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lunedì 31 ottobre 2011

L'erba del vicino [The burbs 1989 di Joe Dante] è come Halloween.

La votazione indetta da Angelo Benuzzi sul suo blog sul logo e slogan per una via italiana alla fantascienza,  si è conclusa.
Chi avrà vinto? Quali saranno stati i risultati? Ci saranno ballottaggi?
Per saperlo non resta che andare qui e vedere cosa riserva il futuro. Da parte mia un grazie a tutti coloro che hanno espresso un giudizio, al suo promotore, a chi ha proposto iniziative collaterali e a tutti i partecipanti.
Comunque finisca, sarà un successo.


L'erba del vicino "The burbs" (1989) è uno di quei film in cui il giudizio cambia a distanza anni.
La prima volta che l'ho visto l'avevo noleggiato era su vhs e ricordo che fu una bella visione, del resto c'era tutto:
suspense, curiosità, una bella colonna sonora e una punta di horror il tutto inserito dentro una leggera commedia.
Un bel film da vedere, per certi versi entusiasmante e, allora, un film da consigliare a tutti.
Allora.
Col passare del tempo quello che era un un buon film è "invecchiato male", cosa non rara, basta pensare a Matrix che ha perso tutto il suo fascino rivoluzionario per diventare 
quel film di successo di allora che poi a pensarci non era granché
e con mia sorpresa la stessa cosa è accaduta per L'erba del vicino.
Eppure la trama sembra passabile, la suspense riesce, la curiosità di arrivare alla fine c'è, il regista Joe Dante (non uno che passava per caso) svolge bene il suo lavoro, gli attori recitano bene e tra loro c'è un certo Tom Hanks nel ruolo del protagonista (oltre alla principessa Leila...), poi la colonna sonora è di Jerry Goldsmith lo stesso di Alien per dirne una, e quanto a budget qui non stiamo ai livelli di un B movie, qui ogni cosa è perfetta ben curata, poi mancano le cadute di stile le volgarità, non c'è voglia di fare un horror tutto frattaglie e inquietudine, la commedia si tiene su livelli leggeri con buoni spunti e... eppure come film adesso dovrei dire che non entusiasma più, che nonostante tutto potrebbe annoiare a meno che, non si voglia qualcosa di “inoffensivo”, nel qual caso è ottimo.

Di che parla?
Semplice: in un tranquillo quartiere si trasferiscono dei nuovi vicini, che con le loro stranezze portano scompiglio tra i vecchi abitanti.

Ed è un film che riesce in pieno a interessare fino alla fine, la prima volta che lo si vede si rimane incollati alla sedia finché il film non finisce; i problemi arrivano dopo, perché questo è un film che prende la prima volta, ma già alla seconda, sa di "già visto".

Una semplice commedia leggera, niente di più.
Semplice & leggera, e anche “piaciona”. La chiave per riassumere questo film sta tutta in questi tre aggettivi.

Questo film del “periodo sfortunato o nero” di Joe Dante, non ha neanche il pregio di diventare un film di Culto, ma anzi col tempo non fa che aumentare il suo terzo difetto: l'essere piacione.

A differenza di taluni titoli impegnati dove c'è una Lezione impartita dal regista o dallo sceneggiatore nel sacro ruolo di “autore a bordo”, qui per certi versi si è all'esatto opposto:
abbiamo il nostro bel quartiere con i nuovi vicini (gli intrusi misteriosi) che agiscono da elemento di disturbo, poi ci sono tutti gli altri, così [mielosamente] amichevoli tra loro.
C'è qualche ombra di conflitto ma è appena accennato, quanto ai personaggi, appaiono come tanti stereotipi annacquati, quasi non si volesse offendere nessuno. Così c'è il vicino ex combattente in Vietnam e guerrafondaio, ma non troppo, la sua bella mogliettina versione Barbie provocante e un po' sexy, ma non troppo, il protagonista il classico middle man un po' Fred Flinstone “on prozac” e la sua mogliettina tanto assennata (ma pur sempre ex principessa Leila!) versione Wilma, poi c'è il suo amico Barney, beh non è il suo nome ma tanto non cambia nulla, poi non manca il vecchio irrascibile vicino un po rompiballe, ma senza eccedere, per finire col giovine spigliato fancazzistamillelavorettiribellealternativo “facciamoci una birra mi lumo la Barbie mi faccio due risate” ma, senza esagerare. Resterebbero gli intrusi, ma a loro volta paiono una versione della famiglia Addams, non il massimo della minaccia...

