Pagine

lunedì 31 ottobre 2011

L'erba del vicino [The burbs 1989 di Joe Dante] è come Halloween.

La votazione indetta da Angelo Benuzzi sul suo blog sul logo e slogan per una via italiana alla fantascienza,  si è conclusa.
Chi avrà vinto? Quali saranno stati i risultati? Ci saranno ballottaggi?
Per saperlo non resta che andare qui e vedere cosa riserva il futuro. Da parte mia un grazie a tutti coloro che hanno espresso un giudizio, al suo promotore, a chi ha proposto iniziative collaterali e a tutti i partecipanti.
Comunque finisca, sarà un successo.


L'erba del vicino "The burbs" (1989) è uno di quei film in cui il giudizio cambia a distanza anni.
La prima volta che l'ho visto l'avevo noleggiato era su vhs e ricordo che fu una bella visione, del resto c'era tutto:
suspense, curiosità, una bella colonna sonora e una punta di horror il tutto inserito dentro una leggera commedia.
Un bel film da vedere, per certi versi entusiasmante e, allora, un film da consigliare a tutti.
Allora.
Col passare del tempo quello che era un un buon film è "invecchiato male", cosa non rara, basta pensare a Matrix che ha perso tutto il suo fascino rivoluzionario per diventare 
quel film di successo di allora che poi a pensarci non era granché
e con mia sorpresa la stessa cosa è accaduta per L'erba del vicino.
Eppure la trama sembra passabile, la suspense riesce, la curiosità di arrivare alla fine c'è, il regista Joe Dante (non uno che passava per caso) svolge bene il suo lavoro, gli attori recitano bene e tra loro c'è un certo Tom Hanks nel ruolo del protagonista (oltre alla principessa Leila...), poi la colonna sonora è di Jerry Goldsmith lo stesso di Alien per dirne una, e quanto a budget qui non stiamo ai livelli di un B movie, qui ogni cosa è perfetta ben curata, poi mancano le cadute di stile le volgarità, non c'è voglia di fare un horror tutto frattaglie e inquietudine, la commedia si tiene su livelli leggeri con buoni spunti e... eppure come film adesso dovrei dire che non entusiasma più, che nonostante tutto potrebbe annoiare a meno che, non si voglia qualcosa di “inoffensivo”, nel qual caso è ottimo.

Di che parla?
Semplice: in un tranquillo quartiere si trasferiscono dei nuovi vicini, che con le loro stranezze portano scompiglio tra i vecchi abitanti.

Ed è un film che riesce in pieno a interessare fino alla fine, la prima volta che lo si vede si rimane incollati alla sedia finché il film non finisce; i problemi arrivano dopo, perché questo è un film che prende la prima volta, ma già alla seconda, sa di "già visto".

Una semplice commedia leggera, niente di più.
Semplice & leggera, e anche “piaciona”. La chiave per riassumere questo film sta tutta in questi tre aggettivi.

Questo film del “periodo sfortunato o nero” di Joe Dante, non ha neanche il pregio di diventare un film di Culto, ma anzi col tempo non fa che aumentare il suo terzo difetto: l'essere piacione.

A differenza di taluni titoli impegnati dove c'è una Lezione impartita dal regista o dallo sceneggiatore nel sacro ruolo di “autore a bordo”, qui per certi versi si è all'esatto opposto:
abbiamo il nostro bel quartiere con i nuovi vicini (gli intrusi misteriosi) che agiscono da elemento di disturbo, poi ci sono tutti gli altri, così [mielosamente] amichevoli tra loro.
C'è qualche ombra di conflitto ma è appena accennato, quanto ai personaggi, appaiono come tanti stereotipi annacquati, quasi non si volesse offendere nessuno. Così c'è il vicino ex combattente in Vietnam e guerrafondaio, ma non troppo, la sua bella mogliettina versione Barbie provocante e un po' sexy, ma non troppo, il protagonista il classico middle man un po' Fred Flinstone “on prozac” e la sua mogliettina tanto assennata (ma pur sempre ex principessa Leila!) versione Wilma, poi c'è il suo amico Barney, beh non è il suo nome ma tanto non cambia nulla, poi non manca il vecchio irrascibile vicino un po rompiballe, ma senza eccedere, per finire col giovine spigliato fancazzistamillelavorettiribellealternativo “facciamoci una birra mi lumo la Barbie mi faccio due risate” ma, senza esagerare. Resterebbero gli intrusi, ma a loro volta paiono una versione della famiglia Addams, non il massimo della minaccia...

Senza esagerare.

Non eccedere ma piacere e strappare un sorriso, sembra questa la filosofia del film, eppure anche così ci sono momenti che riescono ben azzeccati, tipo le stranezze dei vicini, o i misteriosi rumori e luci che vengono dalla casa dove vivono, fulmini rumori di strani macchinari, fiammate e luci intense che illuminano a giorno i vetri della misteriosa inaccessibile casa degli altri, o anche scene come il racconto di un'estate calda e horror fatta da Barney a Flinstone Hanks “on prozac” (ok, non sono i loro nomi ma rende l'idea...), o l'attesa dell'evento della notte che come dice l'ex combattente è karma negativo, ma il tutto è annegato nella simpatia, la simpatia con cui chi dirige vede quel mondo.
OK
Erano ancora i favolosi spensierati anni 80s però... qualcun altro al posto di Joe Dante forse avrebbe maltrattato i protagonisti, si sarebbe divertito a distruggerli per colpire i simboli -famiglia sogno americano- etc, Dante invece fa percepire l'affetto la simpatia che prova verso i protagonisti, verso quel piccolo quartiere come tanti altri pieni di casette uguali e gente amichevole, lui non li vuole colpire e usarli come pretesto per impartire lezioni, non li vuole irridere, non ha voglia di scioccare il pubblico per attrarlo con facili sadismi, soprattutto non ha messaggi profondi da declamare, e se da un certo punto di vista l'assenza di una morale imposta è una cosa positiva, il fatto che anche la storia non abbia nessuna morale ma risulti una leggera favoletta, è un grosso limite.

Dell'autore a bordo si può fare benissimo a meno, anzi se non c'è è meglio, ma una storia, qualsiasi tipo di storia si voglia raccontare non può fare a meno di una morale, di una premise giusta o sbagliata che sia.

La vicenda, peripezia, traversia, avventura o quello che è, può richiedere prezzi alti da pagare, può stritolare o innalzare i personaggi oppure lasciarli nel grigiore, e nel fare tutto ciò evidenzia o lascia intravvedere una lezione una sentenza una morale che si può sentire come giusta o sbagliata, allo stesso modo di come a volte è la vita, ma un “giusto” “sbagliato” relativo che appare reale in quanto legato allo svolgimento della storia e quindi molto simile al destino al fato, del tutto differente dalla morale dell'autore [a bordo] che piega la storia verso la direzione e il messaggio che vuole declamare, ma questo fato, questo destino, nel film manca.
Non c'è conflitto, gli antagonisti se ne stanno per conto loro immersi nella loro stramba vita, fosse per loro non accadrebbe nulla, quanto ai buoni loro non sono spinti dalla curiosità o frose si, e poi ci sono buoni o cattivi?
Alla fine tutto sembra il pretesto per strappare un sorriso o un cenno d'assenso, senza nessun desiderio di lasciare un segno un graffio uno schiaffo... c'è solo la facile risata che non resta, ed è un peccato.
Scordarsi il perturbante, scordarsi l'angoscia il timore il terrore la paura, scordarsi tutto, a dispetto dei segni sparsi qua e là questo non è un film Horror né tanto meno fantastico.
Questo è solo una commedia semplice leggera e piaciona, che mira a piacere a non offendere nessuno, ed è un peccato perché si ha la sensazione che sarebbe bastato poco, davvero poco, per fare qualcosa di grande.
Questo film è come Halloween, promette incubi paure terrori mistero e... finisce a scherzetto o dolcetto.


