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mercoledì 26 dicembre 2012

Il mio nome è Remo Williams ma non solo. Di nuovo gli 80s, poi miti, poi...




Di nuovo un salto tra i "favolosi"[1] anni 80s.

Mi si potrebbe accusare di tornare troppo a quegli anni, e magari a dirmelo potrebbe essere qualcuno che si è appena visto il prequel de La Cosa, oppure Prometheus, o il remake di Atto di forza, o che aspetta con ansia l'uscita del sequel(?) di Killer Clown...

No davvero, quel film era simpatico e piacevole allora ma adesso, no dico adesso, ancora Killer Clown!?
Quindi si, è di nuovo un salto negli ottanta del vecchio secolo, ma almeno il film in questione non è un remake o un prequel, e il fatto di non essere la solita minestra riscaldata, non è poco.

E il film è:
Il mio nome è Remo Williams [1985].


Per chi non l'avesse visto forse è il caso di dire due parole sulla trama, anche se... ma ci sono persone che non l'hanno mai visto?
Possibile?

Il film ruota tutt'intorno al solito eroe senza nome, privo di seccature o legami familiari, un uomo normale che partendo da zero, col solo impegno e sacrificio [tantissimo] con la guida di un duro inflessibile maestro orientale, acquisisce la conoscenza di una misteriosa arte marziale chiamata Sinanju, che è bene ricordare che non esiste, e con essa poteri sovrumani.


Un'arte marziale, impegno duro lavoro, un maestro orientale...

Togli la cera e metti la cera.
Quasi un -Karate Kit- [1984], del quale tanto per cambiare c'è stato l'immancabile remake del 2010...

Ma tornando a Remo, non è tanto un riflesso di Karate kit quanto piuttosto di un Rocky, ma non il primo, ma dei seguenti.

L'ennesima riproposizione del mito degli 80s:
con il costante impegno abnegazione e duro lavoro, nulla è impossibile.

Perché non del primo Roky?

Non per questioni temporali.
Rocky I è del 1976, Rocky II invece è del 1979, ma la vera abissale differenza è che nel primo il messaggio che passa è:
con l'impegno e il duro lavoro puoi migliorarti e raggiungere grandi risultati.

Cosa diversa dal “nulla è impossibile.
Una differenza di non poco conto, che non si ferma lì.

Nel Primo Rocky, Balboa è uno scarso pugile senza prospettive destinato a durare poche riprese nel match della vita, per poi ritornare nello squallore e nell'anonimato della sua vita di sempre. 
Ma impegnandosi al massimo riesce a migliorarsi al punto tale da restare in piedi fino alla fine dell'incontro e, non solo, anche a mettere in difficoltà il campione.

Ma non vince.
E' il suo essere riuscito a migliorarsi, è l'essere cambiato in meglio quello è il suo successo.
In quel film l'incontro col campione serve solo per mostrare il riscatto di un uomo con molti sbagli ed errori, il suo essere un perdente che si rialza è dà un senso alla propria esistenza cambiandola in meglio.

Nel secondo [e negli altri]... beh tutto è concentrato sui preparativi sull'impegno sul duro lavoro fatto per vincere, la cosa che conta non è il viaggio ma l'arrivo, il momento che interessa è quello in cui escono i secondi e si comincia... è quasi una corsa verso la vittoria, il resto è solo contorno.
Due miti diversi a distanza di pochissimi anni...

Una piccola precisazione sul termine "mito".
In questi tempi di politically correct dove pare giusto
fare la morale e stilare liste di buoni e/o cattivi, senza mai tener conto dello [mi scuso per il francesismo] strafottuto contesto sociokulturalestoricodel'animacciadelitempiloro, la parola mito messa lì, sembra un giudizio negativo, o riduttivo.

A quei tempi credevano nel mito di... ma che fessi/malvagi a quei tempi...

