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venerdì 31 agosto 2012

Ai confini della realtà, la serie classica (1959-1964).


Ai confini della realtà [The Twilight Zone] [1] è una di quelle serie nelle quali è impossibile non essersi imbattuti. Replicata più e più volte, è stata una di quelle serie TV che più hanno lasciato un segno.




Creata da Rod Serling [tra l'altro sceneggiatore de -Il pianeta delle scimmie-], con la partecipazione di scrittori come Richard Matheson e Ray Bradbury, ebbe la partecipazione di attori noti o future stelle, e fu portata in TV alla fine del decennio in cui i film di SF, avevano invaso il grande schermo.

Gli episodi della serie privi di un tema o di personaggi ricorrenti, nell'arco di 25 minuti riuscivano a portare lo spettatore nella "zona del crepuscolo", là dove ogni cosa può accadere...
Così questa non è una serie classificabile in un solo genere, ma spazia dalla fantascianza, Horror fino al sovrannaturale, così volerla etichettare, classificare è difficile, a meno di non definirla inquietante.



Inquientante... e inquietanti quei telefilm riuscivano ad esserlo.
Adesso verrebbe da pensare che ai suoi tempi sia stata un successo, invece non fu così.
Osteggiata, non capita, e nelle ultime due stagioni stravolta e allungata da 25 minuti ad un'ora, fu sempre in discussione, né a dire il vero, miglior fortuna hanno avuto i tentativi seguenti di riproporla.
Anche se almeno per l'ultima serie una, o più ragioni per il suo fallimento ci sono.

Comunque a suo modo non una stranezza, la TV e non solo è piena di cose che hanno goduto di un successo "postumo"... comunque in tutta la programmazione ci sono stati episodi più o meno riusciti, alcuni sono diventati dei veri e propri classici, altri sono appena sulla sufficenza, comunque è pur sempre una serie che riesce ad affascinare, che ha cambiato il modo di pensare al fantastico.
Una grande serie del passato che però ora non sarebbe più efficace.
Si perché, a costo di essere ricoperto di pece e piume dai suoi fans, si deve prendere atto che non sarebbe più riproponibile, che è datata, perché -Ai confini della realtà- ha una struttura perfetta per quegli anni, ma inadatta per essere riproposta adesso.

                         Ehm... forse è una pubblicità non adatta per i tempi attuali... 

Le strutture narrative cambiano, si evolvono, cambiano i modi d'interpretare la realtà, di descriverla, e i telefilm non sono da meno, cambiano, si trasformano, basta guardare un telefilm vecchio di qualche decennio per capire e accorgersi che il modo di raccontare di mostrare, oltre a quel che viene raccontato e mostrato, è cambiato.
Ai confini della realtà era una serie perfettamente strutturata per ribaltare i punti di vista di chi la seguiva con i suoi finali che definire a sorpresa è riduttivo, e per farlo 25 minuti erano perfetti.
Storie non troppo lunghe né troppo corte, della dimensione giusta di un crepuscolo si potrebbe dire, e ogni volta una storia diversa, personaggi diversi, un mondo diverso.
Ma poi ci sono i lati negativi, e i punti deboli di questo geniale modo di raccontare.

Per cominciare troppe volte c'era il peso di avere un episodio pieno di lezioni morali.
Non accennate, ma ben evidenziate.
Basta guardare qualche episodio per accorgersi che dietro una grande storia, troppe volte c'è una ben evidenziata lezione morale, con tanto di punizione dell'incauto di turno, in stile contrappasso.
A quei tempi di sicuro una buona idea, funzionale, allora...

Un altro suo limite è la mancanza di un tema ricorrente a cui legarsi.
Ogni episodio è diverso dall'altro, non c'è nulla che li leghi tra loro, nulla che crei una storia più lunga dell'episodio stesso, mentre invece le tendenze al momento sono che ogni singolo telefilm, è solo il tassello di una più grande e complessa narrazione.
Ad esempio ogni episodio di Lost non si ferma e non è racchiuso nei suoi 40 minuti di durata, ma va oltre. Ci sono collegamenti con altri episodi, a volte posti molto dietro nella linea temporale, oppure i legami sono con episodi futuri.
Ci sono intrecci complessi, ci sono situazioni che non si chiudono alla fine del telefilm ma proseguono, si proiettano nel futuro, oppure a volte spiegano eventi passati.
Lost pare un esempio troppo complesso?
The Big Bang Teory.
Dura sui 22 minuti, più breve sia pur di poco, eppure allo stesso tempo anche questa serie non si ferma quando è finito un episodio, anche in questo caso ci sono intrecci che durano più episodi, ci sono eventi che provocano effetti a distanza di stagioni e anche qui, c'è l'evoluzione dei personaggi.
E' come se ci fossero più narrazioni, con una autoconclusiva che dura tutto l'episodio, e una più grande che dura tutte le stagioni del telefilm.
Ben oltre quindi i 22 o 25 minuti...

Ultimo punto che rende -Ai confini della realtà-, una serie datata, è il sentimentalismo che a volte è presente, anche in questo caso ben marcato evidenzia, mostrato, compiaciuto, e che rende il tutto come una cosa falsa, specialmente dopo che c'è stata una generale housewizzazione [da Doctor House] nel mondo delle serie TV.
Anzi, forse adesso si eccede in cinismo. 

E tutto questo spiega perché le serie successive siano durate di meno.
Se quella degli anni 80s in fondo tre stagioni dal 1985-1989 le ha fatte, la serie del 2002-2003 invece è durata solo un anno.
Chiusa per bassi ascolti.
Non è venuta meno la voglia di trascendere i limiti del reale, infatti solo un anno dopo sarebbe iniziata Lost, che sarebbe diventata una serie di culto, è solo che i tempi sono cambiati.
E certi modi di raccontare non sono più efficaci.
Ma anche così -The Twilight Zone- resta un esempio grande serie TV, datato, retrò, ma pur sempre piacevole pur con tutti i suoi limiti. 



[1] La zona del crepuscolo, e come titolo è perfino migliore de -Ai confini della realtà-.



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