P.S.
Flinstone Hanks, questa cosa mi è rimasta dentro da anni e allora lasciatelo dire:
ma scavi dappertutto e alla fine quando puoi, non vai a guardare per prima cosa in quella gigantesca fornace?
Buuuu buuuuu!!!!



sabato 29 ottobre 2011

Thief "The dark project"? Un bel il libro, e Half life un buon film.

Per tutto il mese di ottobre sarà possibile votare per il concorso di SF di Angelo Benuzzi qui nel quale si chiedeva uno slogan e un logo che aggregasse tutte le anime della fantascienza italiana, e per maggiori informazioni il bando e le ragioni del concorso le trovate qui, Se volevate partecipare... beh siete arrivati in ritardo, ma per votare fate ancora in tempo, ed è possibile farlo fino alle 23,59 del 31 Ottobre 2011. 
 
Mi è capitato che parlando del più e del meno con un amico, il discorso sia finito su due titoli, e che distrattamente abbia iniziato a parlare del primo come di un libro, e del secondo come di un film.
O almeno questo era quello che ricordavo in quel momento, solo dopo le risate del mio amico (a titolo di cronaca una carogna che mi ha lasciato andare a ruota libera per un bel po') mi sono ricordato che quelli di cui stavo parlando erano in realtà due videogiochi.
Thief the dark Project e Half life.
Ma come mai mi ero confuso al punto tale da ricordarmi del primo come se fosse stato un libro, e del secondo come un film?

Thief -The dark project- è un videogame del 1998 della ormai defunta Looking Glass Studios, ed è un videogioco stealth in prima persona, per essere precisi è stato il primo videogame stealth in circolazione, dove allo scontro alla rambo contro eserciti di mostri o nemici (come era stato fino ad allora da Doom in poi), si preferiva puntare sull'abilità nel passare inosservati per portare a termine gli obbiettivi richiesti.
Ma c'era un'altra cosa in Thief che affascinava, la storia che c'era dietro.
Non una storia del tipo vai e spacca tutto, ma un'idea ben strutturata con un'ambientazione nella quale si ricreava un mondo da alto medioevo in bilico tra magia e steampunk, un mondo dove la nascente tecnologia era la nuova religione con la sua divinità suprema, il costruttore, che fondava tutta la propria teologia sull'acciaio il vapore e l'energia elettrica.
Ma allo stesso tempo era anche un mondo pieno di antiche magie, di catacombe piene di pericoli, di antiche città dimenticate, mentre sullo sfondo le antiche divinità della natura spodestate e dimenticate, stavano in attesa di prendersi la loro rivincita sul progresso sotto la guida dell'antagonista, il Tickster.
Un'idea che prendeva con questa trama inusuale dove non c'erano elfi o nani, dove l'ambientazione alla Tolkien veniva messa da parte, come da parte finivano alieni e le situazioni futuristiche in cambio di un mondo reso in maniera credibile, in bilico tra passato e presente, tra scienza e magia.
Il giocatore impersonava il ruolo del protagonista, Garret un abile ladro, e in questo modo pian piano di livello in livello si ritrovava in mezzo ad un intreccio sempre più complesso, finendo per avere un ruolo importante nello scontro tra vecchia e nuova religione.

Half life invece era tutt'altro.
Videogioco sparatutto in prima persona sempre del 1998 della Valve, aveva un'ambientazione apparentemente standard, molto simile come concetto a Doom, con alieni cattivi, esperimenti falliti, militari e, tante tante sparatorie ed esplosioni.
Apparentemente.
Di diverso da Doom e da tutti i titoli che l'avevano preceduto c'era anche qui una storia che non era un pretesto per giustificare carneficine.
Il luogo immaginario dove si svolgeva l'azione era un gigantesco laboratorio segreto situato in una zona imprecisata del New mexico, Black mesa, e i primi minuti di gioco li si passava nel raggiungere il laboratorio più interno della base.
Tutto tranquillo, e il protagonista Gordon Freeman che in questo caso era uno scienziato si ritrovava circondato dalla normale quotidianità, con discorsi generici e piccoli contrattempi, e così nella più completa banalità si procedeva fino al laboratorio dove si iniziava l'esperimento che però, finiva per essere un catastrofico fallimento... ne seguiva l'apertura di un cancello dimensionale e l'invasione di tutto il laboratorio da parte di forme di vita aliene.
Da quel momento iniziava una lenta risalita, una fuga verso l'uscita al quale in un perfetto triello come nuova minaccia si aggiungevano i militari, ben decisi a fermare gli alieni e allo stesso tempo a non lasciare superstiti per poter insabbiare il tutto.
Azione, colpi di scena, ma anche momenti “morti” dove svelare nuove parti della trama.

Mi ero dimenticato di questi due titoli, poi a distanza di anni ecco che mi tornano in mente ma, cambiati, come se fossero stati altro, e forse erano altro, erano i primi a segnare una svolta.

Fin dagli inizi lo spessore di un videogioco era nullo: salta, spara, spostati a destra o a sinistra, prendi il bonus evita il cattivo, spara agli alieni... e nient'altro.
Non era necessario creare un intreccio complesso per Asteriod, non c'era bisogno di una trama forte in Pong, a chi importa da dove venivano gli spaziali di Space invaders?
E così è stato a lungo, ma poi senza che nessuno ci facesse caso, oltre alla grafica e gli effetti sonori si è iniziato a fare qualcosa di più, si è iniziato a creare storie e sfondi più complessi e credibili del “uccidili tutti o raccogli tutte le pillole o accatta più punti perché... perché si.”
Non tutti i nuovi videogiochi cercano di avere alle spalle una storia complessa, molti si basano ancora sul “perché si” come spunto iniziale e trama, ma la tendenza per molti è quella di avere una storia una trama un intreccio che inizia a rivaleggiare con quelle del cinema o dei libri.

C'è stata una svolta.
Così nei miei ricordi un videogame come Doom era e resta solo e soltanto un videogioco.
Non ne ricordo la storia che non c'era, a dire il vero non ricordo neanche le partite che ci ho fatto, gli unici ricordi sbiaditi riguardano come il pc desse problemi quando cercavo di farlo partire, oppure la volta che ho l'ho finito, ma sono solo ricordi sbiaditi, poca cosa.

Invece ripensando a Thief o Half life a essere ricordata è tutta la storia che c'era dietro, i protagonisti, gli antagonisti, gli intrecci, i colpi di scena, i finali, proprio come se fossero stati romanzi o film...

Ed erano solo i primi.
Ora nel giudicare o scegliere un videogame non ci si limita alla grafica o al sonoro, ma si dà molta importanza alla storia che c'è alla base di tutto, e scrittori come Clive Barker [Clive Barker's Undying ] o Tom Clancy non sono casi rari.

C'è un nuovo media che si è unito al cinema ai libri alla TV.
Lo si sottovaluta, lo si criminalizza, lo si ignora, e forse passerà ancora molto tempo prima che ci si accorga di quello che è, e di quello che sta diventando, e quando questo accadrà sarà sorprendente vedere in quanti si faranno avanti per dire:
lo sapevo l'ho sempre detto.



