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sabato 26 aprile 2014

Angel Heart








Ha senso parlare di un film, non basterebbe dare un giudizio o un like e basta?
Ad esempio si potrebbe racchiudere un giudizio su un film a caso tipo "Angel Heart ascensore per l'inferno" in un “è un bel film”.
Oppure variare con un “da vedere/ri-vedere”.
O si potrebbe provare a dire qualcosa di più.
Magari si potrebbe iniziare dicendo che è un film della fine degli anni 80s ma che come altri film di quel periodo non segue la corrente.
Non una sorpresa, un decennio[1] non è un blocco temporale uniforme dai confini netti, ci sono diversità tendenze e quel film pur essendo di quel periodo seguiva altre strade, sia perché il periodo "dorato" stava finendo sia perché anche in un decennio come gli ottanta non sono mancate le derivazioni le sfaccettature le diversità, ed Angel Heart si discosta dalla corrente principale. Per cominciare è del tutto privo d'ironia, e l'ironia o il suo eccesso sono uno dei marchi di fabbrica del periodo, anzi le atmosfere sono cupe tenebrose e lo si nota già a partire dalle immagini nelle quali la luce sembra sempre troppo scarsa con i contrasti tra i colori netti ma sfumati da ombre, oltre al freddo che sembra emanare ogni inquadratura, poi i dettagli, vicoli pieni di cartacce e rifiuti o muri sbreccati o le stesse facce a loro modo “imperfette” dei protagonisti, non c'è miglioramento/abbellimento della realtà ma quasi un suo imbruttimento, da parte sua anche la colonna sonora [Trevor Jones] rafforza la sensazione di oscurità, il tutto ad accompagnare una storia ambientata negli anni 50s che non è quella fittizia del detective alle prese con un caso, ma quella effettiva in cui il tema principale è il patto col diavolo.

Quella del patto col diavolo e relative conseguenze non è un'invenzione recente, non si contano le storie e gli adattamenti più o meno celebri eppure da parte sua il film riesce nel non apparire come l'ennesima riproposizione di un clichè, riesce ad essere innovativo cambiando il periodo non più medioevale ma rifacendosi agli anni 50s, e gli stessi protagonisti, Mickey Rourke Robert De Niro Lisa Bonet Charlotte Rampling, con la loro recitazione evitano mancanze o punti d'incredulità.




Il gotico c'è come atmosfera, il resto la storia dal suo inizio potrebbe far pensare ad un altro genere di film.
il Detective Angel Heart (Rourke) viene incaricato da un misterioso cliente (De Niro) di verificare la situazione che riguarda un ex cantante famoso, Jonny Favorite. C'è un contratto dalle non specificate clausole da rispettare da parte dell'ex celebrità, però ci sono dei dubbi. Jonny è ufficialmente ricoverato in un ospedale da quando è rimasto sfigurato durante la seconda guerra mondiale, ma fatti nuovi inducono a sospettare che la realtà sia diversa, che egli sia fuggito facendo perdere le proprie tracce.
Il compito di Angel sarà quello di scoprire la verità, ma non sembra un problema lui è un detective abituato a certe cose, per lui quello è solo un caso come tanti altri, forse un po più bizzarro ma come ripete spesso, lui è di Brooklyn e non crede a certe cose.
Sembrerebbe solo un hard boiled, e in parte lo è tranne che in questo caso non interessa sapere come finirà, non c'è colpo di scena finale, anzi lo stesso Mickey Rourke (Angel) prima dell'uscita del film aveva svelato gran parte della trama, se non tutta, e stessa cosa era ampiamente comprensibile a partire dai trailer come dalle anticipazioni, come dallo stesso titolo del film.
Puntare sul solo colpo a sorpresa era difficile allora e ancor più adesso, ma questo film non si poggiava sulla rivelazione finale, o meglio, non su quella che si può ottenere solo sapendo in modo asettico qualcosa.
In questo film non importa il dove o chi ma il come si arriva alla fine, inoltre in un certo senso si è vicini ad Alfred Hitchcock, al suo modo di creare suspense, ovvero se c'è una bomba e questa esplode e lo spettatore non lo sa, si ha sorpresa, ma se una bomba sta per esplodere e lo spettatore lo sa ma i protagonisti no, allora c'è suspense.
Così per Angel Heart la trama era nota fin dall'inizio, come era noto il ruolo dei vari protagonisti, così quando il misterioso cliente si firma "Louis Cyphre" c'è poco da rimanere sorpresi, subito si comprende che il nome è in realtà Lucifero, e lo stesso personaggio interpretato da De Niro non si nasconde ma mostra in pieno il suo fascino sulfureo, già a partire dall'aspetto esteriore curato ma a suo modo sinistro, e gli stessi piccoli dettagli che vengono mostrati e sottolineati non hanno lo scopo di spiegare qualcosa allo spettatore, quanto piuttosto per metterli in contrasto con la sorpresa dell'unica persona che non sa, dell'unica persona che è all'oscuro di tutto che è Angel.




