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sabato 7 luglio 2012

Il lato luminoso degli 80s. Ritorno al futuro, la triologia.





Gli anni 80s, gli anni della svolta per il cinema "non realistico".
Messi da parte i toni melodrammatici degli anni 50s, il dualismo tra potere e rivoluzione degli anni 60s, sopravvissuti al tempo dell'impegno nei 70s, negli anni ottanta il cinema di fantascienza in tutte le sue forme si guadagnò il diritto ad esistere come cinema di serie A, e proponendosi come genere su cui poter puntare per fare incasso al botteghino.
Grandi meriti per questo salto di categoria, per tanta nuova considerazione acquisita, andavano anche a film precedenti come -2001 Odissea nello spazio- -Guerre stellari- e tanti altri, ma è con gli anni ottanta che c'è la vera e proria consacrazione del genere, un decennio in cui ogni storia era originale, dove non c'era bisogno di affidarsi a remake di remake ma si poteva raccontare di volta in volta qualcosa di nuovo, perchè in fondo, tutto era ancora nuovo, non raccontato.

Così proprio gli anni "del riflusso" sono stati quelli in cui il cinema di fantascienza e le sue ibridazioni sono stati più che mai vitali.
E le due cose non sono scollegate.
I film prodotti erano più slegati dal dover far passare messaggi importanti, per certi versi era cessato lo scopo di "educare le masse", si cercava solo di attrarre, essere piacevoli, spingere la gente ad andare al cinema.
Certo le morali non mancavano, ma erano ben nascoste. Migliorare gli spettatori o far passare il messaggio, non interessava più.

Ma se in America negli 80s la fantascienza al cinema acquista piena autorevolezza e dignità pari a quella di tutti gli altri generi, in Italia essa resta legata a produzioni a basso costo nelle quali ci si affida alla buona volontà, all'improvvisazione, ed a una forte componente artigianale, non riuscendo così più a competere con chi alla buona volontà e immaginazione aggiunge mezzi fondi e un'approfondita conoscenza del genere.
A peggiorare la situazione ci fù e c'è tuttora, un modo tutto italiano di pensare ogni tipo di narrazione come un pretesto per raffigurare la perenne lotta tra "noi e loro", tra "destra e sinistra", tra "buoni e cattivi", a questo si aggiunge un atteggiamento settario ed elitario sempre pronto ad etichettare giudicare e condannare tutto quello che non è conosciuto, non si attiene alle buone regole di "famiglia", non fà parte della cerchia di amici.

Cercare soldi appoggi mezzi, allora tutto questo avrebbe alla fine richiesto un ingabbiamento del genere, una sua snaturazione e forse anche per questa ragione gli stessi autori e registi del tempo preferirono quasi restare in un limbo di serie B,libero, piuttosto che cercare un riconoscimento e degli aiuti in cambio dei quali incamminarsi su rigidi sentieri.
Così anche se nei primi anni del decennio non mancano buoni film italiani, col passare del tempo la competizione diventa impossibile , e tutto il movimento si trova intrappolato tra chi non crede e non investe nel genere, e tutto un'ambiente intellettuale che continua a non capiere ma si limita ad etichettare i film di fantascienza come scopiazzature o americanate di serie B, se non C.





Ma lasciando le miserie italiche e parlando di film di fantascienza che hanno lasciato il segno, allora non si può dimenticare o ignorare la triologia di Ritorno al futuro, film che hanno segnato il periodo, e in cui più forte è l'impronta di quel decennio.



