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mercoledì 16 gennaio 2013

L'altra faccia dei favolosi anni 80s. [1]






Quando si pensa agli 80s
si pensa ad un'epoca spensierata fatta di consumismo & disponibilità economica, di primi gadget elettronici come i micro PC, di prime mode giovanili come paninari & metallari, alle prime TV commerciali, al disimpegno il riflusso.

Ma gli 80s sono stati anche il tempo di grandi illusioni, dell'idea che le cose sarebbero migliorate per sempre, che il benessere poteva solo aumentare, che il futuro era pieno di luminose prospettive.
E miti come quello del "con l'impegno tutto è possibile", oppure del successo individuale facile e a portata di mano.

Un decennio favoloso, luminoso, pieno di aspettative, di certezze positive, di voglia vivere, divertirsi, di non prendersi sul serio e, di lasciarsi alle spalle i conflitti la rabbia la ribellione dei decenni passati.

Un decennio favoloso, oscuro, tenebroso, portatore di paure, di timori, un tempo da apocalisse e fine dei tempi.

Quando si ricordano quegli anni si sottolinea sempre l'aspetto “favoloso” e non si parla mai, se non per piccoli accenni, dell'altra faccia, quella oscura.

Gli 80s? Disimpegno, discoteche, paninari, successo, riflusso... sembra di sentire un disco rotto, ma dov'è il resto?
Dov'è finita l'apocalisse atomica?

Eh si, il timore, la paura, l'angoscia che una guerra atomica potesse spazzare tutto quanto in un lampo era una paura molto forte, molto presente allora, eppure non viene ricordata, viene lasciata da parte come un piccolo dettaglio insignificante.

"Ah si, in quei tempi c'era il confronto Est Ovest, America Unione Sovietica, Nato Patto di Varsavia, ma è roba da libri di storia..." 
Ignorare ciò significa ignorare la vera essenza, il motore di quegli anni.
Parlare di quegli anni solo come il tempo della vuota spensieratezza, significa creare una falsa leggenda, perché gli anni “spensierati” furono anche quelli in cui l'apocalisse era appena dietro l'angolo.

Gli ottanta furono il tempo in cui più forte fu la contrapposizione Est-Ovest, gli anni che molti analisti di affari strategici giudicarono problematici, pericolosi, ad alto rischio, gli anni in cui l'America dopo il Vietnam, Nixon, il watergate, e la quaresimale parentesi di Carter, con Regan ricominciarono una politica estera intraprendente iniziando una corsa agli armamenti che questa volta puntava allo spazio con lo scudo spaziale, fu il momento in cui il Patto di Varsavia parve essersi rafforzato in maniera decisiva e appariva minaccioso, pronto da un momento all'altro ad invadere la Germania Ovest e da li tutta l'Europa, dando il via ad un'inevitabile risposta nucleare, fu il momento in cui il termine M.A.D. [Mutual assured destruction], sembrava sul punto di mostrare in pratica tutto il suo significato fino alle estreme conseguenze.
E' stato un tempo di venti di guerra, di una guerra che non poteva essere vinta ma solo persa, una guerra senza vincitori ma solo vinti.

Anni spensierati? Si, ma anche fatalisti quasi rassegnati e con la voglia di ignorare quella sottile paura che pareva seguire ogni passo della vita. 
Favolosi? Si, perché tanto valeva non pensarci, tanto valeva essere ottimisti, ironici e guardare il futuro con fiducia, fingendo che quello fosse il migliore dei tempi possibili.

Così posso capire i giudizi di chi non abbia vissuto quel tempo, quando si cerca sulla rete per gli 80s escono solo lustrini luccicanti, manca del tutto la sua vera essenza di decennio apocalittico, invece mi resta difficile giustificare chi (stra)parla di decennio vuoto fatto solo d'apparenza, mi riesce difficile capire chi ha dimenticato come in quegli anni si vivesse ogni istante, con il timore che fosse l'ultimo.

Esagero?

E' difficile capirlo per non ha vissuto quel momento, sembra un'esagerazione, che si voglia ingigantire delle paure passate, eppure allora quell'angoscia era presente , tangibile, reale.

Come detto i sogni, le speranze, i desideri e le paure di un'epoca si riflettono sui film, sui telefilm, sui giornali, sui libri sui media del periodo, e basta dare uno sguardo per accorgersi come oltre tante cose simpatiche leggere ironiche glamour, nel decennio "da bere"[1] ci fosse anche altro.

The Day After [1983]
Testament [1983]
Threads [1984]
When the wind blows [1986].



