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domenica 25 settembre 2011

Contromanifesto SF

Chi segue il genere SF finisce per imbattersi prima o poi nella serie TV “Doctor Who”, una serie britannica iniziata nel 1963, sospesa a fine anni ottanta e poi ricominciata nel 2005 con buoni ascolti.
Ora, una cosa del genere in Italia sembra impossibile tanto più se si pensa che quella serie è stata e viene ancora trasmessa in Inghilterra dalla BBC (l'equivalente della RAI!), questo quasi a conferma di quanto marginale sia l'interesse in Italia per certi generi, ed è in fondo questo il grande quesito che ogni tanto rimbalza dai blog ai forum degli appassionati:
Perché in Italia questo genere non ha successo?
Perché non c'è una via italiana alla fantascienza?
Di solito quando si inizia a ragionare su queste o simili domande, si finisce quasi sempre per perdersi in lunghe complesse analisi, si fanno raffronti tra noi e gli altri per finire poi con l'immancabile citazione di Fruttero e Lucentini (che hanno diretto Urania):

un disco volante non può atterrare a Lucca”.

Beh dopo tanto ragionare, alla fine bisogna ammettere che forse abbiamo sbagliato tutto.
La SF in Italia non va?
Chi se ne frega, basta piangerci addosso.
Ammettiamolo è vero, abbiamo aspettato un messia un salvatore che aprisse la RAI o le altre TV al genere, ci siamo guardati intorno alla ricerca di un Harry Potter italico che creasse interesse verso la SF, ci siamo lamentati degli spazi sempre più ristretti nelle librerie che di nuovo molte volte hanno solo la 100esima ristampa della Fondazione di Asimov, e quasi mai un autore nuovo, infine ci siamo rifugiati nei ricordi a quando la Rai faceva -A come Andromeda- o partecipava a serie TV come Spazio 1999...
e così facendo non abbiamo fatto un passo avanti.
E' ora di smettere di cercare una terra promessa o un aiuto divino che non ci sarà.
Se in Italia si arriva a considerare il film -L'ultimo terrestre- come se fosse di SF, allora tanto vale cercare altrove o tentare da soli di cambiare la situazione, perché con tutto il rispetto per quel film, che altro è e di altro parla e vuole parlare, la SF non ha il compito di descrivere l'oggi in altre forme, non ha il compito di formare coscienze civili, non ha il dovere di ancorarsi al presente.
No.
La fantascienza è il modo di essere e di percepire le cose sotto la lente del possibile, è una strada per andare oltre non per tornare a parlare dei soliti schieramenti e bandiere, è un modo per aprirsi a quello che non è ma potrebbe accadere non per inquadrarsi dietro sterili manifesti culturali, anzi, questo genere non chiede permessi o legittimazioni culturali, quando si crea una storia di SF è la storia che ha la precedenza su tutto, non esistono dogmi ideologie o regole di comportamento che vanno seguite, ma solo le regole del genere:
Evitare gli stereotipi.
Evitare di reinventare la ruota.
Evitare di usare il genere solo come scenario.
Queste ed altre sono le sole regole del genere, poi si possono seguire o meno le regole dei manuali di scrittura, si può discutere sull'uso o meno del mostrare contrapposto al raccontare, ma tutto ciò non ha lo scopo di cercare uno stile “alto”, ma solo, solo di rendere più efficace quello che si vuole raccontare.
La SF non ambisce alla cattedra, non aspira a diventare un certo tipo di cultura alta astratta irrangguingibile se non dai pochi eletti...
No.
Il suo unico scopo è raccontare storie dove il “se” è più importante delle “rappresentazioni simboliche delle immagini poetiche delle introspezioni dei personaggi e delle tradizioni letterarie italiane”.
Non è più tempo per guardarsi alle spalle in attesa che un disco volante arrivi a Lucca, adesso è tempo di far atterrare una flotta intera a Roma, è questo lo può fare solo chi apprezza questo genere.


E parlando di cose concrete, mancano pochi giorni alla scadenza del concorso di Angelo Benuzzi, un concorso nel quale si chiede molto di più di un simbolo e uno slogan.
Molto di più, perché si chiede a chi conosce e apprezza la SF di iniziare farsi avanti per non lasciare ad altri, a chi non distingue fantascienza dal mainstream, la scelta di quello che è giusto o sbagliato per noi.

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