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mercoledì 26 febbraio 2014

Groundhog Day, Harold Ramis.








Quando ripenso agli anni 90s mi viene in mente il film Groundhog day, una commedia allegra ironica forse troppo melensa, o almeno così si dice, del resto ognuno ha la sua personale visione delle cose, così in questo film si potrebbe aggiungere che c'è dell'altro, claustrofobia, assenza di speranze, resa, amarezza e un lungo viaggio da fare.
Tutto comincia il giorno della marmotta, un 2 Febbraio qualsiasi, un giornalista alle prese con uno sgradito compito, il quesito se la marmotta vedrà o meno la sua ombra se l'inverno sta per finire o sarà più lungo, una piccola cittadina, e un giorno che comincia a ripetersi sempre uguale senza cambiare mai con il protagonista costretto a rivivere sempre lo stesso identico giorno.

Ma forse la domanda è un'altra, il protagonista Phil che ha (un caso?) lo stesso nome della marmotta, e così vedrà la propria “ombra” il proprio “se stesso” e ne sarà spaventato oppure no?
Quanto sarà lungo “l'inverno”?

Bill Murray è perfetto nel ruolo di cinico arrogante giornalista che si scopre intrappolato in un loop temporale, e gli spunti comici non mancano con da principio l'incredulità, poi prendere il tutto con leggerezza, l'approfittare di quell'eterno presente divertendosi eccedendo e facendo le cose più assurde ma, quanto potrebbe essere divertente vivere per sempre lo stesso giorno, svegliarsi ogni mattina sapendo già tutto quello che accadrà senza che mai ci sia un domani, e se è claustrofobico rimanere intrappolati dentro uno spazio chiuso, come ci si sentirebbe a restare intrappolati in un ripetitivo giorno? Al centesimo il millesimo o anche milionesimo giorno (ma come si potrebbe tenere il conto?), forse si inizierebbe ad impazzire, si comincerebbe a lasciarsi andare a non vivere ma a trascinarsi indifferenti ad ogni cosa, si diventerebbe sgradevoli ancora più odiosi di come si era perché tanto, un giorno dopo non esiste. E questo capita al protagonista, passata l'euforia gli resta un eterno presente dal quale fuggire è impossibile, e allora alla fine l'unica soluzione, l'unico modo per provare a spezzare il cerchio sembra il suicidio.
Il primo tentativo è una farsa, rapire la marmotta farsi inseguire dalla polizia buttarsi con l'auto in uno strapiombo. Un'uscita folle in grande stile, e inutile.
A questa seguono altri tentativi, anonimi disperati tentando ogni sistema ma sempre col risultato di ritrovarsi ogni mattina a sentire la radiosveglia partire con la stessa canzone:
sopravvissuti e disperati.

