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venerdì 18 novembre 2011

The Elder Scrolls. Dagli inizi fino ad oggi.

                                          
                                                         The Elder scrolls arena [1994]

          


                                                The Elder Scrolls II: Daggerfall [1996]

                                                   
                                            The Elder Scrolls Legends: Battlespire[1997]

                                         
                                
                                           The Elder Scrolls Adventures: Redguard[1998]
                                             



                                                 The Elder Scrolls III: Morrowind[2002]







                                                   The Elder Scrolls IV: Oblivion[2006]




                                               






                                                         The Elder ScrollsV:Skyrim[2011]




                                               

lunedì 14 novembre 2011

NON DIMENTICHIAMO GLI OPERAI DELLA PANSAC.

NON DIMENTICHIAMO GLI OPERAI DELLA PANSAC.

Sig Monti ho poco da festeggiarla...

Questa è una dichiarazione pubblica, e contraddice le linee guida di questo blog, per certi versi fa di me un incoerente, peccato che non ho mai detto che sarei stato coerente.

L'argomento è il prescelto nuovo premier.

Che non ho votato.
Che non ha passato il giudizio degli elettori.
Che è spinto dai mercati.
Che è l'uomo dei mercati.
Che è l'uomo che deve molto lavorare contro i privilegi... quali privilegi sig Monti? Pensioni, sanità, welfare?

Ma bisogna agire vero? I privilegi frenano il mercato, frenano l'economia... ma quali privilegi?

Alcuni dei miei parenti erano Comunisti, con la C maiuscola, gente che aveva rispetto per il lavoro altrui, legati a vecchie concezioni ma pure avevano, una grande fiducia, una grande illusione, una enorme sicurezza nell'avvenire.

Morti da tempo, ma mi chiedo cosa avrebbero pensato se avessero potuto vedere l'arrivo del tecnico-messia dei mercati, che ci salva(? o  li salva?). Immagino che sarebbero rimasti sorpresi, e ancor più sarebbero rimasti sorpresi nel vedere il totale appoggio di tutti verso un rappresentante di quella casta, che è la prima responsabile di questa crisi globale.

Poi la sorpresa sarebbe stata senza fine nel vedere taluni partiti di, "sinistra", dirsi pronti ad appoggiare con entusiasmo appena mascherato, tale messia dei mercati.

Ci sono colpe
La maggioranza ha la colpa di non aver saputo gestire la crisi.
l'opposizione di non aver saputo trovare compattezza su un'alternativa.
Ma la casta a cui lei appartiene sig Monti, ha la colpa di averla creata questa crisi.

E ora quanti tagli, quanti diritti, quante privatizzazioni, quante lacrime e sangue mr Monti, per salvare quest'europa fatta di piccoli interessi di bottega, questa moneta zavorra che doveva proteggere gli stati,e che non protegge il Portogallo, non protegge la Spagna, non protegge l'Irlanda, non ha protetto la Grecia e non protegge noi?


Lei non ha mia fiducia ora, non l'ha per il modo con cui arriva alla presidenza, non l'avrebbe in nessun caso se vedo chi è che l'appoggia e l'ha portata li:
quegli stessi mercati che ci hanno attaccato con la speculazione fino all'altro ieri, quelle forze economiche che di fatto rendono questa nazione non più governata dalla politica ma dall'economia.

Già, paese governato dall'economia
quando invece sarebbe compito della politica farlo.
Il compito della politica è o dovrebbe essere quello di mediare tra le varie parti sociali per gestire un paese.
Invece:
il compito dell'economia è quello di ricavare profitti, soldi, guadagni, vantaggi.
A volte e sempre più spesso senza tirarsi indietro nel caso serva licenziare, smantellare, delocalizzare...


E ora cosa farà lei mr Monti?
Chi salvera?
L'Italia, l'euro o la UE?
E nel caso chi butterà giù dalla torre?
E come salverà questo paese?
Quanta macelleria sociale, quanta?
Svenderà eni enel e quel che resta in nome delle privatizzazioni?


Spero di sbagliarmi, ma in lei e in quello che lei rappresenta, non ho nessuna fiducia.

Mi auguro di essere smentito.

P.S.
Giusto per la precisione, non sono un elettore dell'ex premier, o della sua maggioranza.
Eh no, non ho festeggiato la sua caduta, c'è poco da festeggiare in questo momento
poi il tifo lo riservo solo alla mia squadra e ai miei colori.

lunedì 7 novembre 2011

Perché non vedrò il domani che verra, anche se avrei voluto.

C'è un vincitore! Per sapere cosa accadrà adesso, per richiedere la tessera al movimento rivoluzionario fantascientifico italiano, non resta che fare un salto da Her Doktor Benuzzi qui.




L'idea di base del film “il domani che verra” (tratto dai romanzi di John Marsden) non è nuova, basta ricordare “Alba rossa” del 1984



ed è riassumibile in poche righe:


un gruppo di teenager si ritrova a combattere una guerra, anzi un'invasione, che avviene senza nessun preavviso.
Ma se nel 1984 il nemico era l'Unione sovietica, e il film puntava a mostrare lo spirito combattivo e di sacrificio anche dei giovani americani oltre che di tutta l'America, in quest'altro film invece, ad essere in evidenza dovrebbero essere i rapporti tra i protagonisti e la loro trasformazione da semplici teenager a combattenti di una guerra di resistenza.

Altro non so, e i trailer (mai fidarsi dei trailer) per quel poco che mostrano sembrano molto interessanti, al punto da invogliare una visione al cinema, sennonché cercando più informazioni, mi sono imbattuto in una notizia che mi ha fatto cambiare idea.


