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domenica 4 agosto 2013

Duel 1971




Un film girato in soli 13 giorni, fatto con poche linee di dialogo, dove l'azione pesa più di tante parole, azione fatta di motori tirati al limite su strade solitarie, ma non è Fast and furious, al volante non c'è un asso, non ci sono ormoni giovanili non c'è la voglia di superare i limiti, c'è solo una persona comune, anonima, un giorno che inizia come sempre, strade che tagliano zone aride e salgono e scendono attraversando colline e montagne, solitudine, un camion in attesa.

Questo è Duel, un film potente nella sua semplicità nel suo essere affilato come un rasoio. Non ci sono grandi discorsi, non ci sono questioni mondiali, la vita dell'umanità non è in pericolo e non ci sono personaggi importanti, solo un viaggiatore una strada e un camion, eppure il film prende, lo fa da principio col suo inizio calmo, un sorpasso, un controsorpasso e una sfida tra un'auto e un camion che sembra finire li, poi una stazione di servizio, una telefonata, il breve dialogo marito-moglie in cui si abbozza un personaggio, quello dell'uomo che non prende posizione, che si defila, ma non è di questo che parla il film, o almeno non solo.




Il ritorno in auto, il viaggio che riprende e di nuovo il camion, ma questa non è più una sfida fatta di sorpassi.
La sfida camion-auto diventa gioco mortale tra gatto e topo, senza un perché "civile, accettabile, plausibile, che tutti potrebbero capire".
Sembra una storia di Ballard, una delle sue zone grigie, oppure un episodio de Ai confini della realtà, e Duel è la trasposizione di un racconto di Richard Mathenson che in quella serie ha collaborato, eppure il film regge il confronto anzi forse è qualcosa di più, anche perché la sceneggiatura è dello stesso Mathenson e la regia è quella di un giovane Spielberg.
Spielberg ha la magia, guardi il film e ti dimentichi di tutto, ti ritrovi in un giorno infuocato a girare per strade piene di polvere inseguito da un camion, e mentre corri al tuo limite ti chiedi perché, ti chiedi se sia possibile tutto ciò, cerchi di capire come far finire tutto.




Si dice che il film parli di un uomo costretto ad affrontare la sfida, costretto a smettere la propria passività, forse è così, ma forse questo è un film che parla di altro, di zone grigie, di regole "del buon senso-civili" violate.
Essere perseguitati da un camion può sembrare assurdo, nel mondo "reale" queste cose non accadono, certo ci possono essere scorrettezze ma tanto astuto accanimento sembra impossibile, a meno di non ritrovarsi in una zona grigia. Ci sono tanti posti strani maledetti e misteriosi nella fiction, l'isola di Lost, la zona di Stalker, a volte anche la stessa realtà sembra suggerire zone anomale ma allo stesso modo, e con più facilità ci sono anche momenti situazioni o stati d'animo crepuscolari, non netti bianchi o neri, ma indefiniti inaspettati, grigi.
Duel è il racconto dell'ingresso del protagonista in una di queste zone i cui confini non sono geografici ma psicologici, e in cui la realtà viene messa da parte.
In una situazione normale la guerra iniziale fatta di sorpassi e contro sorpassi verrebbe dimenticata, spazzata via dalla vita reale, ma in questo caso è l'ingresso per una nuova dimensione, una bolla trasparente che intrappola il protagonista e lo strappa al suo mondo. Egli può vedere la vita "normale" scorrergli accanto, gente che parla mangia discute vive nelle stazioni di servizio o lungo le strade, ma lui di quel mondo non ne fa più parte, la sua è una dimensione in cui c'è una sfida a cui non può sottrarsi, un gioco in cui ha il ruolo di topo mentre un grosso gatto di acciaio lo aspetta per inseguirlo.
Cosa farebbero le persone sensate-civili in simili situazioni?
Tutto quello che prova a fare il protagonista.
Cerca di vedere il volto di chi lo perseguita, cerca di farsi da parte, cerca di chiedere spiegazioni, poi cerca di scusarsi di trovare un modo per finirla, cerca aiuto, infine si ferma e cerca di far passare il tempo, di lasciare che tutto venga dimenticato per poi ripartire con calma ma, è tutto inutile.
Quelle regole sensate non valgono in questa dimensione. Il camion è lì e il suo guidatore lo invita ad andare avanti, un gesto che non è amichevole, è l'invito a non perdere tempo. Inutile cercare di parlargli. Avvicinarsi a piedi al camion fermo significa solo sentirsi frustrati nel vederlo spostarsi e allontanarsi di qualche metro.




E in quei momenti in cui si è appiedati non si è in pericolo, ci sono regole nuove da seguire, la sfida è tra i due mezzi e i rispettivi conducenti, quindi non si verrà investiti se appiedati.
E a questo punto il protagonista, decide di lasciar perdere le vecchie regole sensate, quelle che tutti seguirebbero, e compie il suo primo atto. Si potrebbe dire che accetta la sfida, che per la prima volta decide di non arrendersi, come suggerisce la linea di dialogo con la moglie.
Oppure si deve ammettere che la prima scelta non è l'accettazione di una sfida, ma una fuga.




Passare davanti al camion, al suo sconosciuto autista e spingere al massimo sull'acceleratore, correre al limite delle proprie possibilità nel vuoto di strade appena asfaltate o sterrate non assomiglia all'accettazione di una sfida, è uno dei principali istinti umani ed animali, è paura è panico voglia di fuggire scappare lasciarsi tutto alle spalle. Ma l'inseguimento non finirà, l'autista del camion ha un solo obiettivo, raggiungerlo, annientarlo.
Solo davanti ad un precipizio, con le spalle al muro, il protagonista capisce che c'è un solo modo per far finire tutto questo, ed è in quegli istanti che predispone una trappola.




La preda si è stancata di fuggire, la ribellione c'è ma solo perché il limite di sopportazione è stato raggiunto e superato, e ora che il suo pensiero si è uniformato alla logica della nuova morale, ha un solo scopo, farla finita, eliminare il cacciatore.

Film del 1971 per la TV della ABC, a seguito del suo successo venne aumentato nella durata con nuove scene girate sempre da Spielberg, e in seguito fu distribuito come vero e proprio film. Un film senza macchine maledette come The Car del 1977 eppure infinitamente più potente di quello, e senza dover scomodare demoni e maledizioni, per quanto riguarda il protagonista principale, Dennis Weaver, nello stesso periodo e negli anni successivi sarà il protagonista di una serie TV di successo, McCloud aka Uno sceriffo a New York,




ovvero cosa capita se si mette uno sceriffo Old West style nella grande mela, e di sicuro in quel ruolo avrebbe saputo come risolvere la situazione, ma allo stesso tempo è perfetto in Duel.  

Film da vedere, specialmente in questi giorni roventi, quando con questo caldo sembrerà di trovarsi lungo quelle strade insieme al protagonista, fuggendo senza capire il perché, senza capire che si è finiti in una zona grigia.
  

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ottimo Post Ottima recensione!! Come dici questo film va visto con una certa chiave di lettura è davvero un bel film
quoto quello che suggerisci:
-Film da vedere, specialmente in questi giorni roventi, quando con questo caldo sembrerà di trovarsi lungo quelle strade insieme al protagonista, fuggendo senza capire il perché, senza capire che si è finiti in una zona grigia.
Bravo Coriolano!!
Duke