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martedì 26 novembre 2013

Fantastico? Quello con Pippo Baudo?!



Questo Natale non fartelo scappare, la compilation Atomica!
Per cominciare qualche link qui qui qui.

Allora, tutto chiaro?
Bene, in modo molto ironico, mi sono e ho chiesto se ne valesse la pena, di prendere in considerazione un talent di aspiranti scrittori, e il suo pensiero dominante, quello che all'incirca lascia capire che:

tutto quello che è fantasy, e perché no fantastico, è solo robbba infantile, indegna di un Vero Scrittore.

Ne vale la pena prendersela?

Ora sarò sincero, la cosa non mi sorprende, neanche un po.
L'ho scritto più volte, l'avevo anticipato solo venerdì nel post su MLP-FIM

-è roba poco seria, come la fantascienza, come bambinesco e infantile è il fantasy, fantasy che è bene ricordare è DOC solo se con nani ed elfi, mentre per l'horror... per disadattati o maniaci-

Insomma, quanto uscito dal "nuovo innovativo" talent per aspiranti Scrittori, era un (pre)giudizio che già sapevo, che non mi sorprende neanche un po, però a questo punto cosa fare, ironizzare, lasciar perdere, inondare la rete di "francesismi"?

Forse è il caso di capire qual'è la natura del contendere, ovvero l'idea che ci siano generi che non vale la pena di seguire, sia come lettori che come aspiranti scrittori, quindi l'idea di letteratura per classi che divide quanto si scrive in opere di serie A, di serie B, e altre che è meglio ignorare, e col fantasy in quest'ultima categoria, e anzi con sottinteso che tutto il fantastico nel suo insieme sia un genere che un aspirante Scrittore, debba ignorare per ambire ad essere grande, vero, per non buttarsi via.

Davvero?

Si può iniziare col dire che certo, anche nel genere fantastico, inteso come unione dei generi fantasy-fantascienza ed horror, non mancano cose banali, stupide, stereotipate, irritanti, però c'è anche da aggiungere che tanti sono i casi in cui il risultato finale è pari, alla cosiddetta letteratura “alta”, poi si parla di un qualcosa che nelle sue tante forme ha un enorme seguito, un'enorme influenza nei vecchi e sopratutto nei nuovi media, un genere in grado di mostrare possibili presenti e a volte, perfino in grado di anticipare il futuro, e così:
ha senso dire che, almeno qui da noi, il Vero Scrittore debba ignorare tutto ciò, e scrivere magari solo prendendo spunto dalla propria vita?

Come minimo non è una scelta riduttiva?
E i nomi di gente come J. K. Rowling, Stephenie Meyer, o S. King dicono nulla? Il fatto che si scriva letteratura fantastica ovunque, la sua forte influenza la sua forte presenza in tutto il mondo, moderno, rende sensata la scelta di ignorare e deridere tutto?

Ammetto di non aver seguito il programma, una volta magari l'avrei fatto ma "la fase masterpiece" l'ho superata, pure da quel poco che leggo nei vari resoconti, mi accorgo che ci si trova di fronte al solito talent, che però ha la pretesa di mostrare la (alta) letteratura ai telespettatori, nel modo che la maggior parte di loro s'immagina come aspettative e, pregiudizi.
Già, la gente di solito ha una visione della letteratura come di un qualcosa di elitario, in cui si segue la passione, il lampo della creazione, il sacro fuoco dell'ispirazione[1]. letteratura come mezzo per esorcizzare i demoni interiori[2], le amarezze della vita, letteratura via di fuga per estraniarsi dalle piccole grandi cose della vita, o nelle quali a volte riversare le mille cose che si è vissuto, ma NON alla portata di tutti, solo per quei pochi prescelti, per gente maledetta segnata dalla vita[3].
E allora tra le tante cose, non deve stupire l'ostilità verso quelli che sono considerati semplici generi d'intrattenimento, generi "commerciali" di pura evasione contrapposti all'idea che le grandi opere del presente e del passato, sono i mezzi per raggiungere alte vette d'arte.

Alte vette anche un po noiose, perché la vera arte è pallosa. 