Il Domani che Verrà.Tratto dal primo dei sette romanzi scritti da John Marsden...
Il film è tratto solo dal primo dei sette romanzi!

Sette?!

Mi si potrebbe rispondere


-si sono sette e allora qual'è il problema?-
Beh ecco, come dire, se sono uno di quelli che si è rifiutato di vedere la serie tv Lost perché troppo lunga, pur apprezzandola, forse un problema c'è ed è anche piuttosto grande.

Sono allergico ai film dove sai che è già pronto il sequel, alle serie di romanzi che non arrivano mai da nessuna parte, così l'idea di andar a vedere un film dove già si sa che è solo il primo... no grazie non fa per me.

Tutta colpa di David Gerrold e dei suoi Chtorr.



Quella serie mi piaceva, e ne ho letti molti libri con vero piacere ma, c'è un guaio, sono legato al vecchio concetto di inizio-svolgimento-fine, quella roba con la quale zelanti maestre mi contestavano i miei temi nei lugubri anni scolastici, e la serie sui Chtorr pare non avere una fine, una coclusione un THE END.
E con Gerrold ci sono rimasto molto male, anche perché la serie come detto si faceva piacere, riusciva ad attrarre, prendeva...

Non solo, ultimamente inizio a pensare che i tempi siano davvero cambiati, non so se per via delle variazioni climatiche le profezie Maya o se per l'ingordigia dei signori del marketing, ma da un po' di tempo a questa parte si sa quando si comincia una storia, con un film una serie o un libro ma, non si sa quando si finisce, e se finisce.

Tutto appare diluito allungato annacquato, tutto sembra studiato per non avere mai una conclusione, con una storia principale che non si sà come si concluderà, o che dura anni prima della conclusione. se c'è...

Maledizione c'è un inizio e uno svolgimento, ma non c'è più una stramaledetta fine!

Triologie quatriologie pentaologie, sequel, sequel di sequel, prequel, prequel di sequel...

E io mi sono già scottato con Gerrold...

Ora dai trailer (ma mai fidarsi dei trailer) Il domani che verrà sembra interessante, certo potrebbe deludermi, e la cosa finisce li, oppure potrebbe piacermi, e la cosa non finirebbe li ma... quanti altri capitoli? Tre? Cinque? Sette?

E dopo quanti maledetti anni dovrei sapere come finisce? (*)

No grazie, mi tiro dietro, almeno non faccio la fine di tanti lostofili delusi dall'ultimo episodio.

Però qualcuno mi potrebbe dire

ma tu non sei quello che parla bene di una serie interminabile come Doctor Who?
 
Si una serie lunghissima simile ad altre che ho visto in tv o letto sui libri, che però hanno tutte una caratteristica che sembra ormai perduta:
sono episodi autoconclusivi, con una FINE!





(*) Da non confondersi col finale aperto. Il finale aperto è una conclusione, l'andazzo degli ultimi anni e di NON avere una stramaledetta conclusione ma, al massimo una pausa... prima di ricominciare con un remake e una nuova serie di sequel e prequel!

domenica 6 novembre 2011

L'inaspettato legame tra Paul Norman & Lovecraft.

 
Chi è il vincitore sul ballottaggio sul logo? Cosa riserva il futuro? Si farà la rivoluzione SF al grido di "più fantascienza per tutti", oppure le forze dell'oscurità boicotteranno il tutto sommergendoci di romanzi mainstream, che narrano dell'angoscia di Piero al pensiero metafisico della sua post modernità(?)?
Per saperlo non dovete far altro che venire qui.




Ci sono nomi importanti che non dicono niente, li leggi e non ti portano alla mente nessun ricordo, poi magari sono molto noti, ma niente da fare.

Hey chi è quel tizio? Boh, non ricordo...

Altre volte non li si nota neanche, li si lascia scorrere senza farci caso, poi al limite si leggeranno le note, si guarderà su wikipedia, ma anche no, che importa.

Poi ci sono persone conosciute solo a pochi, agli appassionati o agli addetti ai lavori, nomi a suo modo importanti che hanno fatto la storia di qualcosa, beh non al livello dello scopritore della penicillina o dell'inventore della lampadina, ma pur sempre nomi a suo modo importanti che richiamano alla mente tempi lontani, non migliori o peggiori ma solo diversi.

Paul Norman appartiene a questa categoria, è una di quelle persone che se non avete vissuto gli 80s in compagnia di un Commodore 64, non vi dirà nulla, ma che altrimenti vi sarà ben noto insieme a “caverns of Khafka”, “Atzec challenge” o “Forbidden forest” (tutti della della Cosmi), per citare solo alcuni dei più noti videogiochi per C64 di cui Paul Norman è stato l'autore.

Ora da non appassionati si potrebbe pensare che rispetto ad adesso, quello fatto allora sia ben poca cosa, e in effetti è così, in fondo dai famosi 64k del commodore 64 si è passati a consolle e pc che viaggiano sull'ordine dei gigabyte, con non più microprocessori singoli ma dual, quad, e con abbinate schede dedicate solo per la parte video, audio e ultimamente anche per la riproduzione degli effetti fisici, ma nonostante il tempo passato quelli di Norman rimangono dei piccoli gioielli di atmosfera, e anche adesso sono pochi i titoli che stanno alla pari con quelli ideati da lui.
Possibile?
Un titolo come esempio: “Forbidden forest”.




Grafica datata e idea di gioco molto semplice:
uccidi i nemici a colpi di freccia e non farti uccidere.

Ma non c'è solo questo, c'è anche fascino che questo gioco riusciva e riesce a creare.

