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martedì 17 luglio 2012

La fantascienza è morta. Un breve epitaffio 2.







Si parlava di fantascienza noiosa, complicata, morta.
Ma scherziamo?
Poi il dubbio:
e se avessero ragione loro?
Se davvero fosse un genere noioso e complicato?
Se davvero fosse morta?
























In termini assoluti no per niente, ma dal loro punto di vista, dal punto di vista della maggioranza degli italiani, la risposta è una sola:
Si.
Inutile girarci intorno, la fantascienza in Italia non ha MAI avuto successo.
MAI.
E non è mai esistita una via italiana che abbia avuto successo.
Ci sono stati autori registi scrittori che hanno creato con poco a volte ottenenendo più di quanto speravano, quasi sempre con merito, ma mai la fantascienza ha sfondato in Italia.
Né quella nostrana né quella estera.

Come spiegare allora i successi del genere di serie TV film libri stranieri?
Semplice:
hanno avuto successo, ma non per la ragione che si credeva.


Si è corsi a vedere Avatar come se si vedesse una Pocaontas tra il puffo e l'esotico, qulcosa un pò film di azione, cartone animato e storia romantica.
Si è guardato The Truman Show come ad un film tra il complottista e il sociologico, senza considerarlo per niente un film di genere [1].
Lost la serie era percepita come un misto tra reality show e soap opera.
X files era retto dalla tensione sessuale tra i due protagonisti.
Quanto ai libri... ma c'è ancora qualcuno che li legge qui?
Allora ammettiamo la verità, ammettiamo che il genere in Italia non ha mai avuto successo, che non è mai esistita una via italiana alla SF, che non c'è mai stato un momento, una golden age fantascientifica in Italia.
Mai.
Neanche nel tempo che si tinge di mito degli sceneggiati dei 70s targati Rai.
A come Andromeda fù un [forse] successo, isolato, ma gli altri...
Il segno del comando era tutt'altro, un mix tra esoterismo e intrigo.
Anche ritratto di donna velata poggiava su magia vecchie leggende.
In un unico caso, guarda caso negli 80s, ci fù il tentativo di una produzione importante targata Rai, una trasposizione dell'isola del tesoro in chiave fantascientifica.

Qualcuno l'ha mai vista in Italia?
Se ne è mai sentito parlare?[2]

Se si guarda da vicino cosa si è fatto da noi si trova tanto impegno artigianale, a volte anche di buona fattura con scarsi mezzi, ma anche nessuna influenza, impatto, presenza nel paese.
Hanno ragione.
Avevo detto di no, mi sbagliavo, perché consideravo il genere da un punto di vista esterno, quando invece se il tutto lo si rapporta "all'orticello di casa", allora ad avere ragione sono loro.

A mia discolpa devo dire che quando parlo di questo genere faccio fatica a tracciare confini, a pensare questo è americano, questo inglese, quello francese... i confini del genere non coincidono con quelli nazionali, ma se questo vale per me, non è detto che valga per gli altri... così:
Si è vero.
Dal punto di vista Italiano la SF è complicata, noiosa, morta.
Anzi da parte mia aggiungo: non è mai stata viva.
Perché?
Ha importanza?
Saperlo salverà il mondo?
Comunque per quel che vale... questo è un genere che è simile ad una lingua straniera, e a noi italiani non piace imparare lingue straniere.
Non è una similitudine buttata là, la fantascienza come una lingua straniera richiede di essere imparata per essere correttamente capita e parlata, per essere apprezzata impiegata capita nelle sue forme, nei suoi cliché, nei suoi luoghi comuni, nelle sue trame base.

Poi c'è l'asticella, lo sbarramento dell'infodump.
Che c'entra?
In un altro topic -Dall'infodump alla fantascienza di casa nostra...-, che voleva essere il primo della serie [sono un ingenuo, lo ammetto], avevo pensato che tanti generi fossero appresi dall'ambiente familiare/sociale
tranne la SF.
In quel caso ponevo l'accento sull'infodump, il sovra-eccesso d'informazioni, chiedendomi:
quante spiegazioni mi servono per far capire una storia dove si parli di un motore a fotoni?
La risposta era:
molte di più che se non si parlasse di una storia d'amore, di un giallo, o di una storia intimista sociologica o intellettuale.
Del resto non a caso si associa l'infodump alla fantascienza, e non ad altri generi, perché l'infodump, o eccesso d'informazioni, è il problema specifico che corre la fantascienza.
E questo perché si parla di un genere che per certi versi è nozionistico, di un nozionismo scientifico/tecnologico.

