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martedì 19 febbraio 2013

Il paradosso di Fort e la risposta di Lovecraft.







Dove sono tutti quanti, o anche, perché non sono già qui?
Questo è il paradosso di Fermi sulla vita extraterrestre, era il 1950 e la discussione partì dalla vignetta di un ufo su un giornale, ma in pochi credo che conoscano il paradosso di Fort e la risposta di Lovecraft.
Charles Fort 1874-1932, personaggio che si potrebbe definire eccentrico, fuori dagli schemi, bizzarro oppure strano, e ad essere sinceri “strano” è la prima etichetta che spesso si usa in questi casi.
Si, Fort era una persona strana, e come tale aveva strani interessi tra cui catalogare notizie anch'esse strane, o meglio inverosimili, incredibili, assurde.
Charles Fort era un cercatore di fatti strani, un'occupazione interessante, secondo qualcuno potrebbe essere stato un gioco stupido, invece di pensare alle cose serie, ma come detto Fort era una persona strana quindi libera, libera anche di seguire i propri interessi.
Strano e anche fortunato.
Un'eredità gli aveva permesso una discreta sicurezza economica.
Ma c'è anche da dire che prima d'allora si era adattato a fare tutti i lavori possibili, anche quello di lavapiatti.
Fortunato.
Anche perché da giovane grazie a suo nonno aveva potuto girare per il mondo.
Molto fortunato.
Perché aveva trovato una donna che lo capiva e lo accettava per quello che era.
Ma Fort era stato anche sfortunato nel contrarre la malaria durante uno dei suoi viaggi giovanili.
E molto sfortunato perché soffriva di ricorrenti forti crisi depressive.[1]
Un personaggio strano, con una vita non facile, a suo modo un solitario se non si considera la presenza di sua moglie, un uomo dagli interessi curiosi relativi a fatti curiosi.
Una persona con più di un punto in comune col più conosciuto solitario di Provvidence, o meglio col Gentiluomo di Provvidence, Lovecraft, e come lui destinato a diventare interessante non solo per quello che aveva scritto ma anche per quello che era stato.
Anche per Fort sia pure in forma minore, si è cercato, guardato, osservato l'autore, lo si è idealizzato nel bene e nel male, se ne è fatto il protagonista principale della sua vita.
E alla fine lo si è trasformato in altro, si pensa ad un film fatto sulla sua figura, un film su Fort l'indagatore del buio e sul suo giovane assistente HP Lovecraft.

E allora buona fortuna Zemeckis, anche se un -Ritorno al futuro 4- sarebbe più facile da fare.

Ma tornando a Fort, di lui si dice che fosse un cercatore di assurdità, un cacciatore di fatti anomali ma, sarà bene fare una premessa molto importante:
non era uno sprovveduto.
Non bastava che una notizia fosse inverosimile per attirare la sua attenzione, occorreva anche che fosse riportata da fonti credibili, “accettabili” come solo delle pubblicazioni scientifiche potevano essere.

Piogge di rane di sangue, strane luci nel cielo, strani ritrovamenti archeologici, orme di impronte sulla roccia, queste le notizie che lui raccoglieva, inverosimili, assurde, tutte annotazioni tratte da riviste scientifiche che in seguito riunì nel suo primo libro, non una semplice raccolta di fatti strani, “misteriosi”, ma come una vera è propria marcia di fatti dannati, maledetti, per i quali la scienza sembrava non avere interesse.
Il libro dei dannati [1919], il primo da lui scritto, è un libro interessante, ma non facile da seguire, nella scrittura di Fort a volte c'è una sottile ironia, in altri casi sarcasmo ma in molte occasioni è difficile da seguire, difficile senza perdersi, ma se si riesce a non farsi respingere dal suo stile antiquato e a volte contorto, ci si accorge che quel libro non è la solita raccolta di fatti “misteriosi” come si è abituati a trovare nelle librerie, o sulle bancarelle di libri usati.
Con tutto il rispetto per i Kolosimo o per i Von Daniken e per tanti altri, Fort “è altro” e non solo per il fatto di essere stato il primo[2] a catalogare e raccogliere il lato grigio della realtà.
Quello che rende il Libro dei dannati, e gli altri da lui scritti, una cosa diversa non è neanche il fatto che tutte le notizie provengono da fonti “accettabili”.
A rendere un libro di Fort unico è il suo essere quasi un trattato di filosofia, o di vita, il non aver paura di ipotizzare le più assurde teorie e allo stesso tempo, il fatto di essere più che pronto a non credere in niente di quello che egli stesso ha scritto.

Non ci sono grandi verità da portare all'attenzione della gente, ma solo grandi approssimazioni al vero che alla fine, possono anche valere meno di zero.

E non ha paura di rendersi ridicolo, e come potrebbe se quelle che porta avanti sono solo “approssimazioni” senza alcuna pretesa?
Quanto a molte teorie esposte nel libro, usando una sola etichetta/aggettivo per definire il tutto così come piace fare ai media, si potrebbe definirle lovecraftiane.