Beh, i miti non sono "le fesserie in cui credevano gli antichi o i vecchi", ma sono la rappresentazione di quello che si è, si spera, si teme si vuole si desidera, in un certo e ben definito periodo storico e ambiente sociale.
Nel mito c'è il suggerimento sul come agire su cosa evitare sul cosa credere e perché, si elencano i premi e le condanne, nel mito c'è la rappresentazione della vita di tutti i giorni e dei momenti epocali.
C'è il mito dell'eroe come c'è quello dell'uomo qualunque come ci sono miti per interi popoli.
Il mito è collettivo, il mito è personale.
In cosa credete, quali sono le vostre convinzioni?
Se scavate in quello in cui credete, alla fine dietro ogni principio alto o basso che sia, c'è sempre un mito che regge il tutto, che gli dà coerenza.
Ma di cosa si parlava?
Ah... Remo.
Un film su arti marziali, oscure discipline orientali, un'organizzazione di giustizieri, cattivi straricchi appariscenti falsi senza scrupoli, azione, tanta ironia [sono gli 80s accidenti] e, buoni sentimenti.

A dire il vero come azione non regge il confronto con i film attuali, o di qualche anno fa.
Remo non è un Bourne, non ci sono scontri e azioni mozzafiato in successione, schiva le pallottole prima di Neo e senza slow motion ma oltre a quello fa poco altro[2], eppure resta un film piacevole, in fondo il suo punto di forza non è lo sfoggio di particolari tecniche, non è lo scontro, non è neanche la tanta ironia presente.

Il vero punto su cui ruota tutto il film, è il legame che unisce i due protagonisti, il maestro e l'allievo, il loro confrontarsi sul modo di vivere, il reciproco complementarsi a vicenda come tra figlio e "piccolo padre".
Levare questa componente, significa ottenere solo l'ennesimo giustiziere dalla battuta facile.

Alla fine un titolo con un pò d'azione, qualche assassinio, e buoni sentimenti.
Quasi quasi un film adatto per le feste...

Che altro aggiungere?

Che il film è basato su una collana di libri [The Destroyer] del quale nessuno è stato mai tradotto in italiano.

Ma non è il caso di meravigliarsi, normale amministrazione.

Che è costato 40 milioni di dollari, incassandone solo 12, quindi non proprio un successo, un fallimento tranne in Italia [WoW], o almeno così si dice...

E questa è una cosa su cui meravigliarsi invece.
Quaranta milioni di dollari... ma per cosa li hanno spesi?
Ammetto di aver visto e rivisto il film, e ogni volta mi dicevo:

Ma tu guarda, niente male per essere un B movie che avranno fatto con qualche spicciolo...
Poi leggo che è costato 40 milioni di dollari e... come li hanno usati?
Giusto per fare un raffronto: Indiana Jones e il tempio maledetto [1984] è costato circa 28 milioni di dollari, allora?
Quei 40 miloni tutti spesi per dare al film un'impronta minimalista[3]?
Così fosse, almeno da quel punto di vista, sarebbe stato un successo pieno.
A vederlo pare che sia costato un quarto, se non meno.

Ultimissima cosa da dire è che il protagonista, Fred Ward aka Remo Williams, in seguito è stato uno dei protagonisti della serie Tremors[4], ma non solo, ha ricoperto nientedimeno che:
il ruolo di HP Lovecraft nel film -Cast a Deadly Spell- [Omicidi e incantesimi] [1991].



Un film che sarebbe interessante rivedere, peccato che piuttosto sia più facile trovare il necronomicon...


[1]Favolosi e terribili. Gli anni in cui tutto era luccicante, e tutto poteva dissolversi in un lampo. Anni di risate feste e paura. Anni di libertà sfrenata e degli inizi di una malattia sconosciuta come l' AIDS. Gli anni in cui l'apocalisse era passata senza fermarsi, lasciandoci tutti vivi e vuoti. Prima o poi si dovrà raccontare anche il suo lato oscuro...
[2]Vincere le vertigini, fare l'equilibrista, schivare le pallottole... ah si, correre fino a volare. pochino rispetto a quanto si vede in giro.
[3]Minimalismo, di moda in quegli anni, forse quei 40 milioni sono proprio serviti a dare un'impronta minimalista al tutto... ma non era meglio spenderne da subito 10?
[4]Se si nomina Tremors, allora si deve omaggiare un uomo, un mito, una leggenda...


Burt Gummer Rulez!


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