La struttura è semplice: si inizia combattendo contro ragni giganti, poi seguono vespe e rane, ma nel frattempo pian piano inizia a far notte, si alza la luna e la luce inizia a lasciare il posto al buio, la musica si fa più cupa e arrivano nuovi nemici più legati all'immaginario fantasy, così ecco draghi che sputano palle di fuoco, spettri che guidano scheletri guerrieri e giganteschi serpenti, fino al boss finale, un gigantesco idolo visibile nel buio più completo solo quando è illuminato da fugaci lampi, e tutto questo, lo si rende con una cura dei dettagli anche più piccoli, che non fa della limitazione dei mezzi a disposizione, un comodo alibi, così il trascorrere del tempo lo si rende il più possibile dettagliato, si evidenzia il sorgere e tramontare della luna piena rappresentadola con una faccia, come ci si aspetterebbe in un mondo stregato, si fanno apparire le stelle man mano che il tempo passa, e la scelta e sequenza delle musiche e dei nemici che proseguono in crescendo, appare curata e studiata.

Quando uscì ai suoi tempi fu un successo, e ancora adesso è uno dei titoli di Norman ricordati con più affetto.

Certo a quei tempi le aspettative erano diverse


il drago di forbidden forest all'attacco [1983] e...


...e quello di Skyrim [2011].

La differenza c'è, e non è poca, eppure Forbidden forest riesce ancora a conservare un pò della sua magia, pur con tutti i suoi limiti, non solo, ma evidenzia un sottile legame perfino con Lovecraft.

Anche se sembra, non sto tirando per la giacca il gentiluomo di Provvidence per farlo entrare a forza in un discorso che non lo riguarda, e il legame c'è ed è più forte di quello che si può pensare.

Mai letto Lovecraft?
Se non l'avete fatto rimediate, ne vale la pena, se lo avete letto, allora dovreste averlo notato:

per certi versi si potrebbe fare un intero manuale di scrittura sul come NON scrivere, utilizzando i racconti di Lovecraft.

Non che fosse scarso, ma quanto a limiti e regole di scrittura, HPL certe volte non era il massimo, e in qualche caso riusciva ad essere perfino pessimo, eppure è stato ed è un grande scrittore, ha saputo creare un oscuro mondo parallelo che ancora adesso non ha perso il suo fascino, eppure come accennato i suoi limiti stilistici sono grandi...

Ad esempio nel suo racconto “Il colore venuto dallo spazio”, c'è un monologo finale di uno degli sfortunati protagonisti della storia, ebbene preso fuori dal suo contesto ed esaminto, non sta in piedi.
Dovrebbero essere le ultime parole di una persona che sta per morire, ma ne esce fuori un interminabile monologo, pieno zeppo di puntini di sospensione, la cui credibilità è pari a zero. Un perfetto esempio negativo di pessimo discorso diretto, e allo stesso tempo di come non rappresentare la realta, eppure il racconto nel suo complesso è perfetto, con buona pace dello stile e del non così...

E qui c'è la magia, l'inganno lovecraftiano che fa credere a tanti che basti davvero poco, o niente, per scrivere qualcosa di simile o addirittura superiore, col risultato di fallire sempre in maniera più o meno ridicola.


Se lui scrive così male ma riesce forse il segreto sono i grandi antichi. Ora gli copio l'idea, ce ne metto un pò, e sai che capolavoro. Tanto scrivo meglio...(*)

Sbagliato.
Gli imitatori di Lovecraft sono tanti, quelli decenti pochi, quelli alla stessa altezza...non ne ricordo uno.
Lo stesso Stephen King quando ancora era il Re, beh neanche lui riuscì a eguagliarlo col suo racconto omaggio “ Orrore a Crouch End”.

Ma allora cosa rende Lovecraft grande e qual'è il legame con Paul Norman?

Non solo questo ma, molto stà nella ricerca dell'atmosfera, del climax, dell'ambientazione giusta, avendo cura nei dettagli, cercando di evitare incongruenze, senza che i limiti, tecnici o stilistici, diventino un ostacolo invalicabile.

Continuando con “Il colore venuto dallo spazio” (ma lo stesso discorso vale con tutti gli altri suoi racconti) non si ha un inizio esplosivo, ma in maniera lenta si crea un'ambientazione il più possibile coerente con quello che si vuole raccontare, non c'è la ricerca dell'effetto immediato, non ci si ferma allo stile ma lo si tralascia a favore della ricerca del climax, come lo stesso Lovecraft scrisse in una sua lettera 

Le accludo “The Color Out of Space”, che potrà restituirmi quando vorrà. Probabilmente gli mancano unità e crescendo drammatico, ma d’altra parte va preso come uno studio d’ambiente e di atmosfera più che come un vero e proprio racconto...”

non si vuole impressionare il lettore, non gli vuole portare una storia che verra tramandata nei secoli, ma lui per certi versi cerca di "vendere il colosseo" al lettore della sua storia... e il suo tentativo riesce in pieno creando una favola nera che è difficile dimenticare.
Allo stesso modo Paul Norman riesce a creare qualcosa di valido che resta nella memoria mentre tanti altri titoli, anche recenti, sono stati dimenticati, e ci riesce non puntando sull'effetto immediato o su una grafica appariscente più audio Dolby Surround [cose che non poteva avere allora], ma invece cercando di creare un'atmosfera particolare piena di richiami e allusioni al genere fantastico, ci mette il simbolismo del giorno e della notte, del trascorrere del tempo, ne cura i dettagli in modo che se anche stilizzati siano ben visibili e così, riesce a creare con poco un piccolo gioiello pieno di magia come Forbidden forest, che anzichè venir spazzato dai ricordi col passar del tempo finisce per diventare come di culto per molti. 

