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lunedì 21 gennaio 2013

L'altra faccia dei favolosi anni 80s. [2]






Se i primi anni degli ottanta erano stati quelli dell'apocalisse
nucleare, se un futuro alla Mad Max sembrava più che certo prima o poi, a partire dal 1986 con Gorbaciov le cose iniziarono a cambiare, e nello stesso tempo l'idea di "vincere" una guerra atomica iniziò ad apparire per quello che era:

un'idiozia.

Era la fine di un periodo cupo che aveva segnato l'inizio del decennio, così ci si sarebbe potuto aspettare un nuovo tempo, ancora più disimpegnato e leggero, invece paradossalmente il decennio dei sogni proprio in quel momento iniziò a tramontare.
Il vento era cambiato, e anche se in apparenza tutto andava come al solito, bastava poco per accorgersi che così non era.
La guerra atomica era stata la grande paura ma anche il motore di quel periodo, e senza il contrasto apocalisse/spensieratezza[1] l'essenza di quegli anni, veniva a mancare la spinta a pensare ad altro, a voler vivere, a voler essere ottimisti, fiduciosi a tutti i costi.

Così ci fu si un grosso sospiro di sollievo collettivo, ma nello stesso tempo tutti gli eccessi di prima iniziarono ad apparire esagerati, mentre la vita reale cominciava a spazzare via le illusioni del decennio trasformando le grandi certezze in illusorie speranze.




Ci furono incidenti come l'esplosione dello Shuttle Challenger [1986], e della centrale atomica di Chernobyl [1986], che demolirono l'idea di facile sicuro progresso.
Ci furono andamenti altalenanti della borsa culminati nel -Lunedi nero della borsa [1987]- che misero in dubbio l'idea di eterna crescita economica, di guadagni facili per tutti, di rendimenti in salita senza fine.
Poi c'era una nuova malattia, che sembrava irridere l'illusione di non avere mai più epidemie.
l'AIDS.
Presente fin dai primi anni ottanta, associata inizialmente solo ad alcune categorie, fu analizzata e spiegata solo a partire dal 1984, e per le sue caratteristiche fu subito etichettata come la nuova peste.
Letale in poco tempo, al momento priva di cure, trasmissibile anche per via sessuale e in crescente espansione.
Prese ben presto il posto della vecchia paura atomica, e con la sua venuta sembrò riportare l'orologio indietro di decenni, se non di secoli.
Si tornò a parlare di untori, di giusto Castigo di Dio, non mancarono voci a condannare l'eccessiva libertà, a profetizzare il ritorno a nuovi moralismi.
Iniziò un lento cambiamento dei costumi, agli eccessi si alternava una richiesta di responsabilità, attenzione, conoscenza dei rischi, uso di precauzioni, e contemporaneamente tornarono i vecchi pregiudizi che si credeva almeno attenuati.
Era una maledizione da cui nessuno era immune, famosi o meno, ma sopratutto faceva cadere una maschera, quella della tolleranza, provocava paura verso gli altri, e la paura del contagio, dell'untore, si mostrava come una valida scusa per vecchie liste di proscrizione.

Non solo una malattia, ma un marchio, una condanna sociale, e non era necessario averla, bastava il sospetto per essere etichettati e messi ai margini.

E contro di essa non bastava "impegnarsi al massimo".

Dovranno passare anni prima di trovare cure efficaci per quella che era stata la nuova peste, mentre bastò poco per far tornare molti in un tempo perfino precedente alla rivoluzione industriale, un tempo fatto di superstizioni pregiudizi e ostilità verso gli altri, i non integrati, i diversi, i nemici, gli untori, e questo non colpiva il semplice mito d'un decennio, questo spazzava la speranza in una società futura sempre meno legata alle ombre del passato, e sempre più aperta libera da paure odi pregiudizi.

Tutto quello che si credeva acquisito per sempre, a partire dalla tolleranza in poi, non aveva alla fine che il valore di un'ideologia, passibile di passare di moda, di essere cancellata da un eterno passato.

Gli ottanta stavano finendo, e si era sempre meno spensierati, sempre più dubbiosi.

Se si va a vedere quella fine decennio attraverso la lente del suo immaginario, sembra che poco o nulla cambi.

Esce Robocop [1987], ci sono film come -Le ragazze della terra sono facili.- [1988], poi l'anno dopo è il tempo di un sequel Ghostbuster 2, poi c'è un altro film sui super eroi con il Batman di Tim Burton, e ancora all'inizio del decennio seguente c'è l'ennesimo Roky il quinto.
Limitandosi ai titoli pare davvero che non cambi nulla, ma non è così.

Robocop?

Fantascienza e un “super” poliziotto cyborg, ma anche dubbi esistenziali, e una multinazionale, la OCP, che “tra le righe” del film appariva come un piccolo impero del male disposta a tutto pur di far soldi. Cosa sempre più evidente nei successivi seguiti.

Ghostbuster 2?

Se il primo film dava l'impressione di stare sulla cresta dell'onda, nel posto giusto al momento giusto e di vivere un'avventura emozionante, il secondo sembra la triste riunione di vecchi compagni di scuola, vent'anni dopo[2].
Tutto appare stanco sbiadito, ed è perfino difficile credere al lieto fine. Ok si è vinto ancora ma poi, si rincontreranno per una nuova riunione?


Batman?

Gotico cupo dark.
Quel poco che c'è di 80s lascia il posto ad un eroe molto più simile al cavaliere oscuro, che al superman di inizio decennio.

Roky 5?