Diretti tutti e tre da un grande regista come Robert Zemeckis [Chi ha incastrato Roger rabbit, Forrest Gump, e tanti altri], i film riprendono il tema dei viaggi nel tempo, e in questo caso la macchina del tempo è una vera e propria auto una Delorean "leggermente modificata" [*] in grado di viaggiare nel tempo una volta raggiunte le 88 miglia, ma a differenza di altri film che avevano lo stesso argomento, in Ritorno al futuro anziché mostrare futuri distopici postapocalittici o utopistici, ci si limita ad una visione minimalista, dove tutto è centrato e racchiuso nell'immaginaria cittadina di Hill Valley e sulle vicende dei protagonisti, Doc Emmett L. Brown, l'archetipo dello scienziato "pazzo" ma buono, e Marty Mcfly, il tipico giovane liceale americano.
Comunque anche se tutta l'azione si svolge a Hill Valley, se pure in tutti e tre i film non ci si allontana dai legami familiari dei protagonisti, se anche non s'intravvedono grandi avvenimenti storici, pure il viaggio c'è, lungo estenuante.
Si viaggia, e molto, ma solo nel tempo, il tutto mostrato con con toni da commedia leggera, in cui non però mancano momenti drammatici.
Così questo limitazione spaziale della triologia non la sminuisce, il viaggio c'è, è lungo, imprevedibile, i luoghi più familiari si trasformano e diventano sconosciuti se visti attraverso lo scorrere del tempo, tempo che è il filo che lega e fà da motore per tutti e tre i film, nei quali la domanda non è più come per altri film
"com'era il passato o come sarà il futuro"
ma
"cosa accadrebbe se cambiassi qualcosa del passato?"
Per certi versi la serie di Ritorno al futuro è quella più legata al genere fantascientifico, perché a differenza di altri con lo stesso tema, qui il viaggio nel tempo non è un pretesto per mostrare un qualcosa, ma è con i suoi paradossi, l'elemento principale intorno al quale tutto ruota.
Così se nel primo film l'arrivo di terroristi libici costringe Marty a cercare rifugio nel passato, quello del 1956, col risultato di cambiarlo e di mettere al rischio la propria esistenza presente e futura, nel secondo che si svolge in un futuro altrettanto "vicino", il 2015, è il tentativo di trarre vantaggio dalla conoscenza futura di un almanacco di risultati sportivi a generare una distorsione del tempo e un presente alternativo dai contorni cupi, distorsione che potrà essere risolta solo con un nuovo obbligato ritorno nel 1956.
Ma quando tutto sembra sistemato un imprevisto getterà le basi per il terzo ed ultimo film, con l'ultimo viaggio in una Hill Valley delle origini, in un tempo a se che è più mito, il Far West, che periodo cronologico, e che in quanto mito pare il solo in grado di porre fine a tutta l'avventura temporale.
 
Salti distorsioni paradossi temporali. Fantascienza allo stato puro, eppure a vedere quei film non si direbbe, tutto è trattato in maniera leggera scorrevole, non ci sono lunghe spiegazioni, niente infodump.
Tre film che s'incastrano alla perfezione, ma che se anche presi singolarmente sono piacevoli da vedere senza il rischio di perdersi, e non è da poco, inoltre non si hanno cali dall'uno all'altro in quanto tutti e tre sono allo stesso livello, poi Michael J Fox [Marty Mcfly] e Christopher Lloyd [Doc Emmet] riescono a caratterizzare i due protagonisti in maniera piacevole e credibile, e stessa cosa si può dire anche per tutti quanti gli altri attori.
Tre buoni film, uno di quei rari casi in cui i sequel sono all'altezza dei film precedenti, uno di quei rarissimi casi in cui non si ha l'impressione che si sia seguita una serie solo per "mungere" gli spettatori che hanno apprezzato il primo film, in questo la triologia da una piena sensazione di continuità e non di ripetitività.
Quanto agli effetti speciali sono di buon livello, almeno per il tempo, quanto alle scenografie sono curate nei dettagli, la sensazione di trovarsi nello stesso posto ma in tempi diversi è ben resa ed efficace.
Nulla è lasciato al caso, non si seguono facili scorciatoie, non c'è sentore di faciloneria.
C'è cura nei dettagli.