Inoltre entrambi sembrano riuscire a piegare, e non farsi piegare, dai propi limiti, quasi lasciando un messaggio:

quello che videogame libro o film che sia, ogni cosa può avere successo indipendentemente dallo stile e dai mezzi disponibili.
Che si può arrivare a fare delle grandi belle storie pur andando in apparenza contro ogni legge e regola, e solo con la giusta ambientazione solo provocando il giusto stato d'animo in chi segue la storia, mettendo cura nei dettagli, anche quando questo sembrerebbe inutile, e controllando tutto quello che si sta creando in tutto il suo insieme.
e fanno apparire tutto questo facile, ma questo è un inganno...

Violare le regole o i limiti non è per tutti. 

Andare a 300 all'ora è difficile, in molti già a 100 finiscono fuori strada...

ci sono stati molti titoli simili a quelli di Paul Norman, anche recenti che potevano contare su effetti grafici e audio di ultima generazione, pure non hanno avuto il minimo successo ma sono finiti nel dimenticatoio.
Ci sono stati tanti che hanno cercato di copiare Lovecraft, senza riuscirci, magari fallendo in modo ridicolo...

e anche questo li lega tra loro...

(*) C'e anche la categoria degli entusiasti, i lovecraftiani che copiano Lovecraft per rendergli omaggio, "malattia" dalla quale è difficile sfuggire... ma i cui risultati a volte sono nettamente migliori di quelli di tanti scrittori "seri".

venerdì 4 novembre 2011

Gli horror? Ormai dei reality show.

Si rivota  qui fino alle 23 59 del 6 Novembre per il ballottaggio sul logo, non mancate, votare è un diritto dovere!



Quando si vedono film horror è difficile non pensare che i protagonisti siano degli idioti, per giunta sfortunati, che combattono contro nemici invincibili, ma forse sbaglio e tanto idioti non sono, anzi a pensarci meglio:

chi di noi non si riunirebbe con degli amici per far baldoria in una casa, già scenario di misteriose uccisioni di altre comitive di fancazzisti?
A chi entrando in un laboratorio pieno corpi chiusi dentro strani contenitori, non verrebbe voglia di aprirne uno?
Chi non scalpiterebbe all'idea di esplorare delle vecchie fogne dove molta gente è sparita senza lasciar traccia?
Poi quanto a comportamenti, è ovvio che affrontare un pericolo dividendosi è la scelta più saggia.
Nel caso di rumori inquietanti in una cantina buia priva d'illuminazione elettrica e piena di correnti d'aria, chi non andrebbe a controllare con un cerino o una candela?
E chi intravvedendo un'ombra fuori dalla finestra, che potrebbe essere l'assassino che ha già colpito, non correrebbe fuori da solo nel buio e senza nessun'arma?

Quindi perché idioti, non sono forse tutte cose, ovvie, che faremmo tutti?
... o no?

Ma nei film horror c'è un'altra costante oltre l'intellighenzia dei protagonisti, la loro (S)fortuna.

Ci si sperde in un bosco di notte? Al 100% si finirà in una zona infestata da lupi mannari.
Si fa una nuotata in un laghetto? Carramba che sorpresa ci sono i piranha.
La catapecchia sperduta scelta per rifugiarsi e passare la notte, è piena di mostri cannibali. Affamati.
Si, nelle catacombe il mostro c'è per davvero e li sta pure aspettando.
Il libro che stanno leggendo a voce alta è un vero libro di magia nera, anzi è proprio il Necronomicon.
Tra tanti il killer seriale c'è l'ha con loro, solo con loro.
La macchina con la quale si vuole fuggire ha sempre la batteria a terra.
Inutile scappare, s'inciampa sempre in qualche ostacolo.

E i nemici? Mostri o pazzi che siano, sono invincibili, immortali.

Il serial killer che muore alla fine del primo film, in realtà si è salvato ed è già pronto per il sequel.
Non tutti i mostri sono morti, durante i titoli di coda se ne vede sempre uno o più sbucare da qualche parte.
Pensi d'averlo ucciso? Prova a girarti e a dargli le spalle...
E' lento e ti pare d'averlo seminato, vero? Beh guarda un po' chi c'è davanti a te...

Eppure c'è una cosa che ancora nessuno pare aver notato:

l'horror ormai è un reality show.

No?
Vediamone uno, il grande fratello, ebbene pensateci bene:
una casa dalla quale non si può uscire (scappare), dei concorrenti spesso giovani, e un sistema ad eliminazione che ne fa fuori a volte uno, a volte due, e altre volte anche di più per volta, e di solito si nominano e si eliminano per primi quelli strafottenti, quelli che fanno troppo gli spavaldi, le gatte morte e relativi spasimanti, quelli troppo sicuri di farcela, quanto ai neri sono tra i primi, poi oltre al televoto per eliminare i concorrenti si ricorre talvolta ad altri sistemi, gare di abilita o di fortuna, a volte molto stupide e altre molto astute ed elaborate...

Ricorda niente?

E gli scenari, non ricordano per certi versi quelli del genere?

La casa (uno, due, tre), la fattoria (maledetta), l'isola (dei morti viventi)...

Chissa, forse è per questo che sempre più il genere de paura fà meno paura, senza volerlo si è trasformato in un reality, l'inquietante l'angoscia il timore la paura che circondavano i vari Ash Scott Cheryl nella casa, hanno lasciato il posto a quello che sembrano i problemi dei vari Roberto Giovanni Stefania alle prese con un GF e il televoto.
Si guarda il film, si vede il solito gruppo di teenager o di "insieme per caso", e ci si chiede


chi è il primo? Secondo me è quello, troppo antipatico... 
Eh già è stato nominato...



martedì 1 novembre 2011

Si può essere stupidi fino a questo punto?

