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sabato 29 ottobre 2011

Thief "The dark project"? Un bel il libro, e Half life un buon film.

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Mi è capitato che parlando del più e del meno con un amico, il discorso sia finito su due titoli, e che distrattamente abbia iniziato a parlare del primo come di un libro, e del secondo come di un film.
O almeno questo era quello che ricordavo in quel momento, solo dopo le risate del mio amico (a titolo di cronaca una carogna che mi ha lasciato andare a ruota libera per un bel po') mi sono ricordato che quelli di cui stavo parlando erano in realtà due videogiochi.
Thief the dark Project e Half life.
Ma come mai mi ero confuso al punto tale da ricordarmi del primo come se fosse stato un libro, e del secondo come un film?

Thief -The dark project- è un videogame del 1998 della ormai defunta Looking Glass Studios, ed è un videogioco stealth in prima persona, per essere precisi è stato il primo videogame stealth in circolazione, dove allo scontro alla rambo contro eserciti di mostri o nemici (come era stato fino ad allora da Doom in poi), si preferiva puntare sull'abilità nel passare inosservati per portare a termine gli obbiettivi richiesti.
Ma c'era un'altra cosa in Thief che affascinava, la storia che c'era dietro.
Non una storia del tipo vai e spacca tutto, ma un'idea ben strutturata con un'ambientazione nella quale si ricreava un mondo da alto medioevo in bilico tra magia e steampunk, un mondo dove la nascente tecnologia era la nuova religione con la sua divinità suprema, il costruttore, che fondava tutta la propria teologia sull'acciaio il vapore e l'energia elettrica.
Ma allo stesso tempo era anche un mondo pieno di antiche magie, di catacombe piene di pericoli, di antiche città dimenticate, mentre sullo sfondo le antiche divinità della natura spodestate e dimenticate, stavano in attesa di prendersi la loro rivincita sul progresso sotto la guida dell'antagonista, il Tickster.
Un'idea che prendeva con questa trama inusuale dove non c'erano elfi o nani, dove l'ambientazione alla Tolkien veniva messa da parte, come da parte finivano alieni e le situazioni futuristiche in cambio di un mondo reso in maniera credibile, in bilico tra passato e presente, tra scienza e magia.
Il giocatore impersonava il ruolo del protagonista, Garret un abile ladro, e in questo modo pian piano di livello in livello si ritrovava in mezzo ad un intreccio sempre più complesso, finendo per avere un ruolo importante nello scontro tra vecchia e nuova religione.

Half life invece era tutt'altro.
Videogioco sparatutto in prima persona sempre del 1998 della Valve, aveva un'ambientazione apparentemente standard, molto simile come concetto a Doom, con alieni cattivi, esperimenti falliti, militari e, tante tante sparatorie ed esplosioni.
Apparentemente.
Di diverso da Doom e da tutti i titoli che l'avevano preceduto c'era anche qui una storia che non era un pretesto per giustificare carneficine.
Il luogo immaginario dove si svolgeva l'azione era un gigantesco laboratorio segreto situato in una zona imprecisata del New mexico, Black mesa, e i primi minuti di gioco li si passava nel raggiungere il laboratorio più interno della base.
Tutto tranquillo, e il protagonista Gordon Freeman che in questo caso era uno scienziato si ritrovava circondato dalla normale quotidianità, con discorsi generici e piccoli contrattempi, e così nella più completa banalità si procedeva fino al laboratorio dove si iniziava l'esperimento che però, finiva per essere un catastrofico fallimento... ne seguiva l'apertura di un cancello dimensionale e l'invasione di tutto il laboratorio da parte di forme di vita aliene.
Da quel momento iniziava una lenta risalita, una fuga verso l'uscita al quale in un perfetto triello come nuova minaccia si aggiungevano i militari, ben decisi a fermare gli alieni e allo stesso tempo a non lasciare superstiti per poter insabbiare il tutto.
Azione, colpi di scena, ma anche momenti “morti” dove svelare nuove parti della trama.

Mi ero dimenticato di questi due titoli, poi a distanza di anni ecco che mi tornano in mente ma, cambiati, come se fossero stati altro, e forse erano altro, erano i primi a segnare una svolta.

Fin dagli inizi lo spessore di un videogioco era nullo: salta, spara, spostati a destra o a sinistra, prendi il bonus evita il cattivo, spara agli alieni... e nient'altro.
Non era necessario creare un intreccio complesso per Asteriod, non c'era bisogno di una trama forte in Pong, a chi importa da dove venivano gli spaziali di Space invaders?
E così è stato a lungo, ma poi senza che nessuno ci facesse caso, oltre alla grafica e gli effetti sonori si è iniziato a fare qualcosa di più, si è iniziato a creare storie e sfondi più complessi e credibili del “uccidili tutti o raccogli tutte le pillole o accatta più punti perché... perché si.”
Non tutti i nuovi videogiochi cercano di avere alle spalle una storia complessa, molti si basano ancora sul “perché si” come spunto iniziale e trama, ma la tendenza per molti è quella di avere una storia una trama un intreccio che inizia a rivaleggiare con quelle del cinema o dei libri.

C'è stata una svolta.
Così nei miei ricordi un videogame come Doom era e resta solo e soltanto un videogioco.
Non ne ricordo la storia che non c'era, a dire il vero non ricordo neanche le partite che ci ho fatto, gli unici ricordi sbiaditi riguardano come il pc desse problemi quando cercavo di farlo partire, oppure la volta che ho l'ho finito, ma sono solo ricordi sbiaditi, poca cosa.

Invece ripensando a Thief o Half life a essere ricordata è tutta la storia che c'era dietro, i protagonisti, gli antagonisti, gli intrecci, i colpi di scena, i finali, proprio come se fossero stati romanzi o film...

Ed erano solo i primi.
Ora nel giudicare o scegliere un videogame non ci si limita alla grafica o al sonoro, ma si dà molta importanza alla storia che c'è alla base di tutto, e scrittori come Clive Barker [Clive Barker's Undying ] o Tom Clancy non sono casi rari.

C'è un nuovo media che si è unito al cinema ai libri alla TV.
Lo si sottovaluta, lo si criminalizza, lo si ignora, e forse passerà ancora molto tempo prima che ci si accorga di quello che è, e di quello che sta diventando, e quando questo accadrà sarà sorprendente vedere in quanti si faranno avanti per dire:
lo sapevo l'ho sempre detto.



Thief



                                                                                   Half life

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