Anche per questo, come per gli altri film di Rocky, il soggetto e la sceneggiatura è dello stesso Sylvester Stallone, quindi spicca ancor di più come pur essendo del 1990, esso sia lontanissimo da quelli targati 80s.
Una distanza ancora più marcata di quella che c'è tra il primo e il secondo Rocky.

Nel quinto capitolo la volontà e l'impegno, il “togli e metti la cera” non bastano più.
Qui c'è uomo che deve fare i conti con il suo passato, con le scelte che ha fatto nella vita. Ha sfidato Ivan Drago “ti spiezzo in due”, ha vinto ma da quell'incontro/scontro il suo corpo ne è uscito segnato.
C'è un passato con cui dover fare i conti.
C'è un uomo che senza colpa perde tutto.
Un uomo che ha raggiunto il successo, e poi lo ha perso.
Un lottatore che non è più in grado di combattere per i danni celebrali subiti, e al quale non basta cambiare la guardia, impegnarsi oltre ogni limite o inseguire galline per tornare sul ring.
C'è un film che non è più una corsa verso la vittoria finale, che non finisce lasciando immaginare una nuova sfida e un nuovo successo, ma che mostra l'epilogo di un “eroe”, il suo viale del tramonto.

Questo negli anni “favolosi” non sarebbe successo.

In un modo o nell'altro Rocky si sarebbe rimesso in piedi, avrebbe trovato un nuovo modo di combattere, sarebbe guarito con chissà quale nuovo ritrovato, si sarebbe impegnato 24 ore su 24, e alla fine sarebbe tornato più forte di prima per vincere la sua sfida.

Ma quel decennio "favoloso" era finito.

Anni di luci ed ombre e, pregiudizi, gli ottanta.

Riflusso: atteggiamento e comportamento caratterizzati, in un clima di caduta di grandi tensioni politiche e sociali, e di aspettative deluse, dal ritorno a valori ritenuti superati o retaggio del passato, e dal ripiegamento nella sfera del privato, con concomitante disimpegno politico e sociale.

Gli anni 80s in Italianistan sono stati definiti come gli anni del riflusso, gli anni spensierati in cui l'impegno venne messo da parte per non-valori di plastica.
E' stato definito un tempo vuoto, fatto di apparenza e ricerca del successo a tutti i costi.

Un decennio "da bere" inutile e negativo.

Eppure quello fu anche un decennio diverso.
Con i suoi grandi timori, con i suoi lati oscuri.
Poi c'era altro.
C'era la disprezzata ggente[3] che era stanca di anni di cattive notizie, di lotte, di sacrifici, stanca di terrorismo di anni di piombo.
C'era una nuova generazione che anziché entrare in contrapposizione col passato creava il proprio linguaggio, i propri miti, e aveva le proprie speranze.[4]
C'era voglia di ottimismo, di mettere da parte le vecchie chiese ideologiche, c'era voglia di vivere, di divertirsi.
Gli 80s possono non piacere, si possono odiare disprezzare, ma sono gli anni in cui un'evoluzione era possibile, sono stati gli anni in cui si è smesso di guardarsi indietro e si è provato a guardare avanti.
Anni dopo i quali sarebbe stato possibile ripartire.
Ma così non è stato, perché il vero riflusso è venuto dopo.
E' venuto con gli anni novanta.

Anni fatti di apparente impegno politico, ma identico al tifo da stadio.

Anni di vecchi slogan, di ideologie del secolo scorso, di contrapposizioni nel quale qualcuno da anni parla al passato, come se ci fosse ancora un muro a Berlino e una cortina di ferro in Europa.
Così mentre Il mondo andava avanti questo paese è rimasto fermo.
Un'eterna quaresima in cui termini come divertimento e disimpegno sono diventati qualcosa di offensivo indecente vergognoso sporco, un tempo in cui scienza tecnologia vita sociale e stessi sogni si sono involuti, il tutto nascosto da grandi proclami e tante belle inutili parole.

Si sta per consumare l'ennesima campagna elettorale, quella del 2013, eppure i protagonisti, gli slogan, le forze in campo di questa nuova campagna elettorale, sembrano uscire direttamente dal 1994 o dal 1996.




Allora quali sono gli anni del riflusso, gli 80s o questi vent'anni?[5]

Lasciando da parte l'Italianistan, gli anni 80s nel complesso furono grandiosi, nel bene e nel male.
Si oscillava tra l'apocalisse e le luci brillanti dell'ottimismo, un tempo di avanzamento e di vecchie paure che tornavano, e quando tutto finì ci si ritrovò sopravvissuti alla fine dei tempi, e alle prese con la vita di tutti i giorni più vecchi e più stanchi di prima.

Come in IT [1986] Pennywise aveva aspettato che il tempo passasse, che i sogni giovani di un'epoca sbiadissero, diventassero “grandi” e perdessero così la loro magia.

Il lato oscuro alla fine aveva vinto, e un decennio si era chiuso per sempre.



[1] Quella roba lì, Eros e Thanatos insomma...
[2]Evitare, evitare, evitare sempre. Darsi per morti è una buona idea, oltre che una valida scusa.
[3]All'inizio per indicare il disprezzo bastò aggiungere una g, "la ggente", ma adesso va di moda scrivere "la gggente"...
[4]Paninari, metallari, dark... tutte cose del momento, senza ideologie, senza maestri buoni o cattivi, senza obblighi, senza millenarie tradizioni da dover rispettare. Cose vuote, inutili? In ogni caso nuove, innovative, diverse, vitali. Per una nazione come l'Italia era uno stravolgimento che dava fastidio e che non si esitava ad irridere da tutte le parti.
[5]Si questo accadeva anche negli 80s, nei 70s, nei 60s ma, allora c'era la guerra fredda a congelare ogni cosa...

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