Senza esagerare.

Non eccedere ma piacere e strappare un sorriso, sembra questa la filosofia del film, eppure anche così ci sono momenti che riescono ben azzeccati, tipo le stranezze dei vicini, o i misteriosi rumori e luci che vengono dalla casa dove vivono, fulmini rumori di strani macchinari, fiammate e luci intense che illuminano a giorno i vetri della misteriosa inaccessibile casa degli altri, o anche scene come il racconto di un'estate calda e horror fatta da Barney a Flinstone Hanks “on prozac” (ok, non sono i loro nomi ma rende l'idea...), o l'attesa dell'evento della notte che come dice l'ex combattente è karma negativo, ma il tutto è annegato nella simpatia, la simpatia con cui chi dirige vede quel mondo.
OK
Erano ancora i favolosi spensierati anni 80s però... qualcun altro al posto di Joe Dante forse avrebbe maltrattato i protagonisti, si sarebbe divertito a distruggerli per colpire i simboli -famiglia sogno americano- etc, Dante invece fa percepire l'affetto la simpatia che prova verso i protagonisti, verso quel piccolo quartiere come tanti altri pieni di casette uguali e gente amichevole, lui non li vuole colpire e usarli come pretesto per impartire lezioni, non li vuole irridere, non ha voglia di scioccare il pubblico per attrarlo con facili sadismi, soprattutto non ha messaggi profondi da declamare, e se da un certo punto di vista l'assenza di una morale imposta è una cosa positiva, il fatto che anche la storia non abbia nessuna morale ma risulti una leggera favoletta, è un grosso limite.

Dell'autore a bordo si può fare benissimo a meno, anzi se non c'è è meglio, ma una storia, qualsiasi tipo di storia si voglia raccontare non può fare a meno di una morale, di una premise giusta o sbagliata che sia.

La vicenda, peripezia, traversia, avventura o quello che è, può richiedere prezzi alti da pagare, può stritolare o innalzare i personaggi oppure lasciarli nel grigiore, e nel fare tutto ciò evidenzia o lascia intravvedere una lezione una sentenza una morale che si può sentire come giusta o sbagliata, allo stesso modo di come a volte è la vita, ma un “giusto” “sbagliato” relativo che appare reale in quanto legato allo svolgimento della storia e quindi molto simile al destino al fato, del tutto differente dalla morale dell'autore [a bordo] che piega la storia verso la direzione e il messaggio che vuole declamare, ma questo fato, questo destino, nel film manca.
Non c'è conflitto, gli antagonisti se ne stanno per conto loro immersi nella loro stramba vita, fosse per loro non accadrebbe nulla, quanto ai buoni loro non sono spinti dalla curiosità o frose si, e poi ci sono buoni o cattivi?
Alla fine tutto sembra il pretesto per strappare un sorriso o un cenno d'assenso, senza nessun desiderio di lasciare un segno un graffio uno schiaffo... c'è solo la facile risata che non resta, ed è un peccato.
Scordarsi il perturbante, scordarsi l'angoscia il timore il terrore la paura, scordarsi tutto, a dispetto dei segni sparsi qua e là questo non è un film Horror né tanto meno fantastico.
Questo è solo una commedia semplice leggera e piaciona, che mira a piacere a non offendere nessuno, ed è un peccato perché si ha la sensazione che sarebbe bastato poco, davvero poco, per fare qualcosa di grande.
Questo film è come Halloween, promette incubi paure terrori mistero e... finisce a scherzetto o dolcetto.


P.S.
Flinstone Hanks, questa cosa mi è rimasta dentro da anni e allora lasciatelo dire:
ma scavi dappertutto e alla fine quando puoi, non vai a guardare per prima cosa in quella gigantesca fornace?
Buuuu buuuuu!!!!