Ma come dicevo, sono anche immagine degli anni 80s.
Minimalismo nella storia raccontata, toni leggeri da commedia che non è né politically correct né il suo opposto scorretto.
Temi del periodo che s'intravvedono qua e la: terrorismo libico, Ronald Regan come politico e presidente mediatico, la ricerca del successo individuale, il fare carriera, le mode e il modo d'immaginare il futuro, le stesse colonne sonore... ritorno al futuro sono gli anni 80S.
E non a caso mancano riferimenti agli anni 60s e 70s.
Ad esserci ci cono gli anni 50s che sono visti come un riflesso degli anni 80s, come un altro momento felice in cui credere nel sogno americano, poi c'è il futuro, nel quale bene o male sperare, e infine il tempo del mito, della frontiera, delle opportunità, il Far West.
Ma sul resto si vuole voltare pagina. Il futuro è adesso [allora] basta fare in modo d'aver successo, impegnandosi tutto è possibile, c'è Rocky c'é Rambo c'è commando, non c'è voglia di ricordare le contestazioni il Vietnam il Watergate, non c'è voglia di sentire comizi prediche lezioni, non c'è voglia di doversi battere il petto per chiedere perdono per tutto il male che c'è nel mondo.
Non c'è posto per gli anni sessanta e settanta.
Ma sarebbe sbagliato, e molto riduttivo, credere che non ci siano delle lezioni delle idee dei principi dietro la triologia di Ritorno al futuro.
Ci sono, ma ben nascosti nella trama, tanto ben nascosti da essere quasi invisibili.
Solo un accenno:
Ritorno al futuro 1
Chi cancella o dimentica il proprio passato non ha futuro.
Ritorno al futuro 2
Se cerchi una facile scorciatoia per il successo ne pagherai le conseguenze.
Ritorno al futuro 3
[re]agire senza pensare può essere molto pericoloso e stupido
In tutti
Non farti influenzare da quello che dicono di te.
Ogni più piccola azione può portare a grandi conseguenze.

Un'altra caratteristica di questi tre film, sono le citazioni.
Adesso è normale in un film, citarne altri, anzi a volte è un continuo citarsi tra serie TV libri videogame cartoni animati. Un gran:
citarsi addosso (cit).
Adesso si esagera, ma allora la cosa non era tanto comune, pure in Ritorno al futuro le citazioni non mancano.
Si va da quella del dottor stranamore a quella dei comix di fantascienza anni 50s, si continua con quella di Guerre stellari, poi c'è quella verso un'altra triologia, quella del dollaro di Sergio Leone, che se accennata nel secondo film, viene esplicitata nel terzo con un Marty che assume il nome di Clint Estwood e ne riprende in parte e con molta ironia il ruolo di uomo senza nome, e per finire non manca un riferimento a Giulio Verne, messo a chiusura di tutta la serie.

La triologia di Ritorno al futuro racchiude in se tre buoni film di fantascienza vecchio stile, di certo non SF di tipo hard ma pur sempre curata in ogni dettaglio, poi, per chi gli anni 80 non li ha vissuti, sono il modo migliore per intravvederne l'essenza.
Specialmente gli ultimi due, pur essendo del 1989 e del 1990, rispecchiano in pieno il lato più luminoso allegro e fiducioso del decennio.
Se invece si cerca il lato oscuro di quegli anni, in quel caso sono altri i film da vedere, e non si può spiegarlo o mostrarlo con titoli come Donnie Darko



che è solo ambientato in quegli anni, ma che è pienamente fissato negli anni 2000.
 
Difetti?
Forse col terzo film si ha l'impressione che le idee vengano a mancare, e l'ultimo capitolo sembra un pò forzato, quasi un modo per chiudere in maniera decente la serie.
Forse potrà per certi versi apparire troppo leggero, per i tempi di adesso.
E forse c'è poco effetto "twilight" nella storia.

in ogni caso, se si vuole (ri)vedere com'erano quei tempi, fare un salto nel cafè 80, vedere il moonwalker, o ascoltare qualcosa che sia anni 50s senza andare nella zona contaminata, se si vuole la luce degli 80s...
la triologia di Ritorno al futuro è la scelta da fare.

[*] Magari anche Titor ha una Delorean...

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