Il grande quesito.

Fort e Lovecraft si conoscevano?
Di sicuro Lovecraft ha letto Fort, lo fa citare al protagonista di un suo racconto [Colui che sussurrava nel buio], di tale conoscenza ne scrisse anche Sprague De Camp, ma è difficile che sia accaduto il contrario.
Difficile che Fort abbia mai letto Lovecraft.
E impossibile che i due si siano mai incontrati.

Cosa ne pensava il Gentiluomo di Provvidence?
Da materialista convinto, Lovecraft giudicava quanto scritto da Fort come un valido stimolo, ma anche come un cumulo di assurdità, comunque Fort non era la sola lettura di Lovecraft, non mancavano letture su teosofia, stregoneria, e molte altre cose “irrazionali” ma, solo come stimolo per nuove idee, senza crederci, senza sperarci.

In una sua lettera Lovecraft scrisse che gli sarebbe piaciuto vivere in un mondo pieno delle sue divinità, delle sue stranezze, in un mondo pieno di magia, ma che era allo stesso tempo convinto che nulla esistesse al di fuori della realtà, e che nulla andasse a sovvertisse le leggi fisiche.
L'universo di Lovecraft è vuoto, non c'è niente nei cieli, non ci sono Dei, non ci sono Demoni non ci sono antiche magie c'è solo un immenso vuoto, un universo vuoto e indifferente alle speranze e alle paure dell'umanità.
Curioso come un materialista come Lovecraft abbia saputo creare un mondo alternativo pieno di magia, ancor più curioso come da parte sua il libro di Fort sia così lovecraftiano in tanti punti.

Eppure i due non si sono mai incontrati o invece... forse ci sono verità che entrambi hanno preferito tener nascoste?

Nel libro dei Dannati si cerca di collegare tanti fatti strani, si cerca di trovare l'insieme nella confusione, nel racconto di Lovecraft The Call of Cthulhu ci si augura per il bene dell'umanità che questo non accada mai, che mai si riesca a collegare il tutto, che mai si riesca a capire cosa si cela dietro tante cose in apparenza scollegate e distanti tra loro, ci si augura che l'illusione di un mondo razionale non cada mai.

Di nuovo legami che sembrano apparire, quasi a scrivere una storia alternativa, ma se ci si attiene alla realtà e si lascia da parte il lato fantastico si può ammettere solo una cosa:

Lovecraft ha generato innumerevoli imitatori, con scarsi risultati, oltre a questo ha creato un nuovo modo di percepire e immaginare il fantastico.
Fort ha creato un qualcosa che potrebbe essere una religione, una filosofia, o forse solo un diverso modo di percepire gli angoli bui della realtà.

Niente misteri, solo due bizzarri rivoluzionari nei rispettivi campi.


Ma... nel 1919 oltre al Libro dei Dannati, c'è il racconto Dagon di Lovecraft, e se volessi continuare a giocare al complottista, se volessi rendere i due protagonisti di una storia irreale e immaginaria, potrei parlare di presagi, di legami, di significati particolari che si trovano negli scritti dell'uno e dell'altro, di troppe coincidenze per essere solo coincidenze.

L'idea di una civiltà nascosta nel polo sud di Fort non fa venire alla mente le Montagne deìla follia?

O l'accenno fortiano a culti misteriosi, a pochi eletti in contatto con entità provenienti fuori dalla terra, non riporta alla mente i culti segreti lovecraftiani?

Oppure potrei esporre il paradosso di Fort, capitolo dodici de Il libro dei [fatti] dannati.
All'incirca dice...

perché non si fanno vivi, perché non si mostrano a noi, perché non mandano i loro missionari a liberarci dalle nostre barbare usanze, a venderci super whisky super bibbie e a venderci il loro ciarpame sul quale ci butteremmo sopra come i selvaggi con i vecchi cappelli di seta

Era il millenovecentodiciannove.
Con buona pace di Fermi trentanni prima, e con buona pace di Kenneth Arnold in quel libro si parla di strani avvistamenti nei cieli ventotto anni prima.

Ma adesso la sua risposta, o meglio, quella che sembra a tutti gli effetti la risposta di Lovecraft, giusto per chiudere in modo fantastico:

Penso che noi siamo di proprietà altrui...

Sarebbe facile creare un grande alone di mistero, così Zemeckis anche se il compito è difficile, in compenso il materiale per un grande film non manca.



[1]Sia Fort che Lovecraft avevano il problema della depressione, forse per questo entrambi “guardavano l'abisso”. Alla fine i Demoni esterni sono un problema solo per i “normali”, mentre sono molto più facili da battere di quelli interiori.
[2]L'onore in realtà andrebbe a Giulio Ossequiente e al suo libro dei prodigi, storico romano del IV secolo. Non male eh?





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