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sabato 30 novembre 2013

1984 Orwell, e un aneddoto per cominciare. I


Porgo un ramoscello d'ulivo simbolico dopo i due precedenti post polemici, e attenendomi a quello che si dice in TV, lascio da parte la fantasia e provo a scrivere un post "guardandomi dentro", e l'argomento è il romanzo 1984, il romanzo distopico per eccellenza.
Il mio primo incontro con quel libro avvenne in un tiepido giorno di Aprile, quando non avevo la minima idea di chi fosse Orwell.

I primi anni 80s, quando l'anno 1984 era ancora parte del futuro, un tempo senza wikipedia nel quale se si voleva sapere qualcosa fuori dagli schemi, cronaca-tifo calcistico-studio, si doveva andare in una biblioteca, iniziare la ricerca, riempire un modulo e poi se disponibile, ottenere quello che si desiderava sotto forma di pesanti libri, il che significava niente ricerche spinte dall'ispirazione, ma fatte sapendo già cosa si stava cercando, senza spazio per le improvvisazioni dettate dalla curiosità.
Così anche se di Orwell avevo già sentito parlare, pure ignoravo chi fosse o cosa avesse scritto.
Quindi primi anni 80s, e continuando con quelli che a prima vista sembrano inutili dettagli personali ma, che però sono parte di vita vissuta, ricordo che quel giorno in particolare mi è rimasto impresso nella mente per un pezzo dei Duran Duran (hungry like the wolf), il cui motivo mi risuonava in continuazione in testa, pur non conoscendone il testo (in inglese ero/sono negato) e per altre tre ragioni.
La prima ha a che fare con una ragazza, una Dark/goth dal trucco appariscente tendente al nero, i capelli rossi corti e gli occhi verdi, una per cui avevo preso una cotta tremenda, e con cui ero deciso a farmi avanti.
La seconda era la sensazione di libertà. Ero uno di quelli che veniva dal piccolo paese per studiare, e che nella città tra gente sconosciuta era libero di andare dove voleva, fossero sale giochi o a spasso con gli amici a discutere per lo più di calcio e giocatori, libero senza parenti conoscenti a rompere le scatole, ma sopratutto senza paesani pronti a spettegolare alle spalle, e questo dava un'enorme sensazione di libertà che, chi non ha vissuto "nel piccolo paesello", non può capire.
Poi la terza ragione, come detto l'incontro inatteso con Orwell, incontro che avvenne in libreria mentre "per caso" incontravo la ragazza dei miei sogni.

L'aneddoto personale termina qui, e devo ammettere che il prendere a caso 1984 da uno scaffale non mi fece apparire migliore, né m'impedì di ricevere un gelido due di picche, ma se non altro mi ritrovai con un grande romanzo distopico da leggere.



Ora devo fare una confessione: niente di quello che ho scritto prima è vero, eppure tutto ha a che fare col romanzo di Orwell perché

Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.

e così se si hanno i mezzi non è difficile inventare un giorno di Aprile che non è mai esistito, così come non è difficile creare/modificare/cancellare un periodo storico, un evento, un personaggio o un semplice aneddoto, ma non solo, 1984 è anche altro, molto altro, è mancanza di libertà e di privacy, obbligo di credere e di schierarsi, di slogan che sembrano venire dal basso, di emozioni primarie e, di masse da guidare.
O da proteggere.
Così 1984 tra tutte le distopie, è una delle più forti e potenti, attuale più di quanto si possa immaginare.
Ma da dove cominciare?
Ma da qui, da un giorno di Aprile che non è mai esistito, e continuare col prossimo post.



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