Si rivota  qui fino alle 23 59 del 6 Novembre per il ballottaggio sul logo, non mancate, votare è un diritto dovere!

Qui solo un'anticipazione della "genialata" targata siae.

Si può essere stupidi fino al punto di andare contro i propri interessi in cambio di qualche lira subito?
A quanto pare i "signori" della siae hanno deciso che è ora di farsi pagare i trailer presenti su siti e blog, in parole povere tali "signori" vorrebbero che chi pubblicizza mostra diffonde la pubblicità di un'opera, a volte solo gratuitamente e per passione, paghi.

Un momento... non solo vi si fà pubblicità, ma voi battete cassa?
Ha senso una cosa del genere?
E dopo?
Se si paga la siae per i supporti vergini, perché non pagare per il possesso di due occhi e due orecchie che potrebbero potenzialmente essere usati per ascoltare e vedere cose protette(?) dalle leggi sul diritto d'autore?
Sembra una battuta, non è che è solo il futuro prossimo?

Se fossi un colto e non un pataccaro alla Ed Wood, citerei Kafka.
Già, questa per molti rischia di trasformarsi in una situazione kafkiana col ragazzino che mette il trailer del suo film preferito sul suo blog o sul suo profilo di facebook, e la siae che gli bussa alla porta per chiedere tanti soldi, tanti soldi per aver fatto della gratuita pubblicità...

E in tutta questa situazione, la confusione che regna non fà che aumentare l'insicurezza, non fà che produrre una forma di strisciante censura.

Una situazione kafkiana, ma non sono un colto, così mi limito a dire che questo è uno schifo.

Come ho potuto e dove ho potuto ho sparso la notizia, ho chiesto di non stare a guardare, voi fate altrettanto.

Servono parole?

La votazione indetta da Angelo Benuzzi sul suo blog sul logo e slogan per una via italiana alla fantascienza,  si è conclusa.
Chi avrà vinto? Quali saranno stati i risultati? Ci saranno ballottaggi?
Per saperlo non resta che andare qui e vedere cosa riserva il futuro. Da parte mia un grazie a tutti coloro che hanno espresso un giudizio, al suo promotore, a chi ha proposto iniziative collaterali e a tutti i partecipanti.
Comunque finisca, sarà un successo.






V ma non come V per vendetta
V come Visitors
Perché per prendere certe decisioni
Bisogna venire da un altro pianeta
O dal passato
O entrambe le cose
E allora tornate da dove siete venuti
Cancellatevi
Siete inutili
Siete dannosi

Cosa dice l'art 21 della costituzione
Eh già

lunedì 31 ottobre 2011

L'erba del vicino [The burbs 1989 di Joe Dante] è come Halloween.

La votazione indetta da Angelo Benuzzi sul suo blog sul logo e slogan per una via italiana alla fantascienza,  si è conclusa.
Chi avrà vinto? Quali saranno stati i risultati? Ci saranno ballottaggi?
Per saperlo non resta che andare qui e vedere cosa riserva il futuro. Da parte mia un grazie a tutti coloro che hanno espresso un giudizio, al suo promotore, a chi ha proposto iniziative collaterali e a tutti i partecipanti.
Comunque finisca, sarà un successo.


L'erba del vicino "The burbs" (1989) è uno di quei film in cui il giudizio cambia a distanza anni.
La prima volta che l'ho visto l'avevo noleggiato era su vhs e ricordo che fu una bella visione, del resto c'era tutto:
suspense, curiosità, una bella colonna sonora e una punta di horror il tutto inserito dentro una leggera commedia.
Un bel film da vedere, per certi versi entusiasmante e, allora, un film da consigliare a tutti.
Allora.
Col passare del tempo quello che era un un buon film è "invecchiato male", cosa non rara, basta pensare a Matrix che ha perso tutto il suo fascino rivoluzionario per diventare 
quel film di successo di allora che poi a pensarci non era granché
e con mia sorpresa la stessa cosa è accaduta per L'erba del vicino.
Eppure la trama sembra passabile, la suspense riesce, la curiosità di arrivare alla fine c'è, il regista Joe Dante (non uno che passava per caso) svolge bene il suo lavoro, gli attori recitano bene e tra loro c'è un certo Tom Hanks nel ruolo del protagonista (oltre alla principessa Leila...), poi la colonna sonora è di Jerry Goldsmith lo stesso di Alien per dirne una, e quanto a budget qui non stiamo ai livelli di un B movie, qui ogni cosa è perfetta ben curata, poi mancano le cadute di stile le volgarità, non c'è voglia di fare un horror tutto frattaglie e inquietudine, la commedia si tiene su livelli leggeri con buoni spunti e... eppure come film adesso dovrei dire che non entusiasma più, che nonostante tutto potrebbe annoiare a meno che, non si voglia qualcosa di “inoffensivo”, nel qual caso è ottimo.

Di che parla?
Semplice: in un tranquillo quartiere si trasferiscono dei nuovi vicini, che con le loro stranezze portano scompiglio tra i vecchi abitanti.

Ed è un film che riesce in pieno a interessare fino alla fine, la prima volta che lo si vede si rimane incollati alla sedia finché il film non finisce; i problemi arrivano dopo, perché questo è un film che prende la prima volta, ma già alla seconda, sa di "già visto".

Una semplice commedia leggera, niente di più.
Semplice & leggera, e anche “piaciona”. La chiave per riassumere questo film sta tutta in questi tre aggettivi.

Questo film del “periodo sfortunato o nero” di Joe Dante, non ha neanche il pregio di diventare un film di Culto, ma anzi col tempo non fa che aumentare il suo terzo difetto: l'essere piacione.