Nozioni? Ahi...
Anche il più dozzinale racconto di SF, alla fine deve poggiarsi su qualcosa di scientifico, a meno di non voler trascendere nel fantastico nel bizzarro o nel magico esoterico, ovvero a meno di non voler scrivere altro.
Se si parla di vita a base boro, se si allude all'età oscura prima delle stelle, se si parla di nanobot, in quei casi ci deve essere una minima base di conoscenza in chi legge, e una curiosità di fondo che renda credibile, accettabile, quanto s'incontra, e in chi scrive è richiesta l'abilità di far capire con poche parole cosa significhi quanto afferma, e il tutto senza perdersi in spiegoni.
E non è facile.
Così maggiore sarà la distanza dal genere, minore sarà la conoscenza di base scientifica tecnologica, e più grande dovrà essere lo sforzo di chi segue e di chi racconta.
Non solo, la fantascienza richiede la voglia di guardare il futuro, e buono o cattivo che sia, di crederlo fattibile, possibile.
E' il chiedersi cosa accadrebbe -se-, dove il se non è un evento magico ma una scoperta scientifica, un'invenzione, un evento naturale o sociale.

Con queste premesse quanto può espandersi il genere in una nazione che non brilla per voglia di guardare al futuro, che ha scarsa o nulla curiosità scientifica, e che procede a testa alta nel futuro con lo sguardo fisso nel passato?
Così...
Complicata?
Lo è.
Lo è per chi scrive perché richiede una conoscenza dell'argomento di cui si vuole parlare, perché obbliga a informarsi a fare ricerche a studiare a conoscere nuove cose, lo è perché tutte le informazioni apprese devono poi essere trasmesse in modo da evitare l'infodump a gente che spesso ha una conoscenza minima o nulla.
Lo è per chi la segue e che corre il rischio di trovarsi spaesato di fronte a nozioni del tutto sconosciute.
E quanto grande è il rischio di sperdersi se l'interesse e scarso?
Noiosa?
Lo è.
Lo è per chi scrive perché richiede una forte padronanza del genere, ed evitare trame ormai diventate luoghi comuni o cliché ridicoli.
Non basta essere riveriti maestri per tentare il genere.
Lo è per chi la segue perché è a suo modo un genere che si acquisisce, e non sempre questo accade.

Morta?
Falso, non è mai stata viva, da noi.




Ma non è solo questo.
Socialmente questa non è una nazione per fantascienza.
Basta osservare come viene considerata da noi:
Come roba piena di ometti verdi possibilmente marziani, qualcosa che è buona per bambini o bambinoni troppo cresciuti che di sicuro sono anche appassionati di dischi volanti.
Materiale il cui valore CVLTVRALE è pari a zero.
Una perdita di tempo che distoglie dall'impegno su cose serie, che distoglie dal farsi/vivere una vita.

Un argomento su cui viene impresso un alone di ridicolo, di irrisione, di sottovalutazione.
E come rispondere a tutto un ambiente ostile pronto solo a ridicolizzarti?



Se volessi ribattere, e sinceramente mi chiedo perché dovrei, potrei a mia volta far notare che l'assenza di questo genere da noi, indica una nazione poco progredita nella scienza e nella tecnica, che ha paura di guardare avanti e vive nel passato, che attraversa un declino rococò tra vecchi merletti tradizioni della bisnonna vuoti ripetuti discorsi magniloquenti tanto inutile impegno politico [parlato], e l'illusione di essere una grande nazione con molto da dire agli altri e nulla da imparare.

Questa non è una nazione per fantascienza, ma neanche per fantasy o horror.

Hanno ragione, sull'orticello di casa hanno pienamente ragione.





[1] Mi fu detto a brutto muso che quella non era SF, in quanto l'argomento era serio non stupido. In quel momento immaginai PK Dick rivoltarsi nella tomba, e sperai di vederlo spuntare affamato e incazzato...

[2] Trasmesso una volta dalla Rai, "cucinato" a puntino dalla critica, distribuito fuori Italia e finito in patria nell'oblio.
  

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