Questi film o docu-drama, che allora NON erano considerati di fantascienza ma drammatici,[2] non sono gli unici a riflettere quella paura.
Sono solo la punta di un iceberg.

L'ansia da apocalisse si rifletteva dappertutto.

Nella fantascienza vera e propria era onnipresente, in TV o al cinema, che fosse Mad Max, Wargame, i predatori dell'anno 3000 o un divertente e in apparenza disimpegnato episodio di Ralph supermaxieroe, stessa cosa accadeva anche nei video musicali, Blondie [atomic], Donald Fagen [New frontier], frankie goes to hollywood [two tribes], era onnipresente nei dibattiti e ogni cosa poteva essere essere ricollegato ad essa.
Il film Karate Kid ad esempio poteva essere [è stato] visto come la volontà degli americani di andare fino in fondo in caso di guerra atomica.
Non pare assurda la cosa, adesso?
Allora non lo era.

E non marcavano libri sul tema.
Warday di James Kunetka e un Whitley Strieber che ancora non aveva intrapreso percorsi ufologici,


L'uomo del giorno dopo di David Brin[3], oppure libri di saggistica che parlavano di cose come ss20, Pershing2, Cruise, attacco preventivo, bersagli duri, lancio su preallarme... tutte cose che si sentivano anche nei vari TG dell'epoca, insieme agli euromissili, alla base di Comiso, alle notizie sulle tante marce di protesta per la pace.
Anche nei comics non macavano richiami, anche italiani, Bonvi e le "Cronache del dopobomba"[4], né i videogiochi ne erano immuni, tanti erano i titoli che si rifacevano in un modo o nell'altro alla guerra atomica.

E tutto questo è solo un insignificante accenno.

Per fare un elenco completo di tutto quello che ha per tema la guerra atomica negli anni ottanta, si dovrebbe fare l'equivalente di una grossa enciclopedia.

Potrebbe apparire strano che solo in quel decennio ci si rendesse conto della guerra fredda, o che questa avesse un tale impatto quando in fondo certe situazioni duravano da decenni.
Berlino divisa in due da un muro.
L'Europa divisa da quella che si chiamava cortina di ferro.
La contrapposizione Est Ovest.
La guerra fredda.

Ma solo negli 80s le cose sembrarono peggiorare rendendo tutto possibile.

Si vero, favolosi e disimpegnati, e pieni di rassegnata impotenza, di fatalismo, con la convinzione che lanciarsi bombe atomiche fosse solo stupido, molto stupido...
E allora anche per fuggire da tutto ciò ci si tuffava nell'illusione del decennio dorato.

Il leggerissimo Electric Dreams [1984] era l'altra faccia di The Day After[5] [1983], e parlare di 80s solo col primo e ignorando o sminuendo il secondo, significa non aver capito nulla di quel decennio.

Ora appare tutto lontano.

Ci sono state guerre [del golfo] a cui si è assistito da spettatori in TV, si vive un momento di [ennesima] crisi, il futuro non appare per niente luminoso, la Polonia è uno stato di cui si parla poco nei telegiornali, c'è una sola onnipresente Germania, la storia sembra divisa in prima e dopo internet e la rete connette con gente lontana, si twitta, si ha la pagina su facebook, e pare impossibile che sia esistito un tempo in cui l'apocalisse era appena dietro l'angolo.

Eppure fino al 1986 fu davvero come camminare su un sottile filo, dopo sarebbe venuto un altro tempo, ma l'oscurità degli ottanta non si sarebbe dissipata, si sarebbe solo trasformata.

E alla fine avrebbe vinto, ma questa è un'altra storia...


[1]Noto spot sulla Milano da bere o qualcosa del genere. A volte lo si ripesca per mostrare come fosse vuoto il decennio, e ci si dimentica tutto il resto.
[2] Quella non era fantascienza, non partiva come fantascienza, non era strutturata come fantascienza, non era percepita come fantascienza. Perfino nel bel paese, che pure di problemi ne aveva con buona pace del mondiale del 1982, questi film ebbero un impatto molto forte.
[3]Il film usci nel 1997 e con Kevin Kostner come protagonista. Fu un insuccesso. Il film in se non è mal fatto, e avrebbe potuto fare molto di èiù se fosse uscito nel momento giusto, un decennio prima. Invece quando usci era fuori moda, superato.
[4]Anche se a dire il vero più 70s che 80s.
[5]Da dove si crede che venga il modo di dire "the day after", che viene usato e molto, anche adesso?

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