A differenza di taluni titoli impegnati dove c'è una Lezione impartita dal regista o dallo sceneggiatore nel sacro ruolo di “autore a bordo”, qui per certi versi si è all'esatto opposto:
abbiamo il nostro bel quartiere con i nuovi vicini (gli intrusi misteriosi) che agiscono da elemento di disturbo, poi ci sono tutti gli altri, così [mielosamente] amichevoli tra loro.
C'è qualche ombra di conflitto ma è appena accennato, quanto ai personaggi, appaiono come tanti stereotipi annacquati, quasi non si volesse offendere nessuno. Così c'è il vicino ex combattente in Vietnam e guerrafondaio, ma non troppo, la sua bella mogliettina versione Barbie provocante e un po' sexy, ma non troppo, il protagonista il classico middle man un po' Fred Flinstone “on prozac” e la sua mogliettina tanto assennata (ma pur sempre ex principessa Leila!) versione Wilma, poi c'è il suo amico Barney, beh non è il suo nome ma tanto non cambia nulla, poi non manca il vecchio irrascibile vicino un po rompiballe, ma senza eccedere, per finire col giovine spigliato fancazzistamillelavorettiribellealternativo “facciamoci una birra mi lumo la Barbie mi faccio due risate” ma, senza esagerare. Resterebbero gli intrusi, ma a loro volta paiono una versione della famiglia Addams, non il massimo della minaccia...

Senza esagerare.

Non eccedere ma piacere e strappare un sorriso, sembra questa la filosofia del film, eppure anche così ci sono momenti che riescono ben azzeccati, tipo le stranezze dei vicini, o i misteriosi rumori e luci che vengono dalla casa dove vivono, fulmini rumori di strani macchinari, fiammate e luci intense che illuminano a giorno i vetri della misteriosa inaccessibile casa degli altri, o anche scene come il racconto di un'estate calda e horror fatta da Barney a Flinstone Hanks “on prozac” (ok, non sono i loro nomi ma rende l'idea...), o l'attesa dell'evento della notte che come dice l'ex combattente è karma negativo, ma il tutto è annegato nella simpatia, la simpatia con cui chi dirige vede quel mondo.
OK
Erano ancora i favolosi spensierati anni 80s però... qualcun altro al posto di Joe Dante forse avrebbe maltrattato i protagonisti, si sarebbe divertito a distruggerli per colpire i simboli -famiglia sogno americano- etc, Dante invece fa percepire l'affetto la simpatia che prova verso i protagonisti, verso quel piccolo quartiere come tanti altri pieni di casette uguali e gente amichevole, lui non li vuole colpire e usarli come pretesto per impartire lezioni, non li vuole irridere, non ha voglia di scioccare il pubblico per attrarlo con facili sadismi, soprattutto non ha messaggi profondi da declamare, e se da un certo punto di vista l'assenza di una morale imposta è una cosa positiva, il fatto che anche la storia non abbia nessuna morale ma risulti una leggera favoletta, è un grosso limite.

Dell'autore a bordo si può fare benissimo a meno, anzi se non c'è è meglio, ma una storia, qualsiasi tipo di storia si voglia raccontare non può fare a meno di una morale, di una premise giusta o sbagliata che sia.

La vicenda, peripezia, traversia, avventura o quello che è, può richiedere prezzi alti da pagare, può stritolare o innalzare i personaggi oppure lasciarli nel grigiore, e nel fare tutto ciò evidenzia o lascia intravvedere una lezione una sentenza una morale che si può sentire come giusta o sbagliata, allo stesso modo di come a volte è la vita, ma un “giusto” “sbagliato” relativo che appare reale in quanto legato allo svolgimento della storia e quindi molto simile al destino al fato, del tutto differente dalla morale dell'autore [a bordo] che piega la storia verso la direzione e il messaggio che vuole declamare, ma questo fato, questo destino, nel film manca.
Non c'è conflitto, gli antagonisti se ne stanno per conto loro immersi nella loro stramba vita, fosse per loro non accadrebbe nulla, quanto ai buoni loro non sono spinti dalla curiosità o frose si, e poi ci sono buoni o cattivi?
Alla fine tutto sembra il pretesto per strappare un sorriso o un cenno d'assenso, senza nessun desiderio di lasciare un segno un graffio uno schiaffo... c'è solo la facile risata che non resta, ed è un peccato.
Scordarsi il perturbante, scordarsi l'angoscia il timore il terrore la paura, scordarsi tutto, a dispetto dei segni sparsi qua e là questo non è un film Horror né tanto meno fantastico.
Questo è solo una commedia semplice leggera e piaciona, che mira a piacere a non offendere nessuno, ed è un peccato perché si ha la sensazione che sarebbe bastato poco, davvero poco, per fare qualcosa di grande.
Questo film è come Halloween, promette incubi paure terrori mistero e... finisce a scherzetto o dolcetto.


P.S.
Flinstone Hanks, questa cosa mi è rimasta dentro da anni e allora lasciatelo dire:
ma scavi dappertutto e alla fine quando puoi, non vai a guardare per prima cosa in quella gigantesca fornace?
Buuuu buuuuu!!!!



sabato 29 ottobre 2011

Thief "The dark project"? Un bel il libro, e Half life un buon film.

Per tutto il mese di ottobre sarà possibile votare per il concorso di SF di Angelo Benuzzi qui nel quale si chiedeva uno slogan e un logo che aggregasse tutte le anime della fantascienza italiana, e per maggiori informazioni il bando e le ragioni del concorso le trovate qui, Se volevate partecipare... beh siete arrivati in ritardo, ma per votare fate ancora in tempo, ed è possibile farlo fino alle 23,59 del 31 Ottobre 2011. 
 