Questa è l'idea che in questo paese si ha della "scrittura", questo il pregiudizio e questo il messaggio che viene riproposto agli spettatori del talent, che in fondo è esso stesso un cliché, uno stereotipo, e come tale NON sorprende il suo attenersi al copione prestabilito.
Non sarebbe un grosso problema, basterebbe ignorarlo, se non fosse che il messaggio che lascia passare danneggia tutti noi, che il genere fantastico seguiamo in tutte le sue forme, senza distinzioni, senza snobismi elitari.
E il messaggio è:

"La roba su ometti verdi, nani ed elfi, è una scemenza per bambini cresciuti"

I soliti sfigati, o per chi vuole fare il colto, roba da otaku.

Ma davvero?

George Orwell tra le tante cose è l'autore di un romanzo popolato di animali parlanti, e di un altro distopico,
La fattoria degli animali, e 1984.
Ebbene, uno potremmo definirlo una favola o meglio ancora un racconto fantasy[4], e l'altro, beh mi dispiace ma è fantascienza.
E allora, Orwell è un grande scrittore, o è un bamboccione?
Ma c'è dell'altro.
Questi due sono romanzi in cui l'elemento fantastico è forte, ben presente, ma perché Orwell non si è limitato a scrivere del suo vissuto, di quello che aveva visto sentito provato, perché trasfondere gli avvertimenti che voleva mandare in un romanzo in cui, ci sono animali parlanti, e in un romanzo ambientato nel futuro?

Perché il fantastico, oltre ad essere un genere molto seguito, è anche un mezzo molto potente nelle mani di chi lo sa usare.

Orwell aveva già scritto molto, tra cui -Omaggio alla Catalogna- o saggi come quelli raccolti in -Tra sdegno e passione.-, eppure per rendere il messaggio che voleva mandare, il più forte possibile, non ha parlato di se, non ha messo il proprio alter ego in una storia personale, non si è messo a guardare il proprio ombellico, ma ha scritto senza paura di sporcarsi le mani o di apparire ridicolo, due romanzi di fiction, con animali parlanti e distopie.


Riuscendo in pieno nel suo scopo.

-Il complotto contro l'America.- è un libro ucronico, in esso s'immagina che Charles Lindbergh diventi il presidente degli Stati Uniti nelle elezioni del 1940. Di nuovo siamo nel campo della fantascienza, e chi è l'autore? Philip Roth.
Vogliamo passare in Italia?
Mai letto Cesare Zavattini?
Oppure Bacchelli?
Vogliamo parlare di correnti?
Mai sentito parlare di realismo magico?

Il fantastico è il mito, e ogni persona, popolo, periodo storico ha avuto il suo mito. E si parla di qualcosa di potente.
E si dovrebbe ignorare il tutto? 

A quanto pare si.
Ma come detto, da una trasmissione stereotipata, è difficile aspettarsi qualcosa che sia diverso da quello che il “sentimento popolare" vuole sentirsi dire, così non mi sorprende l'ostilità verso il fantastico, è del tutto conforme a quello che ci si aspetta da una trasmissione simile, così non mi soprende che l'accento venga posto sulle persone, piuttosto che su quanto viene scritto, così come non mi sorprende il rifarsi all'ispirazione, al trovare dentro di se quello su cui scrivere.
Altrove qualcuno[5] ha detto che un bravo scrittore deve andare "A caccia della bestia da un miliardo di piedi"[6], e il mito, con tutta la sua componente fantastica, piaccia o non piaccia, ne fa parte dai tempi dei tempi[7].
Sarà che si è sbagliato.



[1]Come no... ve lo dico da semplice blogger che va per la minore, è una balla colossale. 
[2]Eviterei di evocarli, potrebbero venire e allora, scrivere sarebbe l'ultimo dei problemi...
[3]Sacro fuoco, ispirazione, vite maledette... siamo nel 2013 o siamo tornati al tempo del romanticismo?
[4]C'è poco da dire che è "solo" satira.
[5]Tom Wolfe.
[6]Un saggio nel quale si consiglia di guardarsi intorno, di capire/apprendere il mondo che si vole raccontare.
[7]Da sempre.

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