Thief



                                                                                   Half life

mercoledì 26 ottobre 2011

Phantasm - Fantasmi 1979 di Don Coscarelli

Per tutto il mese di ottobre sarà possibile votare per il concorso di SF di Angelo Benuzzi qui nel quale si chiedeva uno slogan e un logo che aggregasse tutte le anime della fantascienza italiana, e per maggiori informazioni il bando e le ragioni del concorso le trovate qui, Se volevate partecipare... beh siete arrivati in ritardo, ma per votare fate ancora in tempo, ed è possibile farlo fino alle 23,59 del 31 Ottobre 2011. 






Che film è Phantasm?
Un horror, un fantasy, è fantascienza o è un film sull'uomo nero, oppure è sui sogni che si trasformano in incubi?
Di sicuro è un B movie, cosa da non confondere con film di serie b: un B movie è un film fatto in tempi brevi e/o disponendo di fondi bassi o ridicoli, film indipendenti dalle grosse case di produzione, magari fatti con idee scartate, cestinate, perché “il pubblico non non avrebbe capito”, e a volte è vero, a volte non sono granché, altre volte cercano uno stile alla Troma dove non si pretende di fare niente di più di quello che si offre, follia splatter e molto NON politically correct, ma a volta vengono fuori anche cose inaspettate che sorprendono, che fanno avanzare il genere con nuove idee e magari hanno anche successo immediato, e allora si creano seguiti più o meno validi, ma di rado sono migliori dell'originale, di quello fatto con poco e in una settimana.
I film di serie b invece possono anche essere molto costosi, magari sono film che a tavolino sono un successo, sono quelli dove il marketing ci scommette “che la gente capirà”, peccato che alla fine non apprezzi o anche in caso di successo già dopo un anno sono invecchiati male, dopo una sola visione sembrano visti mille volte...
così Phantasm è si un B movie, un po' Horror un po' fantasy e con qualche pizzico di fantascienza, ma è anche un bel film.
Cosa c'è?
C'è il brutto posto, e quale potrebbe essere se non un cimitero e annesso mausoleo?
Ma non solo è brutto, è anche un posto strano, misterioso ma, non c'è il male, non quello che uno si aspetterebbe, o forse non è neanche il male ma è altro... poi c'è l'uomo nero, un individuo alto, molto alto e forte, per giunta è il becchino, ma è meglio conosciuto come "the tall man", presenza silenziosa inquietante, ma non la sola, ci sono le strane sfere volanti di metallo che uccidono chiunque incontrino e che sembrano fare la guardia al mausoleo, horror nei modi di agire, SF nella concezione, poi la ragazza bionda, affascinate mortale, chi sarà mai e quale legame c'è col Tall man? E un portale, strani macchinari, una terra lontana forse un altro pianeta e, gnomi o nani o quello in cui vengono trasformati i morti per servire... a cosa?
Tante domande, poche, nessuna risposta.
Magia tanta, e un'ambientazione molto fine anni 70s e allo stesso tempo così asettica quasi atemporale, il tutto con una colonna sonora che è così lontana dal genere, ma quale genere(?), ma che si fonde perfettamente con tutto il film.
Opera a basso costo realizzato nel 1977 da Don Coscarelli, che ne ha curato anche la regia, e che è uscita nel 1979, quando in quei stessi tempi erano già usciti o stavano per farlo atri titoli che avrebbero rivoluzionato l'immaginario, ma non è con loro, né Star Wars né con Alien, che và fatto il raffronto, questi anche se del 1977 e 1979 appartengono ad un altro decennio, per certi versi erano in anticipo sui tempi, invece è con “La macchina nera” che va fatto il confronto, film pienamente saldato nel suo tempo (1977), e che a sua volta è un misto tra horror/fantastico/azione, ma che è differente in quanto film “normale”, non pessimo, per certi versi buono ma, niente di più.

Trama semplice, lineare.
Cè l'intruso cattivo, una macchina misteriosa che arriva da nulla e inizia a uccidere chiunque incontri, c'è un mistero che viene svelato a poco a poco, ci sono lutti che colpiscono i protagonisti, c'è la legge i volontari l'uomo che cerca vendetta tutti riuniti per la trappola resa dei conti e, c'è la rivelazione finale che tutto spiega, o quasi. La macchina nera che seminava morte e distruzione era indemoniata, era guidata dal male quello classico, quello che non può passare per luoghi consacrati, quello che puzza di zolfo.


Phantasm è altro, e anche se ci sono stati altri capitoli, anche se forse ce ne sarà un altro ancora, è sempre al primo che si guarda, dove il male è sconosciuto e dove il mistero sembra racchiuso in un altro mistero, dove l'orrore non si misura in litri di sangue versato, e niente spiegazione o spiegone finale.
Poi non ci sono (i soliti) teenager da veder morire uno ad uno, non ci sono i nostri da avvertire, non c'è una comunità che a poco a poco scopre cosa stia accadendo, c'è solo un ragazzo che ha perso i genitori, suo fratello un loro amico e, tanta paura di restare senza più nessuno, soli.
Davvero, c'è magia in quel film.


domenica 23 ottobre 2011

Un due tre stella! Blink (Colpo d'occhio) Doctor Who

Per tutto il mese di ottobre sarà possibile votare per il concorso di SF di Angelo Benuzzi qui nel quale si chiedeva uno slogan e un logo che aggregasse tutte le anime della fantascienza italiana, e per maggiori informazioni il bando e le ragioni del concorso le trovate qui, Se volevate partecipare... beh siete arrivati in ritardo, ma per votare fate ancora in tempo, ed è possibile farlo fino alle 23,59 del 31 Ottobre 2011. 


Doctor Who non è solo la serie più longeva di fantascienza, ma è anche una delle più note per i cultori del genere fantastico, ma non per questo è la più amata:
con il dottore si va dal più sconfinato amore all'indifferenza se non all'antipatia, e a voler essere sinceri si deve ammettere che è una di quelle serie sempre in bilico tra il geniale e il ridicolo, tra episodi memorabili dove la stessa fantascienza pare salire di un gradino, ed altri, che sanno di plastica e cartapesta, e nei quali a mancare sembrerebbero solo i muppets con kermit in testa...

Blink (Colpo d'occhio) appartiene alla prima categoria, è un episodio della nuova serie del decimo dottore, ed è la dimostrazione di cosa si possa fare in quarantacinque minuti, con una buona sceneggiatura una buona regia una valida recitazione e... senza grandi super effetti speciali.

In questo episodio il dottore è sullo sfondo, c'è una protagonista, una ragazza entrata in una vecchia casa per fare delle foto, una casa lugubre abbandonata, ma appena il tempo di guardarsi intorno che levando un pezzo di carta da parati rovinata e mezza scollata, la protagonista trova un avvertimento che è rivolto proprio a lei con tanto di nome e cognome -Sally Sparrow attenta agli angeli piangenti. Firmato Il Dottore-.
Giusto il tempo di leggere che mossa dalla curiosità strappa un altro pezzo di carta da parati e trova un altro messaggio -Abbassati!-.
Un attimo d'esitazione e subito si abbassa. Appena in tempo, una grossa pietra colpisce il muro dov'era la sua testa un attimo prima... subito si volta ma, non c'è nessuno, nessun movimento tutto è fermo e immobile e l'unica cosa che vede è la statua di un angelo...

