stesso contesto sociale ha reso di volta in volta il riproporre film anche molto simili, come diversi tra loro, ad un certo punto però quello che può essere chiamato "cambiamento/evoluzione" ha avuto l'effetto opposto, in parte sminuendo il valore del cinema e dall'altra parte, provocando uno stato di "saturazione".
Il cinema non è morto, ma rappresentare qualcosa sul grande schermo, ora non è più il culmine della narrazione, ma solo un modo diverso a volte neanche il principale.
Ad esempio le serie TV, se una volta erano le "parenti poveri" dell'intrattenimento, a partire dagli anni 90s hanno iniziato a sorpassare come potere immaginifico i film.
Non più storie auto-conclusive della durata di 25 o 30 minuti, ma storie che si prolungano per intere stagioni, e per più stagioni, sempre più complesse nella loro struttura, sempre più libere di affrontare i temi più disparati, con un coinvolgimento emotivo che non si limita ai 90-120 minuti di una prima visione cinematografica, ma che dura tanti anni per quanti anni dura l'intero arco narrativo della serie TV. Di fatto i telefilm sono diventati un mezzo di narrazione alternativo a quello cinematografico, e rispetto a quest'ultimo sono più flessibili nel permettere cambi in corsa, più potenti nel raccontare, e che non ha più bisogno del cinema per fare il grande salto, ma che anzi a volte è un qualcosa d'impossibile da riproporre sul grande schermo.
Non sempre certo, per X-files fu possibile vero ma, Lost i Soprano o Breaking bad sarebbe possibile?
Quanto si perderebbe a racchiudere il tutto in soli 120 minuti?
Quanto si dovrebbe tagliare cambiare "adattare" per rendere il tutto il più accettabile per tutti e massimizzare l'incasso al botteghino?
E avrebbe senso? Un Lost al cinema avrebbe un senso?
Per certi versi è il cinema con le sue triologie o le sue serie che tende sempre di più ad assomigliare ai Telefilm, oppure ai videogiochi.
Videogiochi, l'idea che essi siano riservati ad un pubblico di minori sopravvive solo in nazioni ferme al passato, o in via di triste regressione, ormai ci sono titoli con ben stampato sopra un Pegi 18, l'età media dei videogiocatori si alza sempre più, e basta vedere i costi di produzione per rendersi conto che non si è più ai tempi di Pacman.
Un raffronto veloce?
Gta 5 è costato come sviluppo all'incirca 250 milioni di dollari, diversi milioni in più di Avatar di James Cameron (235 circa), la durata del titolo è all'incirca di 100 ore (continuative di gioco) rispetto ai 162 minuti di Avatar, e a differenza del film il videogioco offre interazione.
Non si usufruisce in modo passivo di un qualcosa, ma lo si vive in prima persona in maniera attiva.
Concorrenza.
Concorrenza tra media diversi, il tutto rende il grande schermo più debole e meno interessante, e se prima avere un remake del famoso film era pur sempre avere uno spettacolo importante che poteva contare su fascino ed unicità, ora un rifacimento diventa l'ennesimo remake che deve lottare contro altre scelte.
Ma c'è anche altro.
L'avanzamento della tecnologia.
In passato vedere un film era possibile solo alla sua uscita, o molto tempo dopo in TV, ma in seguito con l'evoluzione della tecnologia e conseguente arrivo dei VHS e poi dei DVD, è stato possibile non solo avere una prima visione ma anche una visione continua di tutti i titoli cinematografici. 
Da allora vedere "L'uomo che visse nel futuro"[1960] non è stata più una cosa possibile solo alla sua uscita o ad una sua eventuale riproposizione in TV, quindi legata ad un nebuloso "chissà quando", ma è diventata un'opportunità facile da realizzare nei tempi e nei modi preferiti.
Noleggio, film registrato dalla TV, visto da soli o in compagnia, dopocena o al pomeriggio.
Niente più sacralità dell'andare al cinema come in un luogo di culto dell'immaginario, ma semplice opportunità col risultato che quello, che tutti i film, erano e sono disponibili in ogni momento, come se appena usciti.
Di fatto si è creata una sorta di precisa "memoria virtuale", tale che la distanza tra originale e remake è diventata nulla.
Guardare il remake di un film di cui si è visto solo la sera prima l'originale, perde molto del suo fascino.
Ma questo è il tempo della rete.
Una volta, secoli fa rimasi "sorpreso" a vedere un film: Zardoz.
Ammetto che non ci capii granché allora tranne che fosse tutto alquanto strano, o strambo, in seguito ho potuto rivederlo in un'altra occasione ed è diventato meno strambo e più comprensibile, ma come percepirei un suo possibile remake?