Mi è capitato che parlando del più e del meno con un amico, il discorso sia finito su due titoli, e che distrattamente abbia iniziato a parlare del primo come di un libro, e del secondo come di un film.
O almeno questo era quello che ricordavo in quel momento, solo dopo le risate del mio amico (a titolo di cronaca una carogna che mi ha lasciato andare a ruota libera per un bel po') mi sono ricordato che quelli di cui stavo parlando erano in realtà due videogiochi.
Thief the dark Project e Half life.
Ma come mai mi ero confuso al punto tale da ricordarmi del primo come se fosse stato un libro, e del secondo come un film?

Thief -The dark project- è un videogame del 1998 della ormai defunta Looking Glass Studios, ed è un videogioco stealth in prima persona, per essere precisi è stato il primo videogame stealth in circolazione, dove allo scontro alla rambo contro eserciti di mostri o nemici (come era stato fino ad allora da Doom in poi), si preferiva puntare sull'abilità nel passare inosservati per portare a termine gli obbiettivi richiesti.
Ma c'era un'altra cosa in Thief che affascinava, la storia che c'era dietro.
Non una storia del tipo vai e spacca tutto, ma un'idea ben strutturata con un'ambientazione nella quale si ricreava un mondo da alto medioevo in bilico tra magia e steampunk, un mondo dove la nascente tecnologia era la nuova religione con la sua divinità suprema, il costruttore, che fondava tutta la propria teologia sull'acciaio il vapore e l'energia elettrica.
Ma allo stesso tempo era anche un mondo pieno di antiche magie, di catacombe piene di pericoli, di antiche città dimenticate, mentre sullo sfondo le antiche divinità della natura spodestate e dimenticate, stavano in attesa di prendersi la loro rivincita sul progresso sotto la guida dell'antagonista, il Tickster.
Un'idea che prendeva con questa trama inusuale dove non c'erano elfi o nani, dove l'ambientazione alla Tolkien veniva messa da parte, come da parte finivano alieni e le situazioni futuristiche in cambio di un mondo reso in maniera credibile, in bilico tra passato e presente, tra scienza e magia.
Il giocatore impersonava il ruolo del protagonista, Garret un abile ladro, e in questo modo pian piano di livello in livello si ritrovava in mezzo ad un intreccio sempre più complesso, finendo per avere un ruolo importante nello scontro tra vecchia e nuova religione.

Half life invece era tutt'altro.
Videogioco sparatutto in prima persona sempre del 1998 della Valve, aveva un'ambientazione apparentemente standard, molto simile come concetto a Doom, con alieni cattivi, esperimenti falliti, militari e, tante tante sparatorie ed esplosioni.
Apparentemente.
Di diverso da Doom e da tutti i titoli che l'avevano preceduto c'era anche qui una storia che non era un pretesto per giustificare carneficine.
Il luogo immaginario dove si svolgeva l'azione era un gigantesco laboratorio segreto situato in una zona imprecisata del New mexico, Black mesa, e i primi minuti di gioco li si passava nel raggiungere il laboratorio più interno della base.
Tutto tranquillo, e il protagonista Gordon Freeman che in questo caso era uno scienziato si ritrovava circondato dalla normale quotidianità, con discorsi generici e piccoli contrattempi, e così nella più completa banalità si procedeva fino al laboratorio dove si iniziava l'esperimento che però, finiva per essere un catastrofico fallimento... ne seguiva l'apertura di un cancello dimensionale e l'invasione di tutto il laboratorio da parte di forme di vita aliene.
Da quel momento iniziava una lenta risalita, una fuga verso l'uscita al quale in un perfetto triello come nuova minaccia si aggiungevano i militari, ben decisi a fermare gli alieni e allo stesso tempo a non lasciare superstiti per poter insabbiare il tutto.
Azione, colpi di scena, ma anche momenti “morti” dove svelare nuove parti della trama.

Mi ero dimenticato di questi due titoli, poi a distanza di anni ecco che mi tornano in mente ma, cambiati, come se fossero stati altro, e forse erano altro, erano i primi a segnare una svolta.

Fin dagli inizi lo spessore di un videogioco era nullo: salta, spara, spostati a destra o a sinistra, prendi il bonus evita il cattivo, spara agli alieni... e nient'altro.
Non era necessario creare un intreccio complesso per Asteriod, non c'era bisogno di una trama forte in Pong, a chi importa da dove venivano gli spaziali di Space invaders?
E così è stato a lungo, ma poi senza che nessuno ci facesse caso, oltre alla grafica e gli effetti sonori si è iniziato a fare qualcosa di più, si è iniziato a creare storie e sfondi più complessi e credibili del “uccidili tutti o raccogli tutte le pillole o accatta più punti perché... perché si.”
Non tutti i nuovi videogiochi cercano di avere alle spalle una storia complessa, molti si basano ancora sul “perché si” come spunto iniziale e trama, ma la tendenza per molti è quella di avere una storia una trama un intreccio che inizia a rivaleggiare con quelle del cinema o dei libri.

C'è stata una svolta.
Così nei miei ricordi un videogame come Doom era e resta solo e soltanto un videogioco.
Non ne ricordo la storia che non c'era, a dire il vero non ricordo neanche le partite che ci ho fatto, gli unici ricordi sbiaditi riguardano come il pc desse problemi quando cercavo di farlo partire, oppure la volta che ho l'ho finito, ma sono solo ricordi sbiaditi, poca cosa.

Invece ripensando a Thief o Half life a essere ricordata è tutta la storia che c'era dietro, i protagonisti, gli antagonisti, gli intrecci, i colpi di scena, i finali, proprio come se fossero stati romanzi o film...

