Pagine

martedì 3 gennaio 2012

La lezione di Oliver Swanick

Prima di tutto una piccola precisazione sulla mia assenza:
OK frega nessuno ma: non avevo chiuso, non avevo finito le idee in seguito ritrovate dopo lungo avventuroso viaggio, né ho avuto ripensamenti sul tenere un blog.
Niente di tutto ciò, solo “piccoli” problemi di rete, impegni lavorativi che limitano di molto la mia presenza sulla rete e, un “legger-issimo” contrattempo dovuto ad hardware andato in fumo... comunque non tutti i mali vengono per nuocere ed ora, devo ammettere che ho imparato a cambiare l'alimentatore di un pc.
Non male per un niubbo che non sapeva neanche cosa fosse un molex.
Ah, un grazie al dottor Duke che mi ha coadiuvato nell'impresa.

Nel saggio -Giocare per forza- di Ermanno Bencivenga, c'è un passaggio che mi aveva fatto riflettere a suo tempo, ed è quello in cui l'autore parlando dei videogiochi si chiede quale lezione si possa imparare da loro, e la risposta che dava era la più semplice, ovvia.

Con i videogame s'impara a spingere tasti, magari si mantengono i riflessi pronti ma, niente di più.
Da appassionato di videogame trovai la cosa [molto] riduttiva.
Solo premere tasti?
Possibile?
Comunque lasciai perdere e non ci pensai più, e non ci ho pensato più finché durante una partita a Fallout New Vegas [seguito di Fallout3] non ho capito cosa stonava, e questo grazie a Oliver Swanick.