Nel mondo fermo ai 70s avrei il ricordo di due visioni, poi col passar del tempo mi dimenticherei gran parte del film, trasformerei molte scene le immaginerei in altro modo, alla fine ricorderei qualcosa di diverso, così in caso di remake sarei pronto ad andarlo a vedere, e sarebbe qualcosa di nuovo.

In un mondo fermo agli 80s-90s potrei contare su VHS o DVD e magari in qualche rivista di cinema, e già questo sarebbe un grosso cambiamento. Rivedere il remake di Zardoz avrebbe un significato diverso dopo aver potuto vedere l'originale più di una volta, o averne letto giudizi e curiosità su di una rivista di cinema, non ci sarebbe fascino interesse o almeno urgenza, in fondo cos'altro potrebbe dare/portare in  più rispetto all'originale?

Nel mondo della rete, in questo tempo, alle possibilità datemi dalla "memoria virtuale" sommerei quelli della rete. Mi basterebbe un attimo per vederne il trailer sia dell'originale che del suo seguito, poi potrei vederne qualche spezzone su youtube, con una breve ricerca potrei passare in qualche sito che ne parli, magari lì potrei decidere di scrivere un giudizio o qualche impressione, e per finire potrei perfino scriverne qualcosa in prima persona in un blog, in questo blog come sto facendo adesso, magari aprendo il post con questo titolo:

L'ennesimo remake, e adesso Tocca a Zardoz. L'immaginazione è morta?

e il risultato è un senso di "già visto" già in partenza, senza neanche aver visto il remake, un senso una percezione di saturazione preventiva che prima, nel pre internet, o negli anni 80s 90s, non c'era o almeno non era così forte.

Insomma se i supporti di memorizzazione erano una certo tipo di memoria aggiuntiva, la rete per altri versi è la versione 2.0 ma non solo, ne è anche una sorta di cervello collettivo, col quale si può guardare un film e sminuzzarlo in tante parti, coglierne dentro ogni minimo particolare, aneddoto, curiosità, messaggio, testo, sottotesto, allusione, richiamo, citazione.
Tutto può essere trovato, o immesso, sulla rete.
Si potrebbe dire tutto molto facile, qualcuno potrebbe dire troppo facile col rischio di ritrovarsi incapaci di capire se non si trova lo spiegone, ma in ogni caso tutta questa disponibilità rende ogni film molto "vicino".
Troppo vicino.
E questo è anche un tempo in cui "il consumo di fiction" è aumentato.
Fiction come benzina carbone come materie prime. 
Questo è un tempo in cui c'è bisogno di più storie di più racconti di più di tutto, e così per tenere dietro alla domanda a volte si deve anche riproporre ma ad ogni riproposizione, subito si nota e si sente un senso di stagnazione della fantasia che in fondo forse non è reale, ma solo mentale.


Forse ci siamo sbagliati tutti.
Forse non è che ci sono troppi remake, forse senza accorgercene siamo cambiati noi e il mondo che ci circonda. 



6 commenti:

Nick Parisi. ha detto...

E' vero, rifacimenti se ne sono sempre fatti, remake ci sono sempre stati il problema vero è che un tempo si giravano "anche" remake, oggi invece la sensazione comune- giusta o sbagliate che sia- è che si producano "solo" remake.
Ciao.

Coriolano ha detto...