Questi sono solo i primi minuti di Blink, e gli altri non sono da meno, le suggestioni che la storia riesce a creare sono potenti e si fondono tra loro senza cali di tensione o incoerenze:

una grande vecchia casa disabitata, tanti mezzi di tutte le epoche parcheggiati, abbandonati accanto alla casa, sparizioni misteriose, inquietanti statue di angeli e il tutto legato a dei misteriosi Easter egg nascosti in alcuni DVD, Easter egg che altro non sono che frammenti di registrazione che ritraggono un misterioso individuo che di volta in volta dice delle frasi in apparenza senza senso, frasi che nonostante teorie e tentativi fatti sulla rete per scoprirne il significato restano indecifrabili, ma che saranno il mezzo per far comunicare il Dottore con la protagonista e per avvertirla e per darle istruzioni su quello che deve fare, il tutto nonostante l'abisso temporale che li divide. E dopo che questo avviene, quelle che sembravano normali statute di angeli inizieranno a mostrarsi per quel che sono in realtà, è inizieranno a dare la caccia alla protagonista in una versione da brivido del gioco Un due tre stella. 

Se mai dovessi consigliare a qualcuno un buon episodio di Doctor Who, questo sarebbe il prescelto.
Non è hard SF, ma di certo è buonissima fantascienza di prima scelta, e tutta la storia si basa su questa domanda:


come potrebbe un viaggiatore del tempo spedito nel passato senza la sua macchina del tempo, comunicare con la protagonista nonostante i decenni che li separano, avvertirla dei pericoli della casa, e farsi rispedire indietro la macchina del tempo?

Beh, posso dire che lo sceneggiatore Steven Moffat c'è riuscito in pieno a rispondere a questa domanda, e molto del merito va a lui e, come detto, anche a chi ha diretto gli attori o scelto le musiche. Tutto scorre, per quarantacinque minuti ogni cosa gira come dovrebbe e lo stesso finale che chiude il cerchio narrativo della storia è, perfetto.
Non è la sparata di un appassionato della serie...

 Colpo d'occhio è ampiamente riconosciuto come un episodio eccezionale di Doctor Who. Lo sceneggiatore Steven Moffat ha ricevuto nel 2008 un BAFTA Craft e un BAFTA Cymru come "Miglior sceneggiatore" per il suo lavoro in questo episodio[4][5]. L'episodio è anche il vincitore come Miglior rappresentazione drammatica (forma breve) ai Premi Hugo del 2008[6] e Carey Mulligan ha ricevuto un Constellation Award come "Miglior interprete femminile in un episodio di una serie di fantascienza" nel 2007[15]. L'episodio ha ricevuto anche una nomination al Premio Nebula come "Miglior sceneggiatura", perdendo contro Il labirinto del fauno di Guillermo del Toro[16][17]. L'episodio è anche stato insignito del premio come "Miglior storia" dal sondaggio 2007 di Doctor Who Magazine[9].
I BBC Fear Forecasters ("previsori di paura": quattro bambini di 6, 8, 10 e 14 anni, che valutano quanto ogni episodio potrà essere spaventoso per i loro coetanei) hanno dato a questo episodio un punteggio di 5,5 ("Fuori scala"). L'unico altro episodio con un punteggio superiore a 5 è stato L'abisso di Satana (prima parte), che ha ricevuto 6 ("Oltre la paura"). La BBC ha consigliato ai genitori di registrare l'episodio e di vederlo con i figli solo di giorno[18]. L'avviso è simile a quello usato per il doppio episodio Il bambino vuoto, sempre scritto da Steven Moffat[19][20].
Nel riassunto del 2007 di Charlie Brooker's Screenwipe, un programma di recensioni di BBC Four, il presentatore Charlie Brooker ha definito l'episodio "terrificante" e "uno dei frammenti di dramma popolare realizzati con maggior maestria nell'ultimo decennio".
(FONTE WIKIPEDIA)
Il tutto a dimostrazione che a rendere potente una storia, qualsiasi essa sia, non sono gli effetti speciali ultraspettacolari, ma la storia stessa oltre alla cura dei dettagli, alla cura nella realizzazione, alla cura nella sceneggiatura.

Ultimamente troppe volte questo viene dimenticato, pare quasi che si creda sul serio che un pessimo film in 3D con tanti effetti speciali diventi qualcosa di valido.
Sbagliato, resta una vaccata. 


                                      
                                                                            
                                                                  Un due tre stella!                                                    

Sassolino...
Come dicevo quà Contromanifesto SF, il genere fantastico è cosa diversa da quello che in Italia troppo spesso i non appassionati credono...



la SF non ha il compito di descrivere l'oggi in altre forme, non ha il compito di formare coscienze civili, non ha il dovere di ancorarsi al presente.
No.
La fantascienza è il modo di essere e di percepire le cose sotto la lente del possibile [che cosa se...].
Chissa come sarebbe stato in "italian mode" questo blink... come una parabola minimalista contro il governo o l'opposizione, come una favola dai risvolto morale, oppure sarebbe stato antiborghisecomunistaetcetc magari very radical chic?

sabato 22 ottobre 2011

Immagini d'invasioni seriali

Per tutto il mese di ottobre sarà possibile votare per il concorso di SF di Angelo Benuzzi qui nel quale si chiedeva uno slogan e un logo che aggregasse tutte le anime della fantascienza italiana, e per maggiori informazioni il bando e le ragioni del concorso le trovate qui, Se volevate partecipare... beh siete arrivati in ritardo, ma per votare fate ancora in tempo, ed è possibile farlo fino alle 23,59 del 31 Ottobre 2011. 


Per ordine temporale, alcune invasioni sul piccolo schermo.




























venerdì 21 ottobre 2011

Conigli e regole base dell'horror


Per tutto il mese di ottobre sarà possibile votare per il concorso di SF di Angelo Benuzzi qui nel quale si chiedeva uno slogan e un logo che aggregasse tutte le anime della fantascienza italiana, e per maggiori informazioni il bando e le ragioni del concorso le trovate qui, Se volevate partecipare... beh siete arrivati in ritardo, ma per votare fate ancora in tempo, ed è possibile farlo fino alle 23,59 del 31 Ottobre 2011. 




The nigth of lepus” è uno di quei film che è difficile scordare, e non per meriti bravura o idee innovative, ma per il fatto di sembrare troppo scarso anche per la categoria dei B movie.
Per chi non l'avesse mai visto è un film horror realizzato nel 1972 che segue due idee base dei film del genere:
L'esperimento scientifico che sfugge al controllo producendo mostri poco amichevoli.
Lo svelarsi del pericolo solo dopo un po' di morti misteriosi, con rivelazione del mostro, in questo caso i mostri.
Niente di nuovo per il genere, eppure in questo caso i due schemi non funzionano e il film rasenta il ridicolo, non per l'incapacità degli attori, non per la locazione scelta per girare il film, e neanche per come sono state girate le scene.
E' tutto nella norma e questo sarebbe potuto essere solo uno dei tanti film horror degli anni 70s se nel ruolo di cattivi non ci fossero stati dei... conigli giganti che zampettano qua e là a far danno lungo paesaggi e case riprodotti in scala e il tutto, in slow motion.

In questi casi viene da chiedersi cosa si siano presi, di forte, gli sceneggiatori il regista e anche i finanziatori per realizzare un simile film, e quando l'ho visto la prima volta anziché spaventarmi mi ha fatto ridere non poco, almeno finché non mi sono ricordato che quello era un film de paura...

Conigli giganti che escono fuori di notte a seminare il panico? WoW, presto preparate delle carote giganti per distrarli!
Accidenti ne hanno beccato uno, bene cosi avranno stufato di coniglio per tutta la settimana!

il film appare ridicolo ma, lo è davvero come idea di partenza?
Sembrerebbe di sì, usare dei conigli come antagonisti in un horror pare una pessima idea, ma poi basta ricordare una raccont di G.M. Glaskin “Beati i mansueti” e allora le cose cambiano...



