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martedì 4 ottobre 2011

Non ci sono più le apocalissi di una volta.

Per tutto il mese di ottobre sarà possibile votare per il concorso di SF di Angelo Benuzzi qui nel quale si chiedeva uno slogan e un logo che aggregasse tutte le anime della fantascienza italiana, e per maggiori informazioni il bando e le ragioni del concorso le trovate qui, Se volevate partecipare... beh siete arrivati in ritardo, ma per votare fate ancora in tempo, ed è possibile farlo fino alle 23,59 del 31 Ottobre 2011. 

Mentre con scarso interesse stavo seguendo la presentazione del solito remake, questa volta di uno dei film tratti dal “Il pianeta delle scimmie”, mi sono accorto di una mancanza, o meglio di una diversità:

se nella vecchia serie di film a spazzare gli umani e a lasciare campo libero alle scimmie era stata una guerra atomica, in questo film invece a farlo è una pandemia, insomma una cosa totalmente diversa ma percepita adesso come possibile e minacciosa, così come una guerra nucleare era sentita come una temuta possibilità quando i film originali sono stati girati.
Ma non è il solo caso, anche ne “L'esercito delle dodici scimmie”, la fine dell'umanità, o la sua quasi estinzione, era dovuta ad una pandemia, mentre invece se non pandemie erano le variazioni climatiche in “L'alba del giorno dopo” oppure le meteoriti per “Deep impact”, a mettere in pericolo l'umanità.
Ma in ogni caso non più le guerre atomiche.
Sembrerebbe un una cosa da niente, invece da alcuni anni un intero modo di pensare come sarebbe potuta finire o regredire la civiltà è cambiato, dissipando quello che per decenni, era stata l'immagine catastrofica del futuro fatta di città in rovina, di deserti radioattivi e di funghi nucleari.
Ora i timori per il futuro sono altri, non più una rapida discesa in un inferno postatomico alla Mad Max, ma una lenta agonia tra epidemie crisi sociali e profezie maya, quindi non meraviglia che a proliferare siano i film sugli zombi, essi per certi versi sono la perfetta rappresentazione di come ci si aspetta un futuro distopico: pieno di nemici, senza più certezze o punti di riferimento esterni e dove ogni giorno che passa è solo un giorno in meno da vivere privo di speranze per il futuro.

Così non stupisce neanche il fallimento di un film come “Codice genesi [Il libro di Eli]”, perché a prescindere da come sia stato fatto, quel film adesso non è più credibile è arrivato fuori tempo massimo, e fuori tempo ormai appare tanta fantascienza apocalittica o post-apocalittica che sull'immancabile guerra atomica si poggiava.

La SF è cambiata anche se all'apparenza non sembra, si è voltata una pagina e forse, in molti non se ne sono accorti.


Per secoli la civiltà Galattica ha ristagnato e s'è avviata al declino, anche se solo pochi uomini se ne sono resi conto. Ora, finalmente, la Periferia si sta separando e l'unità dell'Impero è stata spezzata. In una data compresa nei cinquant'anni appena trascorsi, gli storici futuri porranno la linea di demarcazione e diranno: «Questo avvenimento segna la Caduta dell'Impero Galattico». E avranno ragione, anche se pochi riconosceranno la Caduta per molti altri secoli.

2 commenti:

Angelo ha detto...

Credo faccia parte della natura della SF adattarsi ai temi del tempo in cui viene scritta o ad essere contaminata con elementi di altri generi narrativi. Il settore catastrofista deve molto alla guerra fredda, così come il cyberpunk è la proiezione dell’informatizzazione e così via. Arrivo anche a ipotizzare che vedremo una reprise della space opera nel momento in cui la Cina riprenderà a spingere sul suo programma spaziale.
I sotto generi di conseguenza vanno più o meno di moda o sono più o meno credibili, l’unica vera differenza resta la qualità con cui vengono creati. Il film che hai citato è veramente scarso come storia e ha avuto un impatto sul mercato solo in virtù di essere sostenuto da una major che ha imposto una larga distribuzione. L’avesse girato una casa europea finiva dritto in home video.

Coriolano ha detto...

Sono d'accordo che fa parte della natura della SF cambiare pelle, ma fa pensare vedere come un intero sottogenere, durato e "vissuto" così a lungo, sia stato messo da parte in poco tempo.

Azzardo: secondo me potrebbe esserci un balzo del Far West [il mito della frontiera!] rivisitato in chiave fantastica, almeno per le produzioni USA, e se non altro forse, forse, per un po si eviterebbe di raschiare il barile con remake o prequel.
Secondo azzardo: quando ci sarà un nuovo forte modo d'immaginare l'apocalisse, tutto quello che riguarda il genere "morti viventi" subirà un pesante ridimensionamento, e ora il fatto che al momento non è così significa che ancora non c'è stato questo salto verso il nuovo “catastrofismo”.

Su Codice genesi c'è poco da dire, è un brutto film, ma se fosse uscito nel momento giusto avrebbe avuto più di qualche possibilità, invece ora è e rimane un film pessimo, e lo dico da appassionato di catastrofismo post nucleare... e quel che è peggio, è vuoto.
Ma su quel film, c'è anche altro da dire...