Anche se sembra una detective story questo è altro, la ricerca del fuggiasco è un pretesto, qui si si ha a che fare con un viaggio.
Ma non è il viaggio dell'eroe.



Comunque come in un hard boiled che si rispetti la storia prosegue tra rivelazioni scoperte ed efferati omicidi, e se da principio ci si trova in una fredda New York così opposta all'ironica e luminosa New York dei Ghost Buster, in seguito ci si trasferisce a New Orleans, un posto dove la modernità mostrata sembra solo una copertura dietro la quale forte è la magia, ma come detto altrove[2] questo non è un fantasy ma è un film sul sovrannaturale, e in questi casi la magia non è mai né buona né amichevole.
Col proseguire della storia ci saranno altre risposte, su che fine ha fatto Jonny Favorite, se sia lui che sta uccidendo chi sa troppo del suo passato, sul fatto che fosse un potente stregone voodoo, ma queste risposte sono a loro modo secondarie, quello che importa è solo la lunga discesa del protagonista Angel fino alla rivelazione finale, il suo procedere preso tra superstizione fobie e incubi ricorrenti che sempre più lo assalgono.

Un film che parla di sovrannaturale con venature horror, horror che per quanto potente è leggero è appena accennato come se rimanesse appena oltre la visuale, mentre invece lo svolgimento oscilla tra la detective story e il percorso psicologico.



Se si volesse dare azzardare un giudizio veloce si potrebbe dire che è stato un film sulla colpa e conseguente pena riferito al periodo degli anni 80s.
Gli eccessi degli 80s al loro capolinea, un'interpretazione possibile ma debole, e molto errata. Quel decennio è qualcosa di diverso dalle sole luci e lustrini e come già detto, è stato un tempo molto più oscuro di quello che si vuole ricordare, senza contare che il regista Alan Parker ha portato sul grande schermo il romanzo del 1978 [Falling Angel] di William Hjortsberg, di quasi un decennio prima, così questa non è una questione di decenni, ma qualcosa di diverso.

Una delle caratteristiche delle storie sui patti col diavolo è che non vanno mai a buon fine, certo le eccezioni non mancano ma, nella maggioranza dei casi la controparte diabolica è sempre più astuta, oltre che ostinata nel richiedere che i patti vengano rispettati, e il credersi furbi non aiuta ma spesso è la strada migliore per cadere nei più stupidi tranelli, ma anche se si ottiene quello che si cerca, prima o poi per quanto grande sia il tempo ottenuto arriva il momento in cui ogni debito deve essere saldato.
Le colpe, le scelte sbagliate si pagano sempre anche se ci si può illudere di trovare una scappatoia, e le storie sui patti satanici sono storie in cui in fondo si parla di scelte sbagliate (colpe), e illusioni di farla franca.
Illusioni sempre vane.

Colpa e pena, ma non una colpa indefinita casuale, non una maledizione arrivata immeritatamente o per caso, non è una questione di “fai il bravo o avrai cattivo karma”, la colpa che viene mostrata è cercata voluta è la scorciatoia furba di menti furbe per ottenere vantaggi, e al centro di questo film c'è il messaggio (premise?) che prima o poi non c'è furbizia o astuzia che regga, che alla fine si paga per le proprie errate scelte (o non scelte) volontarie, e che sfuggire non aiuta ma rimanda solo il momento della condanna.

Tema sempre attuale, chissà magari adesso molto più di prima.

Per finire da aggiungere che da un po di tempo si parla di farne un remake, ma ancora niente si muove, in fondo anche questo potrebbe avere la sua importanza, forse non è il momento giusto per certi temi oppure si cerca il modo per trovare un finale diverso, oppure mancano gli interpreti giusti, e quelli di allora sono stati perfetti o forse, le stelle non sono tornate nel posto giusto.

Beh si, con un semplice like si risparmiano molte parole...





[1] Decennio inteso dal punto di vista dei gusti delle idee delle tendenze, altrimenti si, sono 10 anni netti.
[2] NB Pagare la SIAE a Strategie Evolutive di Davide Mana.

2 commenti:

Nick Parisi. ha detto...

Film discontinuo, con alcuni pregi ma con evidenti difetti. Rimane comunque una delle ultime interpretazioni importanti di Rourke.

Coriolano ha detto...

Rourke aveva e forse ha ancora un grandissimo potenziale, però ha ottenuto meno di quanto avrebbe potuto. Comunque credo che in seguito alcune sue interpretazioni verranno rivalutate.