In quel caso la minaccia viene dalle pecore, e messa così sembra di ritrovarsi di fronte ad un'altra storia da B movie demenziale, invece il racconto è ben strutturato, sa essere minaccioso e molto inquietante.
E non è il solo caso.
C'è un altro film basato sempre sulle pecore, “Black sheep” che riesce ad essere molto efficace.



Ma allora perché quel film sui conigli non ha funzionato?
Se si confrontano le tre storie si nota che seguono la stessa struttura base:


ci sono delle uccisioni misteriose->il pericolo si svela e si scopre che sono dovute ad animali apparentemente innocui.

Cambia il punto di partenza e il finale, ma la parte principale è esattamente quella che ci si aspetterebbe da un horror, uno schema usato infinite volte che funziona negli ultimi due casi ma non non nel primo.
Ma perché
Per la mancanza di splatter?
No, “Beati i mansueti” non è splatter eppure non è limitato da questo.
Il modo di girare le tecniche della ripresa gli effetti speciali nel film del 1972?
No, nella norma, niente di eccezionale,e anche la recitazione è sulla sufficenza.
Ma allora perché le pecore sono efficaci e i conigli no?!



Questo è il “coniglio di Donnie Darko.


Qui c'è la raffigurazione del coniglio ne “La notte eterna del coniglio”
e questi sotto sono i coniglioni del film del 1972.



Sempre conigli, ma i primi sono inquietanti, gli ultimi meno di Bugs Bunny, ed è tutto qui il fallimento di quel film: i “mostri” non sono credibili, ci si è limitati ad ingrandirli ma i tratti sono rimasti quelli dei soliti conigli, si tendono agguati mordono uccidono ma... sembrano quello che sono nella realtà: dei grossi innocui coniglioni e niente di più, e non suscitano paura, al più fanno venir voglia di allungargli una carota...


E' stato come girare Alien con ET al posto degli Xenomorphi.

                                       Ommioddio esce dai fottuti muri! Presto dategli un telefono!!!


Così a venir meno è stato uno dei comandamenti più importanti dell'horror:
l'abito fa davvero il monaco.
Se vuoi far sembrare minaccioso qualcosa, gli devi dare i giusti segni.

giovedì 13 ottobre 2011

Sono troppo matusa per i Moschettieri 3D.


Per tutto il mese di ottobre sarà possibile votare per il concorso di SF di Angelo Benuzzi qui nel quale si chiedeva uno slogan e un logo che aggregasse tutte le anime della fantascienza italiana, e per maggiori informazioni il bando e le ragioni del concorso le trovate qui, Se volevate partecipare... beh siete arrivati in ritardo, ma per votare fate ancora in tempo, ed è possibile farlo fino alle 23,59 del 31 Ottobre 2011. 



Si parlava di film di nuove uscite dell'ultima versione dei tre moschettieri, da vedere, che dovevo vedere perché...

-Dovresti venire anche tu.

Per un film sui moschettieri? WoW sai che novità...

-Questo poi è pieno di effetti speciali

Tanto per cambiare...

-E' anche pieno di trovate fantascientifiche come quelle che piacciono a te.

Tutt'al più steampunk, ma senza capo né coda...

-Pieno di esplosioni navi volanti dirigibili.

Film fedele alla storia originale insomma...

-Poi c'è una milady che quando combatte è uno spettacolo.

Dopo Matrix e la tigre e il dragone una verà novità...

-Insomma non hai niente da dire? Vieni o non vieni anche tu?

No, penso di no.

-Ah sei vecchio. <E giù risate>.



E' vero sono troppo matusa per apprezzare i Moschettieri 3D.

Questa non è una recensione non è un giudizio è solo la presa d'atto che sono troppo vecchio per spostare le mie ossa e portarle a vedere questo nuovo esaltante film, l'ennesimo, sui moschettieri.

Che ci posso fare?

Ho visto e letto storie di tuttti i tipi, invasioni aliene, mostri spaziali, demoni stregoni, brutti posti, paradossi temporali... in prima persona poi con i videogame ho distrutto mondi, ucciso Dei, sconfitto millenarie maledizioni, chiuso cancelli di Oblivion, fuggito da Black Mesa, ucciso migliaia di xenomorphi arrabbiati e il tutto in un mare di effetti sonori e grafici di tutti i tipi. Isometrici 2d 3d...

Così di andare a vedere i moschettieri 3D, non né ho proprio voglia, non basta una nave volante o una simil ninja e non bastano i super effetti speciali, non è sufficente tanta azione e una rilettura fantasteamboh-moderna per farmi cambiare idea.
Poi è vero sono un matusa, e ho visto e vissuto cose che voi umani non potete immaginare... e "dopo essere stato in bilico al centro dell'universo (cit)" è difficile apprezzare le solite minestre strariscaldate.

mercoledì 12 ottobre 2011

ET l'extraterrestre tra Roswell e Alamogordo.

Per tutto il mese di ottobre sarà possibile votare per il concorso di SF di Angelo Benuzzi qui nel quale si chiedeva uno slogan e un logo che aggregasse tutte le anime della fantascienza italiana, e per maggiori informazioni il bando e le ragioni del concorso le trovate qui, Se volevate partecipare... beh siete arrivati in ritardo, ma per votare fate ancora in tempo, ed è possibile farlo fino alle 23,59 del 31 Ottobre 2011. 



Roswell e Alamogordo hanno in comune di trovarsi entrambe nel New Mexico, e soprattuto, entrambe si potrebbero prestare per un film di fantascienza o per un horror.
Dischi volanti o test nucleari?
Alieni cattivi o mostri mutanti?
Eppure Almogordo ha un quasi segreto in più rispetto a Roswell, una storia che si perde negli anni 80s.

Tutto comincia con uno dei più famosi film di Spilberg: ET l'extraterrestre.
Film del 1982 infarcito di buoni sentimenti, non brutto ben fatto e anche un successo, un grande successo.
Inevitabile scoppia la voglia di gadget e tra i tanti che pensano di sfruttare commercialmente la situazione c'è chi offre molti milioni di dollari per poter ottenere la licenza per creare un videogioco col film, ed è l'Atari che intende immettere sul mercato il videogioco per la propria console a Natale.
Riepiloghiamo, abbiamo il New Mexico terra di crash alieni e test atomici, c'è un film che ha un grande successo e c'è una grande azienda di videogiochi e console, l'Atari, che ottiene una licenza per ideare e produrre un titolo tratto dal film, e che intende farlo uscire per Natale.

Non è un'idea fantastica per un racconto?

Certo di serie b, magari con alieni mutanti cattivi che cercano di dominare il mondo attraverso un videogioco e...
Ma anche la realtà non è da meno.
Allora l'Atari da tempo per ideare il videogioco solo 5 settimane.
Beh, se spendi tra i 20 e i 25milioni di dollari per una licenza e poi dai solo, solo 5 settimane per progettare un titolo decente... forse cerchi rogna...