Devo confessarti che l'idea mi è venuta leggendo i tuoi post (complimenti ;)) e in particolare quello su "L'altro Dracula", e infatti non a caso nomino Dracula. Lo sappiamo che si fanno e rifanno le stesse storie, e che lo si è sempre fatto, nella nostra memoria di appassionati (o come direbbero gli altri fissati)ci sono svariati titoli magari in b/n che altro non sono che remake o sequel dei tempi andati, eppure è come se dessimo le cose per scontate, al punto che non le vediamo. Poi ho letto di questo film e di come nello stesso momento se ne sono fatti due.
Cioè non lo stesso film con audio doppiato per un mercato diverso, ma due film diversi tra loro come se si trattasse di un originale e di un instant-remake, due film diversi tra loro e che sembrano uno il remake dell'altro, e allora mi sono ricordato di tutti gli zii i figli i nipoti i cugini di Dracula, poi i crossover, Dracula contro l'uomo lupo, contro Gianni e Pinotto contro... e mi sono reso conto che non c'è nessuna novità.

Eddy M. ha detto...

Ciao Coriolano!
Mi aggiungo a Nick sottolineando anche che i remake non sono da buttare per partito preso, il problema è COME vengono costruiti. Se prendiamo ad esempio "The chainsaw massacre" c'è da farsi venire il tartaro al sedere ;), se però guardiamo "Maniac" di Khalfoun, ecco che le cose cambiano.
Il remake dovrebbe servire nei momenti di magra per far cambiare punto di vista a un'opera vecchia o ormai fuori contesto, oppure rinnovare concetti immortali in modo elegante e non commerciale.

Coriolano ha detto...

Eddy ciao e benvenuto.
Sono della tua stessa idea, ma c'è un problema, noi come "appassionati" vorremmo delle scelte che però non tengono conto degli interessi dei produttori, i quali sono più attenti agli incassi, il che significa che per loro non importa tanto il "cambiare punto di vista o il rinnovare concetti", quanto piuttosto il produrre un qualcosa che abbia un forte riscontro negli incassi, e anche da questo punto di vista credo che il cinema stia perdendo molti colpi rispetto alla concorrenza, delle serie TV ad esempio.
Chi produce film non cerca film di culto dai bassi incassi, loro cercano di attrarre più persone possibile al cinema, invece da questo punto di vista noto che i telefilm (poi magari mi sbaglio) possono permettersi di rivolgersi ad una "nutrita nicchia" di mercato, e puntare solo sui gusti dei (relativamente) pochi, certo purché non siano troppo pochi, questo anche perché cinema e telefilm sono forme d'intrattenimento diverse, che hanno o possono permettersi strategie diverse, così che se per il cinema si cerca di massimizzare, per la serie TV si cerca di fidelizzare, di creare una forte base di "seguaci" di fans.
Credo che l'affermazione sui "tempi di magra" sia una questione molto interessante.
Credo che come per le risorse energetiche, stiamo consumando fiction a livelli impensati rispetto al passato.
La disponibilità di canali, siano essi generalisti o tematici che c'è ora, è di molto superiore a quella del passato, e tra i vari "carburanti" di questi canali ci sono anche i film, col risultato che tale fame di novità di nuova fiction di nuovo cinema porterà sempre più a produrre sequel e remake, ma la fretta e la quantità non significa qualità, e di sicuro la motivazione per tali rifacimenti non sarà quella di "cambiare punto di vista o il rinnovare concetti", almeno meno volte di quante noi vorremmo, quanto piuttosto quella di trovare qualcosa per mandare avanti la macchina dell'intrattenimento.

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti io son dell'idea che un remake di Godzilla è meglio di un Godzilla n°3.
Ma nel prossimo futuro ipotizzo una situazione di film 3.0 un qualcosa grosso modo come nel link qui di seguito ;)
http://www.youtube.com/watch?v=JBV5vFuWWCU

Duke

Coriolano ha detto...

Duke ma non ci possiamo fermare adesso, "ci sono i pipistrelli".
Comunque
"Ne hai preso troppo bello... ne hai preso troppo, troppo."

Adesso mi toccherà parlare di Paura e delirio a Las Vegas... ;)