Ed erano solo i primi.
Ora nel giudicare o scegliere un videogame non ci si limita alla grafica o al sonoro, ma si dà molta importanza alla storia che c'è alla base di tutto, e scrittori come Clive Barker [Clive Barker's Undying ] o Tom Clancy non sono casi rari.

C'è un nuovo media che si è unito al cinema ai libri alla TV.
Lo si sottovaluta, lo si criminalizza, lo si ignora, e forse passerà ancora molto tempo prima che ci si accorga di quello che è, e di quello che sta diventando, e quando questo accadrà sarà sorprendente vedere in quanti si faranno avanti per dire:
lo sapevo l'ho sempre detto.



Thief



                                                                                   Half life

mercoledì 26 ottobre 2011

Phantasm - Fantasmi 1979 di Don Coscarelli

Per tutto il mese di ottobre sarà possibile votare per il concorso di SF di Angelo Benuzzi qui nel quale si chiedeva uno slogan e un logo che aggregasse tutte le anime della fantascienza italiana, e per maggiori informazioni il bando e le ragioni del concorso le trovate qui, Se volevate partecipare... beh siete arrivati in ritardo, ma per votare fate ancora in tempo, ed è possibile farlo fino alle 23,59 del 31 Ottobre 2011. 






Che film è Phantasm?
Un horror, un fantasy, è fantascienza o è un film sull'uomo nero, oppure è sui sogni che si trasformano in incubi?
Di sicuro è un B movie, cosa da non confondere con film di serie b: un B movie è un film fatto in tempi brevi e/o disponendo di fondi bassi o ridicoli, film indipendenti dalle grosse case di produzione, magari fatti con idee scartate, cestinate, perché “il pubblico non non avrebbe capito”, e a volte è vero, a volte non sono granché, altre volte cercano uno stile alla Troma dove non si pretende di fare niente di più di quello che si offre, follia splatter e molto NON politically correct, ma a volta vengono fuori anche cose inaspettate che sorprendono, che fanno avanzare il genere con nuove idee e magari hanno anche successo immediato, e allora si creano seguiti più o meno validi, ma di rado sono migliori dell'originale, di quello fatto con poco e in una settimana.
I film di serie b invece possono anche essere molto costosi, magari sono film che a tavolino sono un successo, sono quelli dove il marketing ci scommette “che la gente capirà”, peccato che alla fine non apprezzi o anche in caso di successo già dopo un anno sono invecchiati male, dopo una sola visione sembrano visti mille volte...
così Phantasm è si un B movie, un po' Horror un po' fantasy e con qualche pizzico di fantascienza, ma è anche un bel film.
Cosa c'è?
C'è il brutto posto, e quale potrebbe essere se non un cimitero e annesso mausoleo?
Ma non solo è brutto, è anche un posto strano, misterioso ma, non c'è il male, non quello che uno si aspetterebbe, o forse non è neanche il male ma è altro... poi c'è l'uomo nero, un individuo alto, molto alto e forte, per giunta è il becchino, ma è meglio conosciuto come "the tall man", presenza silenziosa inquietante, ma non la sola, ci sono le strane sfere volanti di metallo che uccidono chiunque incontrino e che sembrano fare la guardia al mausoleo, horror nei modi di agire, SF nella concezione, poi la ragazza bionda, affascinate mortale, chi sarà mai e quale legame c'è col Tall man? E un portale, strani macchinari, una terra lontana forse un altro pianeta e, gnomi o nani o quello in cui vengono trasformati i morti per servire... a cosa?
Tante domande, poche, nessuna risposta.
Magia tanta, e un'ambientazione molto fine anni 70s e allo stesso tempo così asettica quasi atemporale, il tutto con una colonna sonora che è così lontana dal genere, ma quale genere(?), ma che si fonde perfettamente con tutto il film.
Opera a basso costo realizzato nel 1977 da Don Coscarelli, che ne ha curato anche la regia, e che è uscita nel 1979, quando in quei stessi tempi erano già usciti o stavano per farlo atri titoli che avrebbero rivoluzionato l'immaginario, ma non è con loro, né Star Wars né con Alien, che và fatto il raffronto, questi anche se del 1977 e 1979 appartengono ad un altro decennio, per certi versi erano in anticipo sui tempi, invece è con “La macchina nera” che va fatto il confronto, film pienamente saldato nel suo tempo (1977), e che a sua volta è un misto tra horror/fantastico/azione, ma che è differente in quanto film “normale”, non pessimo, per certi versi buono ma, niente di più.

Trama semplice, lineare.
Cè l'intruso cattivo, una macchina misteriosa che arriva da nulla e inizia a uccidere chiunque incontri, c'è un mistero che viene svelato a poco a poco, ci sono lutti che colpiscono i protagonisti, c'è la legge i volontari l'uomo che cerca vendetta tutti riuniti per la trappola resa dei conti e, c'è la rivelazione finale che tutto spiega, o quasi. La macchina nera che seminava morte e distruzione era indemoniata, era guidata dal male quello classico, quello che non può passare per luoghi consacrati, quello che puzza di zolfo.


Phantasm è altro, e anche se ci sono stati altri capitoli, anche se forse ce ne sarà un altro ancora, è sempre al primo che si guarda, dove il male è sconosciuto e dove il mistero sembra racchiuso in un altro mistero, dove l'orrore non si misura in litri di sangue versato, e niente spiegazione o spiegone finale.
Poi non ci sono (i soliti) teenager da veder morire uno ad uno, non ci sono i nostri da avvertire, non c'è una comunità che a poco a poco scopre cosa stia accadendo, c'è solo un ragazzo che ha perso i genitori, suo fratello un loro amico e, tanta paura di restare senza più nessuno, soli.
Davvero, c'è magia in quel film.