Qualcuno potrebbe dire
Hey ma allora i videogame erano tutti pixellosi, e non erano niente di speciale, mica come adesso...
Non tutti, Pitfall di quel periodo era un gran titolo, però in effetti buona parte dei titoli era scadente anche per gli standard del 1982, e infatti si sta per abbattere sul mondo videoludico la “crisi dei videogiochi” o secondo la saggista J.C. Herz la "seconda crisi dei videogiochi", la peste del software.
Cos'è successo?
I videogiochi che fino ad allora erano stati un successo continuo, iniziano a scadere in originalità e qualità e, allo stesso tempo ad aumentare in quantità.
Sempre più titoli vengono immessi sul mercato e sempre meno sono quelli validi; la maggior parte è brutta, il rimanente indecente, pochissimi si salvano, e nello stesso periodo in cui stà per avvenire questa crisi, l'Atari ha comprato per 20-25 milioni di dollari una licenza che intende sviluppare in 5 settimane...
A dire il vero avevano concesso 6 settimane di tempo... ma 5 settimane saranno.
Così alla fine il titolo è pronto giusto in tempo per Natale, e lo si inizia a commercializzare.
E' il !983 e i giovani acquirenti dopo averci giocato un pò decidono d'averne abbastanza e iniziano a riportare indietro all'Atari il videogioco.

ET torna a casa.

E non sono pochi, invece molte altre cartucce restano invendute e, non sono nastri floppy CD o DVD ma cartucce hardware molto più costose di quei supporti, nello stesso tempo tutto il mercato videoludico si blocca e c'è una vera e propria crisi di rigetto generale verso i videogiochi, i titoli sono mal fatti quelli che si salvano sono pochi ma alla fine tutti ci rimettono, ci sono pesanti perdite, fallimenti, la stessa Atari subisce un colpo durissimo, lo sviluppo dei videogame si arresta i personal computer erodono grosse fette di mercato alle console e... ci sono ancora quelle maledette cartucce invendute da smaltire.

Settembre 1983, diversi tir iniziano a recarsi in una discarica di Almogordo per smaltire rifiuti che non sono normali, i giornali si interessano alla cosa e scoprono che sono tante cartucce invendute dell'Atari che si sta facendo sparire "discretamente", l'Atari da parte sua cerca di sminuire il tutto mentre la gente del posto si risente, e alla fine si poibiscono nuove "sepolture", ma prima per sigillare il tutto ed evitare che il passato possa tornare indietro si copre il tutto con una bella colata di cemento.

Seppellire sotto tanto cemento. Come finale di una storia SF sarebbe fantastico.
Così in New Mexico c'è una discarica dove sotto una colata di cemento non ci sono scorie radioattive e neanche pericolose parti di astronavi aliene ma, tante cartucce di videogiochi triturate.
Però la maggior parte sono di ET l'extraterrestre, e in un certo senso così tutto torna...
Sembrerebbe che sia finita li ma, non è così.
Dopo un po' la notizia inizia a sembrare inverosimile fino a che ora, per molti, questa è diventa una leggenda metropolitana.

Potreste credere una cosa simile? Non sembra inverosimile?
Non male per uno stato come il New Mexico:

dischi volanti test atomici e vecchi videogiochi.

Ma l'Atari non avrebbe fatto meglio a comprare i diritti de "La cosa" di Carpenter?
Li avrebbero pagati molto meno, il film fu un vero insuccesso allora, e poi chissà, forse il risultato sarebbe stato migliore del resto si sà:
da space invaders in poi, sono gli alieni cattivi a tirare il mercato, non quelli buoni...



lunedì 10 ottobre 2011

E anche il vendicatore tossico fu remakato...


Per tutto il mese di ottobre sarà possibile votare per il concorso di SF di Angelo Benuzzi qui nel quale si chiedeva uno slogan e un logo che aggregasse tutte le anime della fantascienza italiana, e per maggiori informazioni il bando e le ragioni del concorso le trovate qui, Se volevate partecipare... beh siete arrivati in ritardo, ma per votare fate ancora in tempo, ed è possibile farlo fino alle 23,59 del 31 Ottobre 2011. 
La notizia non è nuova, ma l'ho saputa solo ora e... possibile che siamo arrivati a questo abominio, a questa scelta sacrilega, a questa empia decisone da parte delle forze del male?

Che succede?
Si stà lavorando per il remake del vendicatore tossico, ma non solo, lo si renderà "migliore" senza trash, senza splatter casareccio, molto politically correct, simpatico, presentabile, si pensa ad un remake formato famiglia...
In fondo che c'è di male a fare un pò di restyling, si saranno detti?
Già che c'è di male?
Che c'è di male a stravolgere l'essenza di un film per fare qualcosa di totalmente diverso?
Che c'è di male a cambiare il nome ad un famoso vino, a renderlo analcolico, a metterlo nelle bottiglie di plastica e ad aggiungerci tante bollicine per... poi chiamarlo allo stesso modo?
E' solo restyling!
Per chi non conoscesse il film qualche parola:
immaginate un film fatto con un basso ridicolo budget, immaginatelo trash, folle, pieno di violenza, di splatter casareccio, decisamente politicamente scorretto, eppure spassoso, immaginate una citta invasa dalla malavita dove il sindaco ne è il capo, immaginatevi uno sfigato trasformato in un eroe lercio, brutto, ma tosto, che vive in una discarica... e ora, i signori del reciclaggio si sono messi in testa di rifare anche questo film, ma non solo, di renderlo "migliore & presentabile"...


              Politically correct dei miei stivali, questo è il vero vendicatore tossico!
E allora è vero, si stà propio grattando il fondo del barile, e non solo, si cambia si rende "presentabile" e si appiattisce tutto quello che c'era, tanto se insipido ci sarà un altro remake per riprovarci, un'altra storia da non cercare. 
E quando accadra che si farà anche il remake di Plan 9 from Outer Space, magari con tanti soldoni & nomi di grosso calibro?

Possibile che il futuro si sia fermato, che non ci siano idee nuove, che non si riesca o si voglia immaginare niente di nuovo?

Stalker il film e...



Per tutto il mese di ottobre sarà possibile votare per il concorso di SF di Angelo Benuzzi qui nel quale si chiedeva uno slogan e un logo che aggregasse tutte le anime della fantascienza italiana, e per maggiori informazioni il bando e le ragioni del concorso le trovate qui, Se volevate partecipare... beh siete arrivati in ritardo, ma per votare fate ancora in tempo, ed è possibile farlo fino alle 23,59 del 31 Ottobre 2011. 



Stalker è un film del 1979 di Andrej Tarkovskij che solo recentemente ho avuto modo di vedere. A dire il vero non sapevo neanche che esistesse e, a essere del tutto sincero, è un film che avrei giudicato noioso solo qualche anno prima.
Se dovessi descriverlo forse farei prima a dire cosa non è:
non è un film d'azione, neanche uno dove l'elemento fantastico viene mostrato in primo piano, e tanto meno è uno di quelli con molti personaggi, per gran parte del film ci sono solo tre protagonisti.
Se poi volessi sintetizzarlo in poche parole, direi che è il racconto di un viaggio avventuroso dove tutti i pericoli e gli ostacoli si mantengono minacciosamente nell'ombra, lasciando il posto ad una calma apparente.
Si potrebbe dire "un film molto di testa e poco di pancia, ma senza pretese intellettuali, da parte del regista non c'è il cenno furbo verso un ipotetico pubblico cosidetto alto, come capita in certi film di adesso quando si vuol far intendere che
accidenti, questa è robbba seria che te credi? Via co a citttazione corta come dimostrazzzione...
ma procede dritto per la sua strada, poi c'è lo scenario della storia, per certi versi il vero protagonista, un posto dove le leggi della fisica sono stravolte, un posto pieno di trappole e pericoli dove molta gente è morta o sparita, un posto al cui interno da qualche parte si dice che ci sia una costruzione in rovina con una stanza dove ogni desiderio, più segreto e intimo, può essere realizzato, e quel posto è la zona, il cui accesso è proibito e controllato dai militari, ma ci sono guide che violano quel divieto e si avventurano nella zona accompagnando la gente più disparata, a volte persone in cerca di risposte, altre volte ricchi curiosi, turisti, altre volte gente che cerca la misteriosa stanza. Loro, le guide, sono chiamati stalker, e sono gli unici che hanno la capacità l'esperienza il coraggio, e forse anche la pazzia, per affrontare i pericoli della zona.
Nel film questi pericoli restano sullo sfondo, però si vedono i segni di quello che la zona può fare, le carcasse delle auto o dei camion, i resti di alcuni mezzi militari tra cui un carroarmato a testimonianza di un tentativo di forzare la zona da parte delle autorità, poi tralicci rotaie case ormai disabitate e in rovina i cui abitanti sono stati i primi a sparire senza lasciare traccia.
Ma come dicevo niente di tutto questo viene enfatizzato, tutto resta sullo sfondo, tutto sembra tranquillo come per una tregua o un'attesa.

La trama iniziale e semplice:
uno stalker viene ingaggiato da due persone, lo scienziato e lo scrittore, che tra loro non si conoscono, ma che hanno il comune obiettivo di trovare la misteriosa stanza, così i tre si forzano il bolcco e si avventurano nella zona, e mentre tutto sembra inoffensivo lo stalker non fa che mettere in guardia sui pericoli del posto, procede con grande attenzione e in certi passaggi usa bulloni per capire se il cammino è sicuro o meno, ma mentre lo scienziato segue alla lettera i consigli e gli avvertimenti, lo scrittore ai pericoli della zona non crede e mal volentieri si adegua alle indicazioni dello stalker, e così procede la storia nel confronto tra i tre, ma c'è anche un quarto protagonista che è presente solo grazie ai racconti dello stalker, il Porcospino, una delle migliori guide oltre a essere quello che ha insegnato allo stalker a sopravvivere nella zona. Un quarto protagonista ben presente pur nella sua assenza, e che cela il mistero, il perché del suo suicidio avvenuto dopo un'improvvisa ricchezza, mistero che verrà svelato alla fine e che si mostrerà legato a doppio filo con la stanza dei desideri.

Un film dove a dominare non è quello che accade ma a ciò che è stato o potrebbe essere, il tutto mentre le immagini parlano di una natura “contaminata”, con boschi corsi d'acqua prati verdi ma, con qua e la, i segni e le tracce dell'uomo, poi c'è il confronto tra i tre protagonisti, ci sono domande filosofiche ragionamenti e c'è la zona la cui calma pare potersi interrompere da un momento all'altro...
Da notare la scelta di usare il bianco e nero per le scene iniziali e finali, e di riservare il colore per il viaggio nella zona, quasi che solo in quel momento tutto sia reale, vivo. 


Lo ammetto, è un film che mi ha sorpreso, molto diverso da quello che si è abituati a vedere di solito, ma devo aggiungere che è anche un film che avrei smesso di vedere dopo i primi minuti, se mi fosse capitato di vederlo per caso... cosa mi ha reso questo film interessante?

Beh non ho pretese di fare l'intellettuale, il mio avatar guida è mr Wood il peggiore, il maestro della cartapesta, quindi non ho nessun problema a dire che a farmi apprezzare il film Stalker sia stato il videogioco, o meglio una serie, quella di S.T.A.LK.E.R.

e devo anche aggiungere che non sono stato il solo a passare dall'uno all'altro, anzi... in molti spinti dalla curiosità abbiamo visto il film e, non siamo rimasti delusi. 
I punti in comune sono molti:
c'è la zona, ci sono i militari a impedirne l'accesso, ci sono gli stalker e si impersona uno di loro, ma poi le cose differiscono, i pericoli e le minacce sono ben visibili e presenti, l'azione è tanta...
Per trovare maggiori punti di differenza si potrebbe dire che S.T.A.LK.E.R. oltre al film si ispira molto all'incidente del 1986 della centrale atomica di Chernobyl, e ai suoi dintorni disabitati e radioattivi, ma quasi a chiudere il cerchio poi si deve sapere che anche il film è stato girato in quei stessi posti, al punto che può capitare di scorgere delle case diroccate e di non notare differenze tra film videogioco e i dintorni della vera Chernobyl, come se queste tre cose così diverse si fossero alla fine unite in un'unica realtà.
Su S.T.A.LK.E.R. Prima o poi forse tornerò, piuttosto resta un dubbio:
come può un videogioco far apprezzare un'opera che molti vedrebbero come “alta”?
Dando retta a certuni non dovrebbe, è risaputo che i videogiochi incitano alla violenza, poi come disse un tale su un programma tv

...incita alla violenza, e ci sono pure forum su quel videogioco dove si scambiano consigli sull'arma migliore per uccidere!
Ehm, per cominciare se sento un sociologo, uno che in teoria dovrebbe indicare la strada migliore per tutti, lasciarsi andare a luoghi comuni & frasi fatte e rifritte, magari per cercare facile consenso, beh in quel caso sono io che mi scandalizzo, e non poco, poi... l'arma che hai in seguito citato non và tanto bene, e non conviene spararci a raffiche, si lo sò fa tanto viulenza dirlo... però dopo i primi colpi tende a impennarsi di brutto, si manca il bersaglio e si finisce per svuotare il caricatore per niente...

Allora tralasciando i giudizi dei santoni del buono giusto vero... cos'è che ha fatto apprezzare quel film ai molti che hanno giocato a quel videogioco?

Una possibile risposta ce l'ho, ma porta altre domande.

Perché se si fosse visto quel film prima, sarebbe stato come entrare nella zona con gli occhi dello scrittore. Come lui non avremmo creduto ad una parola di chi ci guidava, nel nostro caso il regista, e saremmo rimasti scettici senza percepire nessun particolare della storia e, a differenza dello scrittore, non avremmo continuato il viaggio cambiando idea, ma l'avremmo interrotto subito.
Invece in questo modo abbiamo visto il film dal punto di vista dello stalker, la zona l'avevamo girata da tutte le parti, lo scenario non ci era nuovo ma familiare, abbiamo rivisto interni di case in rovina molto simili a quelli dove eravamo stati, poi i pericoli i trabocchetti e le minacce le avevamo provate tutte in tante occasioni insieme a tanta azione e, anche il gettare bulloni per scoprire pericoli nascosti era una cosa familiare...

certo, un videogioco non rende migliore un pessimo film, e viceversa, ma se entrambi sono sopra la media allora possono essere complementari, c'è sinergia e forse ci sarebbe da riflettere su questo...

Stalker? Adesso che "ci sono stato" posso dirlo, un ottimo film.

mercoledì 5 ottobre 2011

Codice genesi vs Fallout 3





Per tutto il mese di ottobre sarà possibile votare per il concorso di SF di Angelo Benuzzi qui nel quale si chiedeva uno slogan e un logo che aggregasse tutte le anime della fantascienza italiana, e per maggiori informazioni il bando e le ragioni del concorso le trovate qui, Se volevate partecipare... beh siete arrivati in ritardo, ma per votare fate ancora in tempo, ed è possibile farlo fino alle 23,59 del 31 Ottobre 2011. 

Nel precedente post ho citato “Codice Genesi”, o anche Il libro di Eli, e forse avrei fatto molto meglio a citare “L'uomo del giorno dopo” film del 1997 interpretato da Kevin Costner e tratto dal romanzo omonimo di David Brin, e almeno il libro se non il film qualcosa di pregevole l'aveva... in ogni caso entrambi i film non sono andati bene a conferma che un certo tipo di SF ha perso la sua attrattiva, ma non è del romanzo di Brin che voglio parlare, quanto di un altro titolo a cui Codice Genesi sembra essersi ispirato durante il lancio e la programmazione (sincronicità, o scopiazzatura markettara per creare interesse?), titolo molto valido che però non è un film, e neanche un libro, ma un videogioco.
Può sembrare una cosa riduttiva accostare la fantascienza ai videogiochi, e lo sarebbe se la fantascienza ambisse al ruolo di Elitaria Cultura Alta, ma per fortuna questo non è ancora accaduto e si spera che non accada mai, così questo per il momento non è un genere per chi ama vivere su alte torri d'avorio e il connubio SF-videogiochi può continuare in pace senza clamori di "vecchie comari".
Ed è un legame molto vecchio perché il primo arcade di successo fu space invaders, come dire un titolo un programma, e da quel momento il legame non si è mai spezzato.
In seguito i videogiochi si sono ben legati anche al fantasy all'horror, e sono stati perfino weird... e a differenza del primo space invaders non più legati all'abilità di schiacciare bottoni ma hanno acquisito una profondità pari a quella dei film o dei libri.
Nello specifico il titolo è Fallout 3.

Sparatutto gdr o rpg o... senza entrare nello specifico è un videogioco a tema post-apocalittico con una struttura apparentemente molto semplice:
c'è un mondo devastato da una guerra atomica, ci sei tu giocatore, vedi di sopravvivere  e di portare a termine le missioni, in compenso sei libero di andare e curiosare dove ti pare.
Eppure oltre a questo c'è tutto quello che in Codice Genesi non c'è e ci sarebbe dovuto essere:
Una storia solida.
Ora tra:
custodire il libro per difenderlo dalle attenzioni di una banda di analfabeti il cui unico capo sà leggere, e vuole il libro per dominare (ma come) su tutti i superstiti, libro che però alla fine viene fatto stampare (o ristampare?), per essere messo (lasciato dimenticato...) insieme ad altri nella sezione miti e leggende...
Fine.
&
due fazioni che dispongono della più avanzata tecnologia prebellica, si affrontano per il predominio di quella che un tempo era la capitale degli Stati Uniti d'America, ma che ora è solo un cumulo di macerie radioattive piene di pericoli, mentre tra rovine di palazzi sventrati resti radioattivi di mezzi bruciati o semisommerse gallerie della metropolitana, una minacciosa comunita di supermutanti a sua volta... 
e si potrebbe continuare... a lungo.

qual'è quella che sà di SF pura, quella che attrae e ti fa venir voglia di continuare a leggere il libro o vedere il film, se fosse un libro o un film?

Con tutto il rispetto Codice Genesi non è SF, ne ha lo scenario ma non la sostanza. forse ambisce ad essere qualcos'altro, magari di filosofico di alternzativo...
Fallout 3 invece è fantascienza pura.
Ma non è solo nella storia che Fallout 3 si mostra migliore, ma anche quando cita classici degli anni 50s come "Assalto alla terra" con le sue formiche giganti, o nel design dei robot che si rifanno al "Il pianeta proibito", o nella cura di tanti piccoli dettagli che ricreano un credibile mondo postnucleare ormai in rovina dove quel che resta sembra essersi fermato a degli alternativi anni 50s, e dove ogni tanto si trovano i segni di un lontano passato.

Poi si cita perfino Lovecraft e non è poco...

Non male per "un semplice videogioco" riuscire quasi alla perfezione a ricreare un certo tipo di fantascienza, dandogli peso e sostanza, e infatti ha avuto un forte riscontro, è stato un successo, oltre che una vera e propia calamita per chi ama la SF anni 50s-60s.

No, non è Codice Genesi ma fallout 3.

Adesso arriviamo alla sincronicita, oppure alla scopiazzatura markettara...


Se fossi maligno potrei dire che invece di far trapelare certe immagini e lavorare di marketing, facendo trapelare trapelare... per creare un certo hype e trarre vantaggio da una certa situazione, che sò l'uscita avvenuta un anno prima di un certo videogioco di successo, forse, ma solo forse eh!, era il caso insieme agli sceneggiatori al regista agli autori ai protagonisti... a chi volete, riunirsi e impegnarsi per cercare di fare qualcosa di decente.
Almeno decente.

martedì 4 ottobre 2011

Non ci sono più le apocalissi di una volta.

Per tutto il mese di ottobre sarà possibile votare per il concorso di SF di Angelo Benuzzi qui nel quale si chiedeva uno slogan e un logo che aggregasse tutte le anime della fantascienza italiana, e per maggiori informazioni il bando e le ragioni del concorso le trovate qui, Se volevate partecipare... beh siete arrivati in ritardo, ma per votare fate ancora in tempo, ed è possibile farlo fino alle 23,59 del 31 Ottobre 2011. 

Mentre con scarso interesse stavo seguendo la presentazione del solito remake, questa volta di uno dei film tratti dal “Il pianeta delle scimmie”, mi sono accorto di una mancanza, o meglio di una diversità:

se nella vecchia serie di film a spazzare gli umani e a lasciare campo libero alle scimmie era stata una guerra atomica, in questo film invece a farlo è una pandemia, insomma una cosa totalmente diversa ma percepita adesso come possibile e minacciosa, così come una guerra nucleare era sentita come una temuta possibilità quando i film originali sono stati girati.
Ma non è il solo caso, anche ne “L'esercito delle dodici scimmie”, la fine dell'umanità, o la sua quasi estinzione, era dovuta ad una pandemia, mentre invece se non pandemie erano le variazioni climatiche in “L'alba del giorno dopo” oppure le meteoriti per “Deep impact”, a mettere in pericolo l'umanità.
Ma in ogni caso non più le guerre atomiche.
Sembrerebbe un una cosa da niente, invece da alcuni anni un intero modo di pensare come sarebbe potuta finire o regredire la civiltà è cambiato, dissipando quello che per decenni, era stata l'immagine catastrofica del futuro fatta di città in rovina, di deserti radioattivi e di funghi nucleari.
Ora i timori per il futuro sono altri, non più una rapida discesa in un inferno postatomico alla Mad Max, ma una lenta agonia tra epidemie crisi sociali e profezie maya, quindi non meraviglia che a proliferare siano i film sugli zombi, essi per certi versi sono la perfetta rappresentazione di come ci si aspetta un futuro distopico: pieno di nemici, senza più certezze o punti di riferimento esterni e dove ogni giorno che passa è solo un giorno in meno da vivere privo di speranze per il futuro.

Così non stupisce neanche il fallimento di un film come “Codice genesi [Il libro di Eli]”, perché a prescindere da come sia stato fatto, quel film adesso non è più credibile è arrivato fuori tempo massimo, e fuori tempo ormai appare tanta fantascienza apocalittica o post-apocalittica che sull'immancabile guerra atomica si poggiava.

La SF è cambiata anche se all'apparenza non sembra, si è voltata una pagina e forse, in molti non se ne sono accorti.


Per secoli la civiltà Galattica ha ristagnato e s'è avviata al declino, anche se solo pochi uomini se ne sono resi conto. Ora, finalmente, la Periferia si sta separando e l'unità dell'Impero è stata spezzata. In una data compresa nei cinquant'anni appena trascorsi, gli storici futuri porranno la linea di demarcazione e diranno: «Questo avvenimento segna la Caduta dell'Impero Galattico». E avranno ragione, anche se pochi riconosceranno la Caduta per molti altri secoli.