Ma forse accettare quello che sta accadendo parlarne con qualcuno potrebbe aiutare, così si arriva ad un punto in cui cerca l'aiuto della collega verso la quale è attratto, le racconta tutto quello che è successo, quasi spera che questa confessione lo liberi, spezzi la maledizione, eppure anche questo è inutile. Il giorno dopo è ancora solo, disperato, sconfitto.
Arrendersi e accontentarsi di sopravvivere, nulla pare destinato a cambiare quindi niente più eccessi tentativi di ribellione o fuga, del resto come fuggire da una prigione che non ha sbarre né muri? La sua è resa senza speranza, vivrà in modo grigio e anonimo sempre quel 2 Febbraio, cambiare è inutile, inutile chiedersi quanti giorni siano passati o meglio, quante volte si è ripetuto lo stesso giorno.
Niente ha più importanza ormai.
E allora capita che il cinico e arrogante di ieri, ieri che per tutti è solo il giorno prima, si accorga del mondo che lo circonda, per la prima volta nota un barbone e gli offra da mangiare e soldi, non è il desiderio di compiere una buona azione per sfuggire all'eterno presente, non cerca ricompensa, è un atto disinteressato forse il primo ma anche questo gesto pare inutile, l'uomo che aiuta è destinato a morire quello stesso giorno e, a nulla valgono i suoi disperati tentativi nell'eterno presente di cambiare quel destino.
Per la prima volta ha smesso di pensare a se stesso, si è guardato intorno ha provato ad aiutare qualcuno senza aspettarsi niente in cambio ma, ha fallito ancora. L'eterno presente continua ma qualcosa è cambiato.
Si può viaggiare nello spazio, nella SF anche nel tempo, ma si può anche viaggiare in quello che si è e si crede, e questo è il punto di svolta nel suo viaggio interiore.
Inizia a utilizzare tutto l'infinito tempo di cui dispone per imparare e migliorarsi, così impara cose acquisisce abilità cerca di aiutare chi ha dei problemi, nello stesso tempo si trasforma, il cinismo e l'arroganza di un tempo si sono persi molti presenti prima, ora c'è accettazione non resa, e uno scopo quello di migliorarsi e di vivere in pace quello che sembra destinato a non cambiare mai.
Così arriva ad un ennesimo oggi, quello in cui cui tutto quello che lui è diventato cancella in modo definitivo quello che lui era.
Il giorno perfetto.
Riesce a dar sfoggio di se per le qualità che ha appreso, aiuta e non chiede niente in cambio, è del tutto disinteressato, agisce così perché quella è ormai la sua natura, per lui quello è destinato ad essere solo un altro 2 Febbraio come tanti altri, non si aspetta più nulla, e in quel giorno così uguale ai precedenti dove però tutto è diverso, trova perfino l'affetto e l'amore della donna da cui si sentiva a suo modo legato, e abbracciato a lei si addormenta col solo rimpianto che non possa esserci un futuro per loro due.
Al suo risveglio di nuovo le sei del mattino, di nuovo la radiosveglia che parte, di nuovo la stessa canzone, ma lui non è più solo, ed è il 3 Febbraio.

Uno spiegone finale per lo spettatore, per fargli capire cosa sia successo, per non lasciarlo nel dubbio, insomma per dirgli nei minimi dettagli ogni cosa, se sia stato solo un sogno magia o alterazione spazio tempo? 
Niente, non c'è, eppoi ormai si deve spiegare sempre tutto? 
Noi siamo diventati così stupidi? 

Per questo film si è parlato di una favoletta, di storia sdolcinata e di scarso valore. Sarà, comunque è anche una commedia che funziona senza facili battute e abuso di francesismi usati ad azzum, strano poi che si perda la percezione dei suoi lati bui, ma in fondo è vero:
l'inferno senza fiamme e zolfo lo si può scambiare per il paradiso, ci vuole immaginazione per andare oltre, per accorgersi come bruci anche senza fiamme. 

Regista sceneggiatore e produttore di questo film il cui titolo è diventato un modo di dire, e che ha avuto innumerevoli citazioni dirette e indirette, è Harold Ramis scomparso proprio in questi giorni, in un mese di febbraio.
Tante cose per un uomo solo, attore sceneggiatore regista, ad esempio Ghostbusters in cui è stato il Dottor Egon Spengler.
E con lui sparisce un tempo, un certo modo di fare film.
E mi mancherà.




4 commenti:

Nick Parisi. ha detto...

Mi manca quel periodo, mi manca quel tipo di film. :(

Coriolano ha detto...

Come si dice, il tempo scorre sempre in avanti, ci piaccia o meno.

Anonimo ha detto...

Credo sia la Miglior "recensione" che io abbia mai letto su questo film complimenti davvero A+++
Paradossalmente qualche giorno fa ho colto un paio di battute di questo Film su un emittente radio. Comincio ad essere fatalista....
un saluto al Grande Harold RIP :(
Duke

Coriolano ha detto...

Grazie Duke. ;)