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lunedì 7 novembre 2011

Perché non vedrò il domani che verra, anche se avrei voluto.

C'è un vincitore! Per sapere cosa accadrà adesso, per richiedere la tessera al movimento rivoluzionario fantascientifico italiano, non resta che fare un salto da Her Doktor Benuzzi qui.




L'idea di base del film “il domani che verra” (tratto dai romanzi di John Marsden) non è nuova, basta ricordare “Alba rossa” del 1984



ed è riassumibile in poche righe:


un gruppo di teenager si ritrova a combattere una guerra, anzi un'invasione, che avviene senza nessun preavviso.
Ma se nel 1984 il nemico era l'Unione sovietica, e il film puntava a mostrare lo spirito combattivo e di sacrificio anche dei giovani americani oltre che di tutta l'America, in quest'altro film invece, ad essere in evidenza dovrebbero essere i rapporti tra i protagonisti e la loro trasformazione da semplici teenager a combattenti di una guerra di resistenza.

Altro non so, e i trailer (mai fidarsi dei trailer) per quel poco che mostrano sembrano molto interessanti, al punto da invogliare una visione al cinema, sennonché cercando più informazioni, mi sono imbattuto in una notizia che mi ha fatto cambiare idea.


Il Domani che Verrà.Tratto dal primo dei sette romanzi scritti da John Marsden...
Il film è tratto solo dal primo dei sette romanzi!

Sette?!

Mi si potrebbe rispondere


-si sono sette e allora qual'è il problema?-
Beh ecco, come dire, se sono uno di quelli che si è rifiutato di vedere la serie tv Lost perché troppo lunga, pur apprezzandola, forse un problema c'è ed è anche piuttosto grande.

Sono allergico ai film dove sai che è già pronto il sequel, alle serie di romanzi che non arrivano mai da nessuna parte, così l'idea di andar a vedere un film dove già si sa che è solo il primo... no grazie non fa per me.

Tutta colpa di David Gerrold e dei suoi Chtorr.



Quella serie mi piaceva, e ne ho letti molti libri con vero piacere ma, c'è un guaio, sono legato al vecchio concetto di inizio-svolgimento-fine, quella roba con la quale zelanti maestre mi contestavano i miei temi nei lugubri anni scolastici, e la serie sui Chtorr pare non avere una fine, una coclusione un THE END.
E con Gerrold ci sono rimasto molto male, anche perché la serie come detto si faceva piacere, riusciva ad attrarre, prendeva...

Non solo, ultimamente inizio a pensare che i tempi siano davvero cambiati, non so se per via delle variazioni climatiche le profezie Maya o se per l'ingordigia dei signori del marketing, ma da un po' di tempo a questa parte si sa quando si comincia una storia, con un film una serie o un libro ma, non si sa quando si finisce, e se finisce.

Tutto appare diluito allungato annacquato, tutto sembra studiato per non avere mai una conclusione, con una storia principale che non si sà come si concluderà, o che dura anni prima della conclusione. se c'è...

Maledizione c'è un inizio e uno svolgimento, ma non c'è più una stramaledetta fine!

Triologie quatriologie pentaologie, sequel, sequel di sequel, prequel, prequel di sequel...

E io mi sono già scottato con Gerrold...

Ora dai trailer (ma mai fidarsi dei trailer) Il domani che verrà sembra interessante, certo potrebbe deludermi, e la cosa finisce li, oppure potrebbe piacermi, e la cosa non finirebbe li ma... quanti altri capitoli? Tre? Cinque? Sette?

E dopo quanti maledetti anni dovrei sapere come finisce? (*)

No grazie, mi tiro dietro, almeno non faccio la fine di tanti lostofili delusi dall'ultimo episodio.

Però qualcuno mi potrebbe dire

ma tu non sei quello che parla bene di una serie interminabile come Doctor Who?
 
Si una serie lunghissima simile ad altre che ho visto in tv o letto sui libri, che però hanno tutte una caratteristica che sembra ormai perduta:
sono episodi autoconclusivi, con una FINE!





(*) Da non confondersi col finale aperto. Il finale aperto è una conclusione, l'andazzo degli ultimi anni e di NON avere una stramaledetta conclusione ma, al massimo una pausa... prima di ricominciare con un remake e una